SoccerHouse24 - Scarpe da calcio adidas e Nike

Oggi per il Venerdì Vintage parliamo di quella che può essere considerata una pietra miliare del calcio inglese e di quello europeo: l’esordio del marchio Nike, avvenuto sulle maglie del Sunderland nella stagione 1983-1984.

Maglia Sunderland 1985-1986 home

La casacca era un mix tra la classicità e la pulizia delle strisce verticali e la modernità rappresentata dal materiale sintetico e dalla scelta stilistica delle maniche completamente bianche con cucitura raglan. Il colletto a V ed i bordi anch’essi bianchi, erano rifiniti da una doppia rigatura rossa.

Maglia Nike Sunderland 1985-1986

Singolare il posizionamento dei loghi rispetto a quello che vediamo oggigiorno. Il marchio Nike in versione classica con Swoosh e lettering era posizionato sul cuore, mentre lo stemma del club (nella versione con la nave utilizzata dal 1977 al 1991) era ricamato sul lato opposto.

Sponsor Vaux maglia Sunderland 1985-86

Figurine Sunderland anni '80

Rispetto alla precedente divisa firmata Le Coq Sportif, decisamente lontana dalla tradizione dei Black Cats, venne restaurata la storica disposizione dei colori: maglia palata biancorossa, calzoncini neri e calzettoni rossi.

Chisholm divisa Nike Sunderland 1983

Lo sbarco di Nike nel mondo del calcio era avvenuto pochi anni prima, precisamente nel 1978 con la sponsorizzazione dei Portland Timbers che militavano nella NASL. Due anni dopo le squadre diventarono dieci con tante maglie dal sapore piuttosto esotico. Dalle nostre parti si dovettero attendere gli anni ’90 per assistere all’ascesa di Nike fino al quasi duopolio con Adidas.

Il Sunderland fece da apripista nel Regno Unito verosimilmente in virtù del fatto che la sede della divisione UK del marchio era basata nella contea di appartenenza della città, il Tyne and Wear.

Maglie Nike Vancouver e Portland nella NASL

Il contratto di fornitura durò per tre anni dal 1983 al 1986, in cui la maglia rimase sempre la stessa ad eccezione degli sponsor. Il primo in assoluto fu Cowies, la concessionaria di automobili del presidente Tom Cowie che rimase sulle divise per due stagioni. Nel 1985-86 fu poi rimpiazzato da Vaux.

Maglia Sunderland finale Milk Cup 1985

Il picco più alto raggiunto dal club in quel triennio fu la finale di Coppa di Lega, allora chiamata Milk Cup, disputata e persa per 1-0 contro il Norwich City nel 1984-1985. Nella stessa stagione però il club retrocesse in seconda divisione, curiosamente proprio insieme ai Canaries e allo Stoke City.

Norwich City-Sunderland finale Coppa Lega inglese 1984-85

Anche le maglie alternative rimasero invariate nel corso delle tre stagioni. Per la divisa da trasferta venne mantenuto il colore celeste introdotto in precedenza da Le Coq Sportif, abbinato in questo caso al blu navy delle maniche e alle pinstripes orizzontali sul corpo. Colletto a V e bordi delle maniche erano bianchi con doppia righina blu. La terza divisa era gialla con rifiniture blu navy.

Nel 1985-1986, allorché Vaux Brewery divenne main sponsor del club, alle due divise alternative venne abbinato il marchio Tuborg. Una strategia molto dinamica considerando che stiamo parlando di metà anni ’80.

Maglie da trasferta Sunderland Nike 1983-1986

Che ne pensate di queste divise d’esordio di Nike nel calcio inglese?

Photocredit parziale: site.classicmatchwornshirts.com

  • http://www.liberopensiero.eu Simone

    L’unico pensiero è che la maglia dei Vancouver Whitecaps farebbe ancora oggi una bella figura, anche col numero sul petto.

    • NelloStileLaForza

      Anch’io sono stato colpito dal rivedere la maglia dei Whitecaps. A mio gusto, con un emblema al posto del numero sarebbe stata superba.

  • Daniele Costantini

    Maglia dei ‘Black Cats’ abbastanza nel solco di quegli anni, pur se effettivamente le maniche bianche, per una cosiddetta “strisciata”, furono un’innovazione abbastanza audace considerando l’epoca. Le casacche della NASL, invece, le lascerei dove più meritano: nell’oblìo 😀

    Nello specifico del “vecchio” logo Nike, quello col lettering – tuttora usato in varie collezioni casual e streetwear -, fa sicuramente un po’ nostalgia, ma personalmente trovo che cozzi non poco con la disarmante aggressività del semplice swoosh. E’ inoltre interessante notare come Nike, ai suoi esordi nel calcio, si sia comportata esattamente come tante altre aziende odierne di secondo piano, ovvero inserendo il suo simbolo anche sulle maniche…

    In generale, fa comunque un certo effetto “retrodatare mentalmente” di una decade l’approdo di Nike nel calcio europeo, quando la gran parte degli appassionati associa probabilmente l’arrivo dello swoosh alle casacche di PSG e Borussia Dortmund a metà anni ’90.

    Andando un po’ fuori tema ritengo che più che il calcio, la vera “testa di ponte” di Nike per far breccia negli occhi degli sportivi europei sia stato il tennis… almeno, i miei primi ricordi dello swoosh risalgono a John McEnroe e alle sue ‘bravate’ sulla terra rossa ( http://i.imgur.com/KLkXYeD.jpg ); sempre in questo senso, fu interessante la variante del logo ideata proprio per questa disciplina negli anni ’90, quando lo swoosh venne inserito all’interno di una colorata stilizzazione aerea di un campo da tennis ( http://the-tennis-freaks.com/wp-content/uploads/2011/06/sampras-trophies-stolenjpg-431816002101da5a.jpg ).

    • LORENZO 70

      e’ nata prima la manica monocolore della nike o quella dell’adidas (pur con le tre strisce) per le maglie palate?

    • ciguy

      In realtà mi pare che anche aziende di primissimo piano (adidas e puma su tutte) mettano il proprio logo sulle maniche.
      Curioso come ci si dimentichi molto spesso di queste, e il pensiero va sempre sui brand più piccoli.

      • Daniele Costantini

        Stavamo parlando di Nike, che da questo punto di vista è oggi l’azienda più “pulita” in fatto di marchi sulle proprie maglie, col solo swossh sul petto.

        Riguardo ad adidas e Puma (e ci metto anche Umbro, più che altro per la storia che si porta dietro), ho già espresso in passato il mio parere: la presenza di simboli lungo spalle e maniche, personalmente, non mi fa impazzire, ma è innegabile che le stripes, il felino e il diamante hanno un impatto decisamente minore rispetto a quelli di altri brand meno famosi – vedi i nostrani Macron, Givova, Legea, ecc… (Kappa, per fortuna, vedo che negli ultimi tempi si sta allineando al panorama europeo, rigettando i famigerati “kapponi” che segnarono l’ultimo decennio).

        Detto questo, ora mi rinfaccerai: ma delle stripes adidas, tutto si può dire tranne che non siano “invadenti”… 😀 …in parte, forse è così e, come ho già detto, ne farei volentieri a meno. Tuttavia, alla fine, le vedo come un elemento “di stile” e non come un vero marchio (quale, alla fin fine è): in soldoni, la differenza tra la maglia del Real Madrid, con le discrete stripes lungo le maniche, e quella ad es. del Chievo, con quelle enormi “caselle con crocette” che non ho ancora capito cosa mi stanno a significare ( 😀 ), per me è palese. E sia chiaro che per me le divise clivensi, ogni anno, sono quasi sempre tra le migliori della Serie A…

        Inoltre, si può anche trovare il modo di far “convivere” esigenze pubblicitarie ed eleganza, come ad es. fece Umbro sulle divise inglesi approntate per Italia ’90, col diamante trasformato in un bordomanica decisamente d’impatto ( http://wordonroad.net/wp-content/uploads/2014/10/9-WF-1990-16.jpg ).

        Insomma, eviterei di far di tutta l’erba un fascio poiché il differente approccio alla “visibilità” tra aziende di primo piano e marchi minori è, spesso, abbastanza lampante.

  • Franz

    Non sono per nulla un amante di Nike, almeno parlando di maglie da calcio, ma davvero da elogiare sono la pulizia e la discrezione del logo. Lo swoosh e’ un marchio semplice ma azzeccatissimo e il fatto che non ci siano lettering ne’ altre zozzure sulle spalle o quant’altro va riconosciuto come merito per Nike. Poi le maglie restano per la maggior parte un obbrobrio, ma questa e’ un’altra storia… 😉

  • http://chrilore13.wix.com/torto13 Torto #13

    Parto col dire che sapevo che lo sbarco di Nike nel calcio europeo avvenne nel 1983 col Sunderland, questo perché fu un argomento che trattai nella mia tesi. Detto ciò le divise erano abbastanza “moderne” (cuciture e cura di bordo maniche e colletto) per l’epoca, ma allo stesso tempo pulite. Sul fatto del posizionamento dei loghi invertiti che dire, all’epoca capitava; ma anche l’Udinese nel 2002/03 con Le Coq Sportif aveva il simbolo dello sponsor tecnico sul cuore e lo stemma del club sulla destra.
    Relativamente alle maglie del soccer USA invece mi sono sempre sembrate un po’ troppo colorate e fantasy. Una cosa che non mi ha mai convinto sono i nomi delle squadre sul petto.

    • Tux

      fa tutto parte della loro cultura sportiva, non per nulla c’è un oceano tra noi e loro. io ad esempio non riesco a farmi piacere il loro uso di nicknames al plurale per le loro squadre: da noi c’è il Milan o il Real Madrid o il Sunderland (poi eventualmente “i Diavoli” anche se in realtà è “il Diavolo”, “le merengues”, i “black cats”), da loro non c’è il New York ma i Metrostars (o i Giants nel baseball), non c’è il Baltimora nel football americano ma i Ravens, e via così.
      Mi piace pochissimo questa usanza.
      In Europa la si ritrova solo in poche squadre per lo più scozzesi (mi vengono in mente Rangers, Hearts e Hibernians), credo.

  • http://www.marcellinux.it Marcello Cannarsa

    Minimale e semplice, quando ritornerà la Nike a fare maglie del genere?

  • Swan

    L’esordio europeo di Nike con il Sunderland fu positivo, la maglia creata per i Black Cats fu gradevole ed al passo con i tempi (in Italia sarebbe stata una maglia futuristica visto che spadroneggiavano ancora le maglie NR in lanetta).
    Belli anche i pantaloncini con la banda rossa bordata di bianco, peccato fossero imbarazzanti in quanto inguinali, ma il trend dell’epoca era quello.
    Di massima ho quasi sempre apprezzato lo stile di Nike dal suo ingresso nel mondo del calcio fino ad una decina di anni fa, recentemente non mi entusiasma più, troppo generalizzato e basico salvo qualche eccezione.

  • Vittorio

    Non ho mai amato nike per la sua spregiudicatezza e tracotanza aziendale. Spesso le sue scelte tradivano il paese dove era nata: l’america. Il calcio è storia e gli americani ne hanno pochina. Bell’articolo. Mi ha rinfrescato memorie sopite. Anch’io non ricordavo la divisa del Subderland. Spesso quando la sponsorizzazione tecnica era sulla destra voleva dire che il simbolo della società calcistica era cucito dai magazzinieri. In pratica è molto probabile che la nike abbia fornito la muta senza simbolo societario. Anche l’adidas in Italia lo faceva con squadre come Ascoli, Udinese etc ma siccome adidas sapeva quello che faceva metteva il fiore a destra. All’epoca del modello Sunderland si producevano maglie molto in linea col la moda di quel paese perciò questo, a parer mio, non si distaccava molto dallo stile British: colletti smacchinati a V bordini a fondo manica e maniche con taglio raglan. trovo invece molto interessante il confronto nel medesimo periodo storico tra i prodotti forniti alla Nasl rispetto all’antica Europa. Questo era il calcio che mi piaceva. Rivordo le divise dei Toronto Blizzard e cosmos, stupende e diversissime com’anche le dibise della lega Brasiliana. Oggi tutto uguale, noioso e piatto come piace tanto a Nike e alla Globalizzazione.

    • NelloStileLaForza

      Concordo con Vittorio.
      NY Cosmos titolari di divise splendide, certo non di gusto europeo ma pur sempre splendide.
      E, restando nella NASL, non dimenticherei il completo “ignorantissimo” dei Fort Lauderdale Strikers di Teofilo Cubillas
      http://goo.gl/zgP3NA

      • NelloStileLaForza

        A proposito dell’ignoranza delle divise, ecco Best con la scritta “Strikers” che cade a pezzi…
        http://goo.gl/fXUyWI

    • Mr.74

      Concordo in toto, e su nike la penso esattamente come te, credo che è l’unico brand di cui non acquisterei mai una maglia da calcio… nemmeno se me la regalassero.

  • mosca

    Non le conoscevo.

    Iniziò col dire che c’è una semplicita abbinata alla cura che rende paradossale il fatto che paino più moderne di molte Nike di oggi.
    Certamente lo sono per immediata riconoscibilità.

    Poi ovviamente stiamo parlando del neolitico, dove curare un prodotto era simbiotico con tradizione e dove la maglia era un icona per la quale i brand lavoravano e non il contrario.

    Sul logo invertito, beh vi dirò che verso Damasco venni folgorato dalla Nr a Napoli e da altri che adottavano questa inversione, fiNo ad Udine, qualche anno fa.
    Io l’ho sempre trovata una soluzione davvero interessante.
    Non una conditio ma un’alternativa comunque sempre dinamica.
    Senza fermarmi al romanzo Del posizionamento sul cuore o mielate varie.

  • Mr.74

    Ora che do un’occhiata, devo dire che queste maglie mi sembrano molto simili a quelle umbro e admiral dell’epoca, anche se forse i tessuti utilizzati da nike sembrano peggiori, ad occhio. Comunque template discreto, per come la vedo io dalla sponsorizzazione del Dortmund in poi, nike ha cominciato a sfornare(salvo rare eccezioni)soltanto pessimi lavori, e il fondo l’ha toccato con le recenti forniture di kit basic, anonimi e minimalisti.

  • Testomonial Adidas

    Niente da fare.Nike sempre un passo avanti rispetto ad Adidas…..