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Continua il racconto del mitico campionato europeo svoltosi in Inghilterra nel 1996. Dopo la cronaca dei gruppi A e B oggi tocca ai restanti gruppi C e D che comprendevano anche l’Italia guidata da Arrigo Sacchi.

GIRONE C

GERMANIA

La Germania agli Europei del 1996

La Germania si presenta ad Euro ’96, come al solito, tra le favorite. I tedeschi hanno vinto il trofeo nel 1972 e nel 1980 e nell’ultima edizione hanno perso la finalissima con la sorprendente Danimarca. A guidarli c’è sempre Berti Vogts, che è succeduto a Franz Beckenbauer all’indomani del Mondiale del 1990. Usa ’94 è stato deludente in termini di risultato ma il girone di qualificazione (lo stesso della Bulgaria) è stato condotto con la solita sicurezza. Una marcia trionfale: 8 vittorie, 1 pareggio ed 1 sconfitta il 7 giugno del 1995 a Sofia.

I 22 che arrivano in Inghilterra sono di assoluta qualità. La porta vede Andreas Köpke titolare mentre Oliver Kahn è il dodicesimo. Reck del Werder Brema è il terzo portiere. Vogts punta su Matthias Sammer per guidare il pacchetto difensivo, coadiuvato dal rude Jürgen Kohler, da Thomas Helmer, da Stefan Reuter sulla destra. Markus Babbel puntella la terza linea mentre René Schneider è un’alternativa di lusso. Il centrocampo può contare sulle sgroppate del futuro milanista Christian Ziege (spesso impiegato come tornante), sull’equilibrio di Dieter Eilts e sulla classe di Thomas Hässler ed Andreas Möller. Occhio all’emergente Mehmet Scholl. In panchina gente come Mario Basler, Thomas Strunz e Jens Todt. Il reparto offensivo poggia sull’esperienza e i gol di Jürgen Klinsmann, nominato capitano da Vogts. Al suo fianco Fredi Bobic e Oliver Bierhoff, più staccato Stefan Kuntz che sarà comunque decisivo.

Thomas Hassler Euro96

Inutile dire che la Germania si affida ad Adidas, binomio storico ed indissolubile. Il brand tedesco lavora su due template già in uso nella competizione, riempendoli di particolari. La divisa home è tradizionalmente bianca con un pattern traslucido tono su tono che riporta allo stemma della federazione. Il colletto è una variante dello stile ‘coreano’: bordi col tricolore della bandiera nazionale, presente nel lembo chiuso da due bottoncini. Stripes nere sulle spalle, lettering ‘adidas’ sotto il colletto e stemma nazionale racchiuso in un importante scudo nero sovrastato da tre stelle, ognuna con uno dei colori della bandiera teutonica. La numerazione non è centrale ma trova posto sulla sinistra con un font molto elegante. Bordi manica sono tricolori, pantaloncini neri con laccetti tricolori e stripes bianche, calzettoni bianchi.

Polonia-Germania 1996

Il kit away della Germania nel 1996, mai usato agli Europei

La divisa away utilizza il template già visto per la Romania, la Francia e che vedremo più avanti per la Turchia. Divisa color verde acqua con lo stesso pattern traslucido. Disegno delle stripes che partono dai fianchi e convergono verso l’esterno manica in bianco. Colletto con inserti in maglieria neri con il tricolore tedesco. Lettering adidas in bianco, stemma a sinistra. Pantaloncini bianchi e calzettoni verde acqua, questo kit non è mai stato usato durante la competizione.

REPUBBLICA CECA

La formazione della Repubblica Ceca a Euro 1996

Primo appuntamento della storia per la Repubblica Ceca, intesa come nazionale singola, dopo la parentesi Boemia (ad inizio secolo) e la storica Cecoslovacchia (vincitrice dell’Europeo del 1976 grazie al rigore a cucchiaio di Panenka). L’allenatore è Dusan Uhrin, tecnico esperto e navigato. Il girone di qualificazione fa intravedere già le qualità del gruppo ceco, giovane ma ostico da affrontare. La nazionale di Praga si qualifica come prima del raggruppamento spedendo la quotatissima Olanda a giocarsi lo spareggio con l’Irlanda (negli scontri diretti: 0-0 a Rotterdam e clamoroso 3-1 a Praga). Uhrin dà fiducia al gruppo che ha vinto il raggruppamento.

Esultanza Repubblica Ceca Europei 1996

In porta Petr Kouba titolare davanti al compianto Pavel Srnicek. Il terzo è Maier. La difesa titolare vede il capitano Miroslav Kadlec, il libero Jan Suchoparek e Michal Hornak, che si gioca il posto con Lubos Kubik. Karel Rada è la riserva. A centrocampo quantità e qualità. Il numero 4 lo veste un giovane Pavel Nedved, sulle fasce Jiri Nemec insieme a Radoslav Latal. Martin Frydek fa il raccordo con l’attacco assieme al talentuoso Patrik Berger. Bejbl e Nemecek garantiscono ulteriore equilibrio dalla panchina. In attacco Karel Poborsky e Pavel Kuka. La freschezza di Vladimir Smicer permette ad Uhrin di avere un jolly importante. L’esperienza di Drulak e Milan Kerbr è a disposizione dalla panchina.

Pavel Nedved in Italia-Repubblica Ceca 1996

La ventata di freschezza della Repubblica Ceca ben si sposa con il kit proposto da Puma, sulla base di quello già visto per la Bulgaria di Stoichkov. La divisa home è di un rosso acceso. Sulle spalle la banda con le zigrinature bianche e rosse bordate da una vistosa striscia blu. Il colletto è a polo in blu. Lo stemma nazionale all’altezza del cuore con il lettering ‘Puma’ dalla parte opposta. Il font dei numeri è lo stesso della Bulgaria ed è bianco. Pantaloncini bianchi con la stessa fantasia delle spalle sui fianchi. Calzettoni blu. La maglia away propone lo stesso identico template. Il colore dominante è il bianco (maglia, pantaloncini e calzettoni) colletto a polo blu, fantasia zigrinata sulle spalle in bianco e in rosso bordata di blu. Lettering ‘Puma’ sempre in blu e font per nomi e numeri in nero.

ITALIA

Formazione Italia Europei 1996 vs Russia

L’Italia di Arrigo Sacchi viene dalla delusione atroce della finale Mondiale di Usa ’94 persa ai calci di rigore. Gli Azzurri non giocano un Europeo dal 1988, avendo mancato la qualificazione a quello del 1992. Nella fase di qualificazione continua a latitare il bel gioco e la partenza con il pareggio in Slovenia costa, di fatto, il primo posto nel girone. L’Italia ne vince 7, ne pareggia un’altra e perde in casa con la Croazia, a Palermo il 16 novembre 1994. I ‘Vatreni’ arrivano dunque primi ma Sacchi riesce comunque a staccare il pass per l’Inghilterra.

Rispetto al gruppo del 1994 ci sono tanti cambiamenti. Uno tra tutti: non c’è più Roberto Baggio, reduce da un’annata difficoltosa nonostante lo scudetto vinto col Milan di Fabio Capello. In porta Angelo Peruzzi è il titolare, Francesco Toldo e Luca Bucci completano il reparto. Nella difesa a quattro dell’‘Arrigo’ i titolari sono Luigi Apolloni e Alessandro Costacurta, coadiuvati dai due terzini Paolo Maldini (capitano) e Fabio Mussi. A disposizione Amedeo Carboni, il giovane Alessandro Nesta e Moreno Torricelli. In mediana la certezza di Sacchi è la coppia di centrocampisti composta dal regista Demetrio Albertini e dal cursore Roberto Di Matteo. Sull’out di sinistra si crea il dualismo tra Alessandro Del Piero e Roberto Donadoni. A destra invece parte Angelo Di Livio che sarà poi sostituito in corso d’opera da Diego Fuser. Dino Baggio è più di una valida alternativa mentre Fabio Rossitto è la riserva. In attacco non c’è ‘Pinturicchio’ (destinato da Sacchi alla fascia) ma si alternano Pierluigi Casiraghi, Fabrizio Ravanelli, Gianfranco Zola ed Enrico Chiesa.

Casiraghi, Fuser, Albertini, Europei 1996

All’indomani di Usa ’94, l’Italia si è affidata a Nike, colosso sportivo statunitense intenzionato a far sul serio nel calcio che conta. Il kit che propone (privo del ‘baffo’ per volere della Figc) è fortemente innovativo e fa discutere. La divisa home è azzurra. Il colletto è a polo con bordi dorati e due inserti in maglieria bianca ed oro. Bordi manica bianchi ed oro, font di numeri e nome in bianco bordato di oro. La divisa presenta all’altezza del fondoschiena la scritta ‘Italia’, una scelta che farà rumore. Pantaloncini bianchi, calzettoni azzurri con rifiniture bianche e dorate.

Maglie Italia Europei 1996 Nike

La divisa away (mai usata nel torneo) è tradizionalmente bianca con il colletto azzurro e gli inserti in maglieria azzurri ed oro, così come il bordo delle maniche. Pantaloncini bianchi e calzettoni bianchi con rifiniture blu ed oro.

RUSSIA

Primo Europeo in assoluto per la Russia dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica. Nel 1992 infatti aveva partecipato la Nazionale della Csi (Comunità degli Stati Indipendenti) mentre ad Usa ’94 c’era stato l’esordio ad una manifestazione importante della selezione di Mosca (avventura terminata alla fase a gironi).

Russia-Italia euro 1996

Sulla panchina c’è Oleg Romantsev, che ha preso il posto di Pavel Sadyrin. Il girone di qualificazione è stato condotto in maniera egregia con 8 vittorie e 2 pareggi. Scozia, Grecia, Finlandia, Far Oer e San Marino non costituivano certo ostacoli insormontabili. Il gruppo che si presenta in Inghilterra dovrà fare i conti con un girone di ferro ma può disporre di tanto talento e probabilmente della generazione migliore post-sovietica. In porta Stanislav Cherchesov e Dimitri Kharine si giocano il posto in dualismo che vede escluso Sergei Ovchinnikov. Qualità in tutti i reparti. In difesa è intoccabile il capitano Viktor Onopko insieme ad Omari Tetradze, Yuri Nikiforov e Yuri Kovtun. Prima alternativa Evgeni Bushmanov mentre Gorlukovich è più indietro nelle gerarchie.

A centrocampo l’imbarazzo della scelta: Andrei Kanchelskis, dinamico stantuffo di fascia. La qualità di palleggio di Valeri Karpin e di Aleksandr Mostovoi unite a quelle del compianto Ilya Tsymbalar a presidiare la corsia di sinistra. Vladislav Radimov garantisce equilibrio e sostanza. In panchina elementi di assoluta qualità: il genio di Igor Shalimov, la grinta di Igor Yanovski, le incursioni di Dmitri Khokhlov e il piede felpato di Igor Dobrovolski. In attacco l’inamovibile Igor Kolyvanov, aiutato a gara in corso da Sergei Kiryakov, Igor Simuntekov (altra conoscenza italiana) e Vladimir Beschastnykh.

Seconda maglia Russia 1996

Così come ad Usa ’94, la Russia viene accompagnata in Inghilterra dal colosso Reebok, pezzo unico nel panorama del torneo. La Nazionale ex sovietica cerca ancora un modello iconico e il brand britannico propone un lavoro molto pulito anche se ricco di dettagli. La maglia home è bianca con una trama traslucida che riporta lo stemma della federazione. Il colletto è a polo bianco con bordi blu e rossi e con due inserti in maglieria blu, rossi e bianchi. Lo stemma Reebok è laterale, dalla parte opposte del logo della federazione. Il font è rosso e posizionato centralmente. I pantaloncini sono blu con rifiniture bianche, i calzettoni rossi con finiture biancoblu.

La divisa away presenta un template identico. Il colore dominante è il rosso con finiture blu e bianche (colore dello stemma Reebok e del numero di maglia). Pantaloncini bianchi con finiture rosse, calzettoni rossi con finiture bianche e blu.

SVOLGIMENTO: PARTITE E RACCONTO

La Germania è la squadra vicecampione in carica ed è chiaramente una delle favorite. La partita che inaugura il gruppo C ne è la conferma. All’ ‘Old Trafford’ di Manchester infatti i tedeschi vincono 2-0 con la cenerentola Repubblica Ceca, decisive le marcature di Ziege e di Möller a cavallo della mezz’ora del primo tempo. Due giorni più tardi a Liverpool, sponda ‘Anfield’, l’Italia di Arrigo Sacchi risponde presente non senza qualche timore. Casiraghi si dimostra bomber implacabile contro la Russia, approfittando di due giocate illuminanti di Di Livio e Zola. Nel mezzo il pareggio di Tsymbalar che lascia intravedere qualche crepa.

Le incertezze vengono a galla in maniera micidiale tre giorni più tardi, sempre a Liverpool. Il turnover imposto da Sacchi lascia qualche perplessità: Nedved segna in avvio. Chiesa pareggia poco dopo ma il cartellino rosso comminato ad Apolloni e il vantaggio di Bejbl complicano il cammino degli Azzurri. A gonfie vele la Germania di Berti Vogts che a Manchester chiude la pratica ‘passaggio del turno’ vincendo 3-0 con la Russia, eliminandola. In rete Sammer e Klinsmann che realizza una bella doppietta. Italia e Germania si trovano ad ‘Old Trafford’ per la terza partita con umore opposto. Gli Azzurri devono vincere, i tedeschi hanno la mente libera. La nazionale di Sacchi gioca una buona partita ma è sfortunata. Nel primo tempo Köpke ipnotizza Zola dal dischetto. Nemmeno l’espulsione di Strunz riuscirà a cambiare il risultato che rimane sullo 0-0, eliminando l’Italia, anche perché la Repubblica Ceca riesce a pareggiare 3-3 con la Russia all’88’, in una partita poco adatta ai deboli di cuore. Il gol di Smicer suona la campana: a lutto per gli Azzurri, di festa per i cechi.

GIRONE D

PORTOGALLO

Formazione Portogallo Euro 1996

Nonostante l’estrema qualità dei giovani emergenti, il Portogallo manca la qualificazione ad Usa ’94 e il posto di commissario tecnico viene affidato ad Antonio Oliveira, che sostituisce Nelo Vingada ‘dirottato’ alle giovanili. I lusitani sono una squadra piena di talento e non hanno problemi a qualificarsi all’Europeo, vincendo il raggruppamento con Irlanda, Irlanda del Nord, Austria, Lettonia e Liechtenstein.

Nei 22 tanti volti noti. In porta non ci sono dubbi: Vitor Baia difende i pali, Castro e Rui Correia sono le riserve. In difesa la ‘garra’ di Fernando Couto, che milita nel Parma. Con lui il futuro juventino Dimas, Helder Cristovao e Carlos Secretario insieme a Paulo Madeira. La manovra passa dai piedi sapienti di Paulo Sousa, fresco campione d’Europa con la Juventus. Il 10 è l’elegante Rui Costa. Paulinho Santos è il mediano insieme ad Oceano, Luis Figo un trequartista spostato sull’out. Le alternative si chiamano José Tavares e Vitor Paneira. In attacco i due Pinto: Joao e Ricardo Sà, intoccabili rispetto a Domingos Pacienca, Folha, Cadete, Barbosa e Porfirio che comunque permettono a Oliveira di avere molta scelta per il ruolo di centravanti, un evento eccezionale per la recente storia lusitana.

Rui Costa, Portogallo, Europei 1996

Il grande ritorno del Portogallo sulla scena internazionale (la partecipazione all’Europeo mancava dal 1984) viene accompagnato da Olympic, brand unico nel panorama delle 16 squadre partecipanti. La divisa home è tradizionalmente rossa con una banda verde che parte dalle maniche ed attraversa le spalle. Il colletto è a polo, molto stretto in verde e rosso con un rombo blu alla base dentro il quale è raffigurato il tradizionale scudo di Alfonso Henriques, figura che trova spazio nella trama della divisa in tono su tono dalla parte opposto dove è cucito lo stemma nazionale. Il font è nero e molto vistoso, pantaloncini verdi con bordo rosso. Calzettoni rossi.

Seconda maglia Portogallo 1996 Olimpiadi

La seconda maglia del Portogallo usata alle Olimpiadi 1996

La divisa away ha lo stesso template. Il colore dominante è il bianco e sulle maniche la banda è rossa. Il colletto è identico. Numeri in rosso. Pantaloncini bianchi con bordo rosso, calzettoni bianchi.

CROAZIA

Altra novità assoluta dell’Europeo: la Croazia. Nazionale nata nel 1991 dopo l’indipendenza dalla Jugoslavia e quindi alla prima competizione della propria storia. Il commissario tecnico è Miroslav Blazevic, figura carismatica del calcio locale.

Prosinecki, maglia Croazia Euro 1996

Nel girone di qualificazione, i ‘Vatreni’ incrociano i quarti con l’Italia di Arrigo Sacchi, relegandola al secondo posto in virtù della miglior differenza reti. Gli scontri diretti? 2-1 per la selezione di Blazevic in Italia e 1-1 a Spalato: mica male come biglietto da visita per quella che è di fatto una matricola terribile. I 22 che arrivano in Inghilterra, infatti, comprendono nomi che fanno della Croazia una outsider di lusso. Il portiere titolare è l’esperto Drazen Ladic, dietro di lui Marjan Mrmic e Tonci Gabric. Il reparto arretrato può contare sul carisma di Slaven Bilic, sull’esperienza di Igor Stimac e Nikola Jerkan e sull’equilibrio di Robert Jarni. Importanti risorse la freschezza di Dario Simic, la capacità di arretrare di Zvonimir Soldo. Riserve Dubravko Pavlicic ed Elvis Brajkovic.

A centrocampo dominano genio e la sregolatezza. Il numero 10 (e capitano) è il milanista Zvonimir Boban, trequartista sopraffino. I suoi scudieri sono Aljosa Asanovic, numero 7 che svaria sulla fascia ma che ha i piedi del fantasista. Il numero 8 è Robert Prosinecki, talento allo stato puro ma genio incostante. Mario Stanic rappresenta una sorta di attaccante aggiunto spostato sulla corsia laterale. Soldo e Nikola Jurcevic sono importanti pedine da usare a partita iniziata, due dighe davanti alla difesa. Mladen Mladenovic invece ha più estro. In attacco l’istinto del gol e l’eleganza di Davor Suker unite alla potenza raffinata di Alen Boksic. L’ ‘italiano’ (gioca nel Padova) Goran Vlaovic è uno dei giovani più interessanti mentre Igor Pamic e Igor Cvitanovic sono le riserve.

Boban e Jurcevic, seconda maglia Croazia 1996

La prima volta della Croazia viene accompagna dalla italiana Lotto. I ‘Vatreni’ si presentano all’Europa intera con la loro iconica (e insolita) divisa a scacchi, che richiama lo stemma nazionale presente anche nella bandiera. La divisa home, dunque, è a sacchi bianchi e rossi con un colletto a polo bianco bordato di blu e rosso. La maglia ha un motivo traslucido che richiama lo stemma della federazione che è cucito all’altezza del cuore. Dalla parte opposta è presente il marchio ‘Lotto’ in blu, così come in blu è il font di numeri e nomi. I pantaloncini sono bianchi, con profili blu sui fianchi e rossi alla fine. Calzettoni interamente blu.

La maglia away è bianca con una fascia a scacchi sulla parte alta (da manica a manica) racchiusa in un evidente bordo blu. Le altre finiture (collo, fantasia traslucida) sono uguali a quelle della divisa home, così come i pantaloncini. I calzettoni sono, invece, interamente bianchi.

DANIMARCA

Danimarca-Croazia Europei 1996

In tutta Europa c’è grande curiosità circa la Danimarca che, a sorpresa, è la squadra che difende il titolo dopo il trionfo in Svezia del 1992. Il commissario tecnico è sempre Richard Moller Nielsen che, nel frattempo, ha vinto anche la Coppa Re Fahd del 1995, l’antenata della Confederations Cup. Il girone di qualificazione vede la ‘Danish Dynamite’ qualificarsi comodamente come seconda, staccata però dalla Spagna che negli scontri diretti vince in casa (3-0) e pareggia in trasferta.

I 22 che arrivano in Inghilterra formano un gruppo affidabile che promette battaglia. Il portiere, manco a dirlo, è Peter Schmeichel, numero uno del Manchester United. Lars Hogh e Soren Andersen le riserve. Moller Nielsen gioca molto in difesa contando sulle ripartenze. Il pacchetto arretrato è condotto da Michael Schjonberg affiancato da Jes Hogh e Claus Thomsen. Sugli esterni Thomas Helveg e Marc Rieper. Le alternative? Jacob Laursen, Lars Olsen, Torben Piechnik e Jens Risager. A centrocampo intoccabile lo ‘scudo’ Brian Steen Nielsen così come il capitano e numero 10, il sublime Michael Laudrup che torna in Nazionale dopo i dissidi che gli avevano fatto perdere il trionfo di 4 anni prima. In mezzo le sortite dell’altro Nielsen, Allan, oppure la maggiore fantasia di Henrik Larsen o di Kim Vilfort, veterano ed eroe di Euro ‘92. Stig Tofting ‘ringhia’ dalla panchina. In attacco l’altro Laudrup, lo scattante Brian affiancato da Erik Bo Andersen oppure da Mikkel Beck. Soren Andersen completa il gruppo.

Danimarca kit away 1996

Negli anni 90 la certezza stilistica della Danimarca si chiama Hummel, brand storicamente legato alla selezione nordica. Rispetto al kit del 1992, quello del 1996 è meno spigoloso e più morbido. La divisa home è tradizionalmente rossa, con maniche e retro collo in bianco. Proprio sulle maniche sono presenti le ‘frecce’ Hummel, in rosso, presenti anche tono su tono traslucido sul corpo della maglia. Colletto a polo rosso da cui partono due profili neri con finiture grigie. Lo stesso profilo che borda la parte alta dei pantaloncini (che sono bianchi), che riportano le frecce Hummel in rosso sui lati. Calzettoni rossi. La seconda maglia è identica alla prima come template ma il colore dominante è il bianco. Colletto e frecce sono in rosso, è presente il profilo nero-grigio. Pantaloncini bianchi e calzettoni bianchi. Il font, come al solito, è molto particolare: bianco nella prima maglia, rosso nella seconda.

TURCHIA

La Turchia a Euro 1996

La più grande sorpresa di Euro 96, almeno ai nastri di partenza, è senza dubbio la Turchia di Fatih Terim. La nazionale mediorientale è una e vera e propria novità: all’esordio nel massimo torneo continentale, ha alle spalle l’eliminazione al primo turno nel Mondiale del 1954 e quattro partecipazioni all’Olimpiade (l’ultima nel 1948). Lo stupore è ancora superiore se si pensa che la Turchia si qualifica come seconda dietro alla Svizzera ma davanti alla Svezia reduce dalla medaglia di bronzo ad Usa ’94 e grande assente della manifestazione. Decisivo il 2-1 di Istanbul del 29 marzo 1995 mentre il 2-2 del 15 novembre serve solo come rimpianto agli scandinavi.

Il gruppo dei 22 turchi che sbarca in Inghilterra è composto da giocatori che giocano interamente in patria. Il portiere è l’eccentrico Rustu Recber. Le riserve sono Adnan Erkan e Sanver Goymen. Terim in difesa non rinuncia ad Alpay Ozalan, affiancato da Ogun Temizkanoglu. Recep Cetin e Vedat Inceefe completano un reparto che viene a volte puntellato con Rahim Zafer e Bulent Korkmaz. Tugay Kerimoglu è il fulcro di una mediana con diverse soluzioni: il piede raffinato del capitano Oguz Cetin, la velocità di Abdullah Ercan, la fantasia di Sergen Yalcin e il fosforo di Tolunay Kafkas. In prima linea c’è l’intoccabile Hakan Sukur, bomber principe di Terim. Al suo fianco si alternano Hami Mandirali, Tayfun Korkut, Arif Erdem, Orhan Cikirikci e Saffet Sancakli. Poco spazio per Faruk Yigit.

Turchia seconda maglia Euro 1996 adidas

La Turchia sceglie Adidas, anche se il brand tedesco rielabora un template già visto addosso ad altre nazionali. La prima maglia è rossa, con la grande mezzaluna turca al centro racchiusa da un cerchio. Le ‘stripes’ sono nella versione già vista: partono dai fianchi per convergere verso l’esterno delle maniche e sono bianche. Colletto con inserti in maglieria bianchi, rossi e grigi. Lettering ‘Adidas’ in nero, numero in bianco. Pantaloncini rossi con fascia laterale bianca, calzettoni rossi.

La seconda maglia è bianca e riprende un template utilizzato dall’Irlanda durante il Mondiale del 1994. Colletto a polo rosso e tre strisce rosse larghe che sfumano verso il bianco all’altezza dello stemma nazionale, spostato sul cuore. Pantaloncini bianchi con ‘stripes’ rosse sui lati e calzettoni bianchi.

SVOLGIMENTO: PARTITE E RACCONTO

Gruppo D che si disputa tra Sheffield e Nottingham. Partono i campioni in carica della Danimarca che a ‘Hillsborough’ sfidano il talentuoso Portogallo. Si vede subito che non è più la ‘Danish Dynamite’ di 4 anni prima. Brian Laudrup riesce comunque a trovare il vantaggio con una bella giocata al 22’. Il calo scandinavo coincide con la grande esuberanza dei lusitani che pareggiano al 53’ con Sa Pinto che sfrutta una grande giocata di Folha sulla fascia. A Sheffield il ballo delle debuttanti: la Croazia contro la Turchia. I balcanici mettono le cose in chiaro sfoderando un concentrato di classe e fisicità che fa paura. La gara la risolve Vlaovic dalla panchina al minuto 86.

La Nazionale di Blazevic conferma le prime impressioni a Sheffield contro la Danimarca, costretta ad abdicare. La dinamite non è ‘danish’ ma è a scacchi biancorossi: Suker (doppietta) e Boban fissano il 3-0 finale. Qualche difficoltà in più per il Portogallo due giorni prima, ma con la Turchia finisce comunque in trionfo. Ai lusitani basta un tiro al volo di Fernando Couto per portare a casa i tre punti. La Nazionale di Antonio Oliveira si prende anche il primo posto approfittando della cronica discontinuità del talento slavo. Tre a zero con le firme illustri di Figo e Joao Pinto e quella meno nobile di Domingos Paciencia. Medesimo risultato anche tra Danimarca e Turchia. Michael Laudrup e compagni lasciano la coppa in Inghilterra. Il congedo arriva con onore grazie a Brian Laudrup e Nielsen. Per la Turchia un impatto terrificante con una manifestazione di rilievo.

<<< 1ª puntata: La storia di Euro 1996 – Gruppi A e B

>>> 3ª puntata: La storia di Euro 1996 – Fase finale

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