SoccerHouse24 - Scarpe da calcio ACE 16 e Magista Dark Lightning

A grande richiesta ripartono le interviste ai collezionisti e per il quarto episodio vi presentiamo un grande esperto del campo, l’empolese Massimiliano Ciabattini. Dal 2009 collabora con l’Empoli FC curando, in linea con l’Ufficio Marketing e Comunicazione, la creazione e lo sviluppo delle divise, nonché le iniziative ad esse correlate (come le maglie speciali coniate per i 90 anni del sodalizio empolese).

Potete visitare la sua collezione al sito thepickwickpub.altervista.org

Iniziamo da due domande classiche: da quanto tempo collezioni maglie da calcio e di quali squadre? Com’è nata questa passione?

La passione per le maglie, in senso assoluto, nasce con i Mondiali di Italia’90 (forse il primo grande evento di cui conservo memoria calcistica). Era l’epoca delle prime “raccolte punti” con le quali riuscire a portarsi a casa qualche maglia particolare da poter sfoggiare nelle partite con gli amici. E’ stato allora che ho iniziato a interessarmi alla materia e a disegnare, per puro divertimento o al massimo per il Subbuteo, le prime divise.

Collezionista di maglie match worn/issued divento nel 2005, dopo l’ingresso nel forum italiano MWSC: fino ad allora, almeno in ambito “maglie indossate”, non avevo fatto che qualche sporadica acquisizione legata prevalentemente al mondo del volley. Da quel momento in poi hanno preso il via i due principali “rami” calcistici della mia raccolta: l’Empoli, di cui vorrei portare avanti una collezione di tipo “antologico” e che rappresenta una passione personale nata con la prima partita vista al Castellani (C1 ‘92-’93, 1-0 al Como), ed il Milan, tradizione familiare, nel cui ambito mi limito ad una selezione di finali e maglie ricamate.

Quante casacche sei riuscito a raccogliere sino a oggi e qual è quella a cui tieni di più?

Fino ad oggi sono 138. Quasi tutte sono già on-line mentre le mancanti saranno inserite in occasione dell’aggiornamento estivo, quando dovrei toccare quota 150. Appuntamento quindi al 22 Giugno, data non casuale e non indifferente ai tifosi azzurri.
La maglia cui tengo maggiormente? Non posso citartene una sola perché si tratta di un ex aequo: parlo delle due mute speciali coniate per il 90° dell’Empoli. Per un tifoso già è una cosa eccezionale lavorare alla grafica della maglia della propria squadra, quando poi si tratta addirittura di collaborare ad un pezzo celebrativo l’emozione diventa difficile da tradurre in parole.

C’è una maglia particolare che stai cercando per la tua collezione?

In ambito Empoli ho ancora parecchie caselle da riempire nonostante il buon lavoro svolto finora (e soprattutto partito da zero). Difficile indicare un unico pezzo più rilevante di altri sul quale puntare in particolar modo, ma per una questione affettiva, dato che mi ricorda le prime figurine dell’Empoli attaccate su un album, posso indicare l’Adidas con le pinstripes del biennio 1983/1985. Per quanto riguarda il Milan penso invece alla bianca della finale di Coppa Campioni ‘89 contro lo Steaua, ma è chiaramente un sognare ad occhi aperti.

Hai un obiettivo per la tua collezione? Magari un piccolo museo in collaborazione con la società empolese.

L’idea del museo non mi convince del tutto: non credo che rappresenti il miglior modo di rendere fruibile la collezione ai tifosi ed agli appassionati, sia per mere questioni pratiche (organizzative ed economiche) che in considerazione delle esigenze del bacino d’utenza. Penso che più iniziative, opportunamente calendarizzate e dislocate sul territorio, possano ottenere maggior riscontro rispetto ad un’unica esposizione permanente e statica. Senza tralasciare le potenzialità del web naturalmente. Riguardo alla collaborazione con l’Empoli F.C., qualora vi sia necessità di allestire una qualche iniziativa in tema, le maglie della collezione sono disponibili con l’unico fondamentale vincolo della salvaguardia della loro integrità.

L’obiettivo personale resta infine sempre il medesimo: continuare a coltivare questo percorso di approfondimento storico, sportivo ed umano attraverso le maglie. Perché una divisa non porta con sé solo le tracce di un evento agonistico, ma richiama alla mente emozioni e ricordi nei protagonisti come nella gente comune. E’ bello riuscire a comporre questo mix di punti di vista, aneddoti e curiosità: il cerchio si chiude nel racconto di un esperienza attraverso gli occhi e le sensazioni di chi era in campo, di chi era sugli spalti e di chi magari all’altro capo del mondo attaccato a una radio in streaming. Nel limitato arco di tempo di un evento sportivo si concentrano una moltitudine di emozioni, personali o collettive, e tutte possono essere rievocate attraverso un unico strumento: una semplice maglia.

Le maglie indossate o preparate spesso finiscono nascoste in armadi o scatole. C’è chi preferisce collezionare le repliche originali per sfoggiarle giocando. Pensi sia uno spreco? 🙂

Il concetto di “spreco” dipende dal significato e dal valore che si attribuisce alle maglie in questione: c’è chi trova più soddisfazione nel custodire un pezzo di storia del proprio Club o di un proprio beniamino, e chi ha maggior piacere nello sfoggiare sul campo una maglia. Due realtà distinte e non confrontabili.

Parliamo dell’Empoli, fresco di festeggiamento dei 90 anni per i quali avete realizzato una maglia speciale. La prima divisa è azzurra, è sempre stato così?

No, si assiste ad un significativo cambio di colori a pochi mesi dalla fondazione del Club. Il sodalizio si costituisce nell’Agosto del 1920 e disputa inizialmente le proprie partite in tenuta rosso-amaranto, riportando fra l’altro con questa maglia la prima storica vittoria in un Torneo, quello di San Miniato, nel Novembre dello stesso anno.
In seguito a questo evento promettente, per ottimizzare le risorse umane e materiali sul fronte calcistico cittadino, l’Empoli F.B.C. accoglie tra le proprie file la sezione calcistica della polisportiva U.S.E. (Unione Sportiva Empolese), fino ad allora attiva concorrente nel panorama locale.
L’Empoli F.B.C. è chiamato da questo momento in poi a rappresentare calcisticamente l’intera comunità empolese, e questa consapevolezza si riflette nell’adozione dell’azzurro dello stemma cittadino come colore sociale: un’evocativa scelta di appartenenza al proprio territorio.

Ho saputo che presto scriverai degli speciali sulla storia dell’Empoli attraverso le maglie. Ci puoi anticipare qualcosa?

In collaborazione con lo staff di pianetaempoli.it è nata l’idea di utilizzare le divise dell’Empoli come “filo d’Arianna” per ripercorrere la storia del Club, abbinando all’excursus prettamente sportivo gli aneddoti o le ragioni che stanno dietro alle grafiche adottate per gli azzurri in questi 90 anni. Sarebbe bello che i lettori potessero commentare gli articoli parlando dei ricordi, sportivi e non, che li legano a quella tale maglia… ci stiamo ancora lavorando e vi terremo aggiornati in vista del debutto ufficiale.

Relativamente alla tua esperienza con la società empolese, ci puoi raccontare come nasce una maglia da calcio?

Semplificando molto, potremmo dire che nasce da un’idea grafica significativa adattata alle esigenze d’uso, a quelle di pratiche di realizzazione, ed ovviamente alle disposizioni normative vigenti in materia.
Già da queste poche righe si intuisce come non si tratti semplicemente di prendere un foglio bianco, o aprire un nuovo file, e mettersi a disegnare dando libero sfogo alla fantasia. Lo spunto iniziale è praticamente impossibile che trovi esatta realizzazione pratica senza passare da revisioni intermedie, anche perché (come lasciavo intuire poche righe sopra) il lavoro di design deve essere sottoposto a revisione, controllo ed approvazione a vari livelli.
La creatività è certamente fondamentale (una molteplicità di ipotesi di partenza sta alla base di tutto il processo), ma occorre plasmarla step-by-step cercando il compromesso pratico (scelta dei materiali in primis) in grado di valorizzarla. Non dimentichiamoci poi che le personalizzazioni sono ormai da tempo parte integrante del disegno di una maglia, meritando anch’esse un lavoro dedicato…insomma, il quadro è più articolato di quel che può sembrare vedendolo da lontano.
Certamente collaborare nello sviluppo delle varie fasi con persone competenti ed appassionate è una risorsa, oltre che una soddisfazione, ed al riguardo non potevo trovare team migliore di quello formato ad Empoli da Gianni Assirelli e Gianmarco Lupi.

Argomento spinoso, le truffe e i tarocchi. Sempre più spesso girano maglie dichiarate come indossate, ma poi si scopre che sono realizzate in casa. Cosa suggerisci a chi colleziona prima di buttare soldi per una divisa?

Semplicemente di usare un po’ di buonsenso: meglio perdere una presunta “occasione” che
1- buttare dei soldi;
2- foraggiare l’ennesimo magliettaro senza scrupoli;
3- mettersi nell’armadio qualcosa e restare perennemente col dubbio possa trattarsi di un tarocco.
Chi vive questa passione in modo sano sa che non consiste in una corsa sul tempo e senza criterio ad accaparrarsi pezzi di stoffa.
Fondamentale seguire l’ABC: informatevi sempre sulla caratteristiche della maglia che vi interessa, cercate materiale di confronto, verificate l’attendibilità del venditore, chiedete garanzie certe in caso di anomalie o problemi.

Ti è mai capitato di ricevere una maglia falsa? Come te ne sei accorto?

Sì, ed in entrambi i casi si trattava di maglie dell’Empoli. Questo fa capire come il problema dei falsi non sia assolutamente legato al blasone della squadra collezionata: cambiano magari le cifre in gioco e le quantità, ma il problema non fa distinzioni di colori sociali o rango sportivo.
Paradossalmente occuparsi di piccole squadre può addirittura comportare una maggiore difficoltà nel reperire mezzi di confronto, quindi nel verificare le peculiarità del pezzo che si vuole acquistare o scambiare.
Esattamente quel che è capitato a me nei due casi in questione. Disponevo di una documentazione fotografica parziale, che non mi permetteva di verificare in toto le caratteristiche delle divise, le ho quindi acquistate sulla base della positività di un raffronto parziale e della presunta buona fede e buona reputazione del venditore. Una volta entrato in possesso delle immagini mancanti mi sono saltate però agli occhi delle palesi anomalie: a quel punto ho rimandato indietro il tutto e, per fortuna, in entrambi i casi sono stato rimborsato.
Ribadisco quanto accennato in risposta alla domanda precedente: documentatevi sempre in modo più dettagliato possibile almeno sulle caratteristiche rilevabili a vista prima di procedere ad un acquisto, così da effettuare un controllo fotografico in via preliminare. Prevenire è meglio che curare. Un vecchio adagio che non passa mai di moda.

Cosa ne pensi del fatto che in Italia molte squadre e sponsor tecnici danno poca importanza ai pezzi di stoffa che noi tanto amiamo? E’ anche per questo che il merchandising rispetto ad altri paesi è meno forte?

Si dà poca importanza, ovvero si investe poco, quando non c’è aspettativa di ottenere sufficiente ritorno da un’operazione commerciale.
Non mi ritengo un professionista del ramo marketing, quindi il mio è un parere del tutto personale, da semplice appassionato: lungi da me qualsiasi pretesa di analisi esaustiva o proposta di soluzioni miracolose.
Io individuo tre fattori su cui riflettere:

  1. il livello medio dei prodotti, realizzati talvolta con sufficienza e/o decisamente costosi;
  2. la mancanza di una “cultura della maglia” nell’acquirente medio, qualcosa che renda percepibile il “valore aggiunto” di un prodotto originale rispetto ad un falso;
  3. la lotta “balbettante” attuata nel nostro Paese alla diffusione del falso in questo settore.

Va da sé che tutti gli attori coinvolti dovrebbero contemporaneamente recitare la propria parte per invertire quella che, a mio avviso, non si può più definire una “tendenza” quanto una “situazione acquisita”:

  1. le società sportive dovrebbero proporre articoli di buona qualità a prezzi accessibili, puntando ad incrementare l’utile attraverso l’ampliamento delle quantità vendute piuttosto che con l’aumento di prezzo delle singole unità;
  2. gli acquirenti dovrebbero divenire consapevoli del fatto che pagare un prezzo ragionevolmente maggiore porta comunque loro in dote un prodotto non paragonabile al falso, tanto più tenendo conto delle implicazioni di natura etica e legale connesse alla contraffazione;
  3. le autorità preposte dovrebbero attuare una decisa attività di contrasto al mercato dei falsi, dato che alcune situazioni (come quelle da voi segnalate) sono palesi e spudoratamente condotte alla luce del sole.

Ottimo Max, le tue risposte sono state molto precise e articolate; l’ultima domanda è a piacere, cosa vuoi aggiungere?

Aggiungo solo una nota sul sito: quello visibile ad oggi possiamo ritenerlo una “beta-version” dell’assetto definitivo che vedrà la luce, come anticipato nel corso dell’intervista, il 22 Giugno. Chi avesse poi delle maglie a me mancanti e volesse propormele, può farlo tramite il sito stesso o via e-mail.
Ringrazio PM per questo spazio e per il lavoro che svolge, unico nel panorama nostrano, allo scopo di creare e coltivare una “cultura della maglia” tra gli appassionati italiani. L’affermarsi in breve tempo, ma soprattutto con stabilità, come punto di riferimento unanimemente riconosciuto è indice della qualità del vostro lavoro. L’augurio è ovviamente quello di continuare a crescere nel solco di questi risultati positivi. Un saluto ai collezionisti che mi hanno preceduto in questa rubrica, che ho il piacere di conoscere e ai quali va la massima stima, ai “colleghi” di MWSC e a tutti gli altri che fino ad oggi mi hanno aiutato a portare avanti questo mio piccolo progetto.

Ringraziamo Max per la disponibilità, in lui traspare la vera passione per le maglie da calcio. Una persona da prendere come esempio, specie per chi ha fatto del collezionismo un secondo lavoro, talvolta vendendo casacche di dubbia provenienza. Per ammirare tutti i suoi pezzi visitate il sito thepickwickpub.altervista.org