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Il Pitti Uomo ha ospitato la presentazione delle nuove maglie del Giro d’Italia 2015, nello splendido scenario della Fortezza da Basso a Firenze.

Ad accompagnare le quattro maglie dei leader della “Corsa Rosa” c’era Cristina Chiabotto, la madrina dell’edizione numero 98 che partirà con la cronometro di Sanremo il 9 maggio per terminare a Milano il 31.

La Chiabotto con le maglie del Giro d'Italia 2015

Le nuove maglie, rosa, azzurra, rossa e bianca, sono interamente made in Italy, disegnate da Lebole e prodotte da Santini Maglificio Sportivo, azienda che nel 2015 festeggia i 50 anni di attività.

“Essere fornitore di Rcs Sport e del Giro d’Italia è per la nostra azienda non solo una piacevole consuetudine, ma un’opportunità in più per sottolineare lo spirito Made in Italy della nostra partnership” – sottolinea Monica Santini, amministratore delegato della ditta bergamasca“in particolare per chi come noi ha scelto di mantenere la produzione in Italia, elemento particolarmente apprezzato dai consumatori esteri che ricercano capi di qualità”.

Maglie Giro d'Italia 2015

Ogni maglia è sponsorizzata da un marchio differente, Balocco per la rosa della Classifica Generale, Banca Mediolanum per l’azzurra del Gran Premio della Montagna, Algida per la rossa della Classifica a Punti ed Eurospin per la bianca della Classifica Giovani.

Tutte sono realizzate in poliestere molto leggero con dettagli in tessuto elasticizzato su schiena e tasche e una zip “invisibile”. Le maniche presentano dei micro punti in silicone interni con effetto grippante, sul bordo sono raffigurati un metro da sartoria e il motto “Fight for pink”.

Maniche maglia Rosa Giro d'Italia 2015

“Ho avuto la possibilità di avvicinarmi al Giro d’Italia lo scorso anno, e ho scoperto che vive grazie anche a un senso profondo che solo lo sport può regalare. Sono felicissima di essere la madrina di quest’anno e di poter pedalare insieme a tutti i grandi del ciclismo e a tutti voi”, ha dichiarato Cristina Chiabotto durante la cerimonia.

Come di consueto, Santini proporrà agli appassionati una specifica linea dedicata al Giro con maglia, calzoncino e accessori, più tre maglie rappresentative di altrettante tappe della corsa che verranno comunicate in seguito.

Vi convince la nuova collezione per il Giro d’Italia 2015?

  • rudiger

    Ce lo vedete Fausto Coppi con scritto “Fight for pink” sulla manica?

    • Daniele Costantini

      …credo che Coppi avrebbe dato un braccio per una maglia con scritto “Fight for pink” sulla manica, ma pesante la metà (se non più) dei vecchi ‘maglioni’ firmati Legnano e Bianchi 😀

      • rudiger

        Ė il solito discorso: non pesa la metà perché c’è scritto fight for pink. Una cosa è il progresso, un’altra il cattivo gusto.
        Credo che se qualcuno avesse detto a Coppi: “fight for pink”, lui lo avrebbe mandato a cagher.

        • Daniele Costantini

          Sarà un mio problema, pazienza, ma non riesco a percepire tutto questo “cattivo gusto” nell’inserire lo slogan del Giro sul bordino della manica. E, in generale, neanche nell’adottare uno slogan con cui farsi promozione, in qualsiasi lingua esso sia.

          Sopra questa maglia rosa, trovo che davvero di cattivo gusto la grande patch nera di Santini (che, beninteso, produce dell’abbigliamento di ottimo livello… ma in quanto a logo!)

        • rudiger

          Allora perché non tradurre anche “Giro d’Italia” con “Tour of Italy”? Forse perché il “giro” è un “brand” già noto in tutto il mondo anche se scritto in una lingua morta? Come ha fatto a diventarlo se è tanto incomprensibile? Le Giro lo chiamano spesso in Francia, come noi chiamiamo il Tour… tour.
          Ferrari è un successo mondiale anche perché “suona” italiano. Se a suo tempo avessero tradotto il marchio in Blacksmiths, sarebbe stato non solo ridicolo ma anche controproducente.
          Non faccio una malattia della scritta, però uno dei nostri punti forti all’estero è l’unicità, l’eleganza, il vecchio stile, quel “profumo” di anni ’50 e ’60 che evochiamo anche nel contadino dell’Iowa che non sa niente di Coppi e Bartali. Se rinunciamo a questo per rincorrere economie e culture diverse non sono certo che non ce ne pentiremmo.
          La cosa che mi da più fastidio dello slogan non è la frase in se, che non è pessima, ma il ragionamento che c’è dietro: mercati, economie, target… le solite menate da MBA. Mi da anche fastidio che i primi destinatari di un nostro vanto debbano sempre essere altri: i consumatori asiatici per le maglie rosse dell’Inter (se è vera quella voce), i turisti per il nuovo stemma della Roma, i telespettatori tedeschi o inglesi per questa maglia. Noi italiani dovremmo prima impegnarci per noi stessi, produrre belle cose che piacciano a noi, i consumatori stranieri seguiranno proprio perché intuiranno questo carattere peculiare delle nostre realizzazioni.
          Con questo non dico che bisogna ritornare alle maglie di lana, ma l’alternativa non può essere produrre un’utilitaria Ferrari perché venderebbe di più rispetto a una Testarossa. Fight for pink lo metti nella pagina pubblicitaria che pubblichi sul Times, nello spot dell’eurovisione, oppure sul sito in inglese della corsa; sulla maglia ci scrivi “Conquista il rosa”, o meglio: niente.
          Pareri personali ovviamente.

        • http://www.studiotaag.com Angus

          Rudiger su una cosa hai immensamente ragione: Noi Italiani dobbiamo realizzare prodotti che piacciano prima di tutto a noi, perchè in quanto a stile vinciamo sia in salita che in volata che a cronometro.
          Su una cosa a mio parere eccedi: Non è un claim in inglese dimensione 10×2 cm a rendere questa maglia meno accattivante.

        • rudiger

          @Angus
          Sono d’accordo, infatti non ho scritto che la maglia è rovinata dalla scritta. Però, per me, è un elemento fastidioso, inutile e vagamente risibile. D’altronde ce l’hanno messo per farlo notare… ecco, lo stiamo notando.

        • http://www.studiotaag.com Angus

          Hai ragione, l’abbiamo notato, ma è chiaramente colpa tua! 😉

        • rudiger

          @Angus
          Se vogliamo dirla tutta la colpa è chiaramente di PM che ha messo in evidenza la foto del dettaglio per fomentare la discussione 🙂

        • Matteo Perri

          Veramente puntavo sulla manica con il metro da sarto per fare “caciara”, immagino sia un riferimento a Lebole. Ho cannato lato!

        • Daniele Costantini

          @rudiger, potremmo discutere all’infinito sulla differenza (che c’è) tra “marchio” (‘Giro’) e “payoff” (‘Fight for Pink’)…

          ‘Giro’ è forse una delle poche parole italiane note agli appassionati di tutto il mondo a due ruote, che in oltre un secolo di storia si è creato una forza tutta sua. Ma per comunicare il resto di quel che “gira” intorno al Giro – e piaccia o no, oggi tutto è comunicazione – devi attingere a una lingua che sia comprensibile, velocemente e facilmente, a tutto il pianeta. E tra le tante, l’italiano non c’è.

          ‘Fight for Pink’, per quanto non sia (a titolo personale) questo capolavoro d’inventiva, in Sudafrica o in Giappone – i due territori dove il ciclismo è oggi più in espansione – è sicuramente più assimilabile rispetto a un ‘Lotta per il (la) Rosa’. Affrontando la cosa in senso più ampio, è un po’ lo stesso motivo per cui adidas si firma ‘is all in’ piuttosto che ‘ist alles in’ 😀 e potrei fare centinaia di altri esempi… come la stessa Ferrari (forse la parola italiana più famosa al mondo dopo pizza), ormai tra i simboli più luminosi dell’arte, della bellezza e della creatività del bel paese, ma che per promuovere le sue iniziative (social network, lo stesso parco atema, ecc..) agli occhi del pianeta, sfrutta il nome ‘Ferrari World’ e non un ‘Mondo Ferrari’.

          Per come la vedo io, non c’entra difendere la nostra lingua o la nostra identità: cose sacrosante e per cui sono in prima fila, ma che in questo caso trovo un po’ fuori contesto. Per me, è questione di non rinchiudersi nel nostro orticello, in una sorta di splendido isolamento, pretendendo che siano sempre gli altri a venirci a cercare, a doverci capire…

          Come ha ben detto Angus, tra i vari problemi che si possono soggettivamente individuare in questa maglia, io non riesco proprio a inserire quel piccolo claim in inglese.

        • Gianluca

          Propongo un minuto di applausi per il secondo post di rudiger. Aggiungo: in Nord America (e non solo) ci sono tonnellate di prodotti o marchi che scimmiottano l’italiano perchè vende un casino, andate in uno Starbuck e vedrete; oppure grattacieli che si chiamano “il giardino” o “orizzonte” etc.. e poi non ditemi che scrivere _fight for pink_ sulla maglietta aumenta i telespettatori o gli acquirenti della stessa…

        • rudiger

          Puntualizzo: non sostengo che i promotori, i pubblicitari, i fund raiser del giro parlino solo italiano. Ci mancherebbe. E non dico neanche che sulla porta della sala stampa non ci debba essere scritto press room. Ma sulla maglia rosa non ci deve essere una frase inglese di dubbio appeal (anzi, fascino) come su quella della nazionale non ci voglio scritto “the sky blu team”.
          Gli slogan devono restare nell’ambito della pubblicità. I simboli sono tali finché restano “sacri”, quando diventano prodotti fanno la fine dei prodotti: scadono.

        • hangingjudge

          L’intera discussione è interessante… io trovo molto strano per esempio che Milan e Inter nei loro post in inglese su twitter si “autotraducano” Black & Red/Blue quando “Rossoneri” o “Nerazzurri” viene sistematicamente pronunciato in Italiano dai telecronisti anglofoni in ogni partita (esattamente come noi diciamo “Reds” per il Liverpool)… Per me un autogol a livello di comunicazione

        • Franz

          Ho appena finito il mio minuto di applausi per il secondo post di rudiger!!!

      • http://www.studiotaag.com Angus

        Io avrei messo un payoff in italiano solo nel caso questo fosse facilmente comprensibile, riconoscibile e ripetibile in tutto il mondo, magari con un “Giro d’Italia – Mamma mia!” 😀
        Se ci pensiamo avevamo un bel payoff qualche anno fa “La corsa più bella del mondo nel paese più bello del mondo”, ma per quanto questo fosse azzeccato è facilmente intuibile la sua prolissità, caratteristica tipica della nostra lingua, ragione per la quale la nostra canzone fatichi ad essere esportata.

  • Mr.74

    Non sono ne un esperto, ne particolarmente appassionato di ciclismo, ma la “rosa” ha decisamente un fascino assoluto ed immutabile, che credo nessuna altra maglia del leader possa vantare in altre prestigiose competizioni. Questa maglia inoltre è anche particolarmente figa! Naturalmente l’impatto degli sponsor al pari di quanto avviene nel calcio, è abbastanza deturpante.

  • elkunazzurro

    Giro D’Italia…e slogan in inglese …

    • Daniele Costantini

      Con tutto l’amore che si può avere verso il nostro splendido idioma, l’italiano rimane una lingua che si parla da Lampedusa a Chiasso. E basta.

      Se si vuol portare il Giro ai livelli di ‘evento globale’ qual è il Tour – e negli ultimi anni, la direzione che sta prendendo l’organizzazione mi pare proprio questa -, devi giocoforza attingere a quelle poche lingue parlate in tutto il mondo. E l’italiano non è tra queste. Spiace constatarlo, ma è così.

      • rudiger

        Peccato che il Tour, come il Roland Garros e in generale le manifestazioni sportive francesi, siano baluardi della lingua francese contro l’inglese imperante.

        • Daniele Costantini

          Cerco di non dilungarmi troppo, e di rientrare il più presto possibile dall’off-topic. Aldilà dell’ormai noto patriottismo francese, rimane il fatto che nel corso dei secoli l’Impero Coloniale Francese – e aggiungiamoci anche il piccolo contributo di quello Olandese – ha esportato ‘Le français’ nelle Americhe, in gran parte dell’Africa, nelle più sperdute zone dell’Asia… senza dimenticare la sua proliferazione – quasi “napoleonica” in giro per l’Europa.

          Non sarà l’inglese, ma il francese rimane ancora oggi un idioma comunemente parlato e compreso da buona parte della popolazione del pianeta; l’italiano, è gia tanto se lo rammenta qualche settantenne etiope che subì l’aggressione italica… Se ti rivolgi in francese a 10 persone prese a caso ai quattro angoli del globo, stai certo che almeno 5 ti risponderanno; se fai lo stesso con l’italiano, al massimo sentirai ‘ciao’, ‘pizza’ e ‘mandolino’, forse ‘Ferrari’.

          Questo che per dire è davvero riduttivo pensare alle manifestazioni sportive transalpine come “baluardo” della lingua nazionale… quando in realtà il francese è una delle lingue più note del pianeta. Troppo semplice ridurre il tutto a una questione di sciovinismo (che pure, è inutile negarlo, c’è): i francesi possono permettersi tanto amor proprio vero il loro idioma (anche) per delle precise ragioni storiche. Quelle che mancano all’italiano.

        • Swan

          Daniele ha fatto una giusta disamina, nulla da eccepire.
          Aggiungo che ho avuto modo di constatare come molti dei figli degli immigrati italiani all’estero non abbia interesse ad apprendere la lingua madre dei propri genitori, purtroppo considerata inutile.

        • rudiger

          Quindi i francesi scrivono in tv “péloton”, “jeu decicif” e “Grand Chelem” (ai limiti della burla questo) per i telespettatori senegalesi e per i vecchi vietnamiti che si ricordano la lingua coloniale. Secondo me lo farebbero anche se il francese fosse rimasto solo nel villaggio di Asterix.

        • rudiger

          @swan
          Chi di noi non ha fatto sorridere una ragazza straniera parlandole italiano? Non la definirei lingua inutile 🙂

        • GIGIO

          Veramente è gia da qualche anno che le grafiche del Roland Garros non sono più in francese, ma in inglese. E, di conseguenza, i vari “jeu decisif” ed “egalitè” hanno lasciato spazio ai più canonici “tie-break” e “deuce”

        • rudiger

          Davvero? Quando seguivo il tennis era un dibattito aperto e i francesi difendevano queste che per altri erano forzature eccessive. Se hanno cambiato evidentemente anche da quelle parti cominciano a fare troppi MBA 🙂
          Scherzi a parte il discorso di fondo è che se fai il vino buono, non lo annacqui per venderne di più. Se lo fai alla fine non è più vino buono, e il vino annacquato lo sanno fare tutti.

        • Geeno Lateeno

          …. verrà mai quel dì in cui i francesi scriveranno “Combatti per il giallo” sulla manica del leader del Tour? Mah….:)

        • Daniele Costantini

          @rudiger, permettimelo, un po’ capziosa la tua breve replica… per come la vedo io, i francesi scrivono in TV “péloton”, “jeu decicif” e “Grand Chelem” per due semplici ragioni:

          1) uno melenso sciovinismo, è indubbio;
          2) perché, piaccia o no, il francese rimane una lingua parlata in una quarantina di stati del pianeta, e compresa dal triplo.

          Semplificando, loro se lo possono permettere, unendo il patriottismo alla facilità di comprensione agli occhi del mondo; facilità rispetto a tante altre lingue. Quello che non possono permettersi il Giro e l’italiano.

          Come sempre, potremmo discutere all’infinito e rimanere al punto di partenza… 😀

      • Gianluca

        Un appunto: qui non si tratta di una conferenza; cioè, non è che si deve imparare l’italiano e parlarlo, quindi anche se l’appassionato di Osaka non sa cosa vuol dire _combatti per il rosa_ non desisterà dal vedere le tappe.
        Aggiungo che i figli degli immigrati italiani non parlano la lingua perché non gliela hanno insegnata (parlo del Nord America in particolare), fondamentalmente per due ragioni: 1. i genitori il più delle volte l’italiano lo conoscevano pochissimo (parlavano le varie lingue locali, veneto, calabrese…) 2. era più facile l’integrazione (in tempi in cui parlare altre lingue per strada era mal visto, motivo per il quale ci sono molti figli di cinesi, tedeschi, indiani etc… che non parlano altro che l’inglese). Gli italiani emigrati negli ultimi anni, invece, parlano italiano coi figli, e tra l’altro è lingua fondamentale se vuoi fare il cantante d’opera 🙂

        • Franz

          Per me ci sono un paio di post di rudiger da applausi anche qui!!!

  • Daniele Costantini

    Rispetto alle più recenti edizioni del Giro, stavolta trovo le varie maglie molto più ‘classiche’ – o per dirla in altra maniera, meno originali e, forse, più banali.

    Tuttavia, ciò conferisce alle casacche un aspetto in qualche modo più sobrio e, specialmente nel caso del simbolo del primato, da l’idea di una ‘vera’ maglia rosa, anzi ‘tutta’ rosa. Come non si vedeva da tempo.

    Libere da altri orpelli, e quasi monocromatiche, vederle così fa davvero un bell’effetto. Una filosofia ‘less is better’ che, per un anno, ci può stare 😉

    • http://www.studiotaag.com Angus

      Le maglie non son brutte. Il problema più che grafico (per quanto mantenga ancora delle riserve sull’utilità della grafica del metro sartoriale sulla manica) è legato al modello. Se l’accorgimento della zip nascosta è certamente buono, il resto della maglia per mio gusto personale non risulta avere un proprio carattere. Non mi pare nè essenziale, qualcuno dice ‘pettinata’, nè innovativa nelle soluzioni. Ma qui forse mi spingo oltre al mio campo di competenza.

  • Swan

    Mah, la maglia rosa ha sempre il suo fascino e mi piace il fatto che ultimamente ci sia la tendenza di donarle uno stile più classico.
    La sua realizzazione però non mi convince, troppe scritte inutili e mal posizionate; incomprensibile poi, ai miei occhi, il metro da sarto sulla manica.
    Riguardo alle altre maglie considero quella bianca, sia al Giro che al Tour, una maglia neutra su cui c’è poco da dire.
    Le maglie rossa ed azzurra non le sopporto, il fatto di aver dismesso la ciclamino e la verde è stato secondo me un sacrilegio: come se al Tour cambiassero la maglia a pois con una a tinta unita.

    • http://www.studiotaag.com Angus

      Assolutamente d’acordo con te! Io ho nitido il ricordo di Pantani in Maglia Verde andare a prendersi la Rosa in compagnia di Beppe ‘Turbo’ Guerini, ma anche Mariano Piccoli, e ora vedere quel blu ordinato dallo sponsor diciamo che mi turba. 🙂 Medesimo discorso vale per la rossa, capisco Algida offra una sponsorizzazione molto forte, ma se metteva il logo rosso sulla Maglia Bianca non credo ribaltato la propria politica, anzi!

    • http://www.liberopensiero.eu Simone

      Su questo sono pienamente d’accordo. La maglia verde era un simbolo, la maglia ciclamino forse un po’ meno, ma erano LE maglie.

      • Franz

        Non sono completamente d’accordo. Non conosco la storia delle maglie del Giro (non so quindi se la maglia del Gran Premio della Montagna sia sempre stata verde), ma il ciclismo, a differenza di altri sport, e’ da molto tempo strettamente collegato agli sponsor.
        In questo senso sono d’accordo con voi nel riconoscere il valore delle tradizioni, ma visto che si parla di ciclismo, tutto sommato ci puo’ stare un cambio di colori dovuto a nuove sponsorizzazioni.
        D’altra parte la maglia rosa e’ rosa non perche’ sia un bel colore…!

    • Franz

      Non sono completamente d’accordo. Non conosco la storia delle maglie del Giro (non so quindi se la maglia del Gran Premio della Montagna sia sempre stata verde), ma il ciclismo, a differenza di altri sport, e’ da molto tempo strettamente collegato agli sponsor.
      In questo senso sono d’accordo con voi nel riconoscere il valore delle tradizioni, ma visto che si parla di ciclismo, tutto sommato ci puo’ stare un cambio di colori dovuto a nuove sponsorizzazioni.
      D’altra parte la maglia rosa e’ rosa non perche’ sia un bel colore…!

      • http://www.studiotaag.com Angus

        Dici una cosa giusta facendo riferimento all’importanza degli sponsor nel mondo del ciclismo, ma a parer mio un buon ufficio marketing deve riuscire a trovare gli sponsor adatti per ogni spazio, ad esempio con la maglia verde tutti gli sponsor legati al green sarebbero azzeccatissimi anche visto il campo di battaglia di questa disciplina. Mediolanum poteva andare comodamente sulle maglie dei giovani, con allusioni agli investimenti sul futuro.
        Penso che il cambiamento del verde possa essere legato anche al legame di questo colore con la classifica a punti del Tour, quindi forse hanno scelto di rendere più identificabili i corridori che la indossano.

        • Franz

          Discorso condivisibile sugli uffici marketing.
          D’altra parte credo che la maglia del GP della montagna sia tra le tre di gran lunga la piu’ appetibile per gli sponsor.
          Della bianca non se ne frega quasi nessuno. La classifica a punti fa scena solo se c’e’ un Cipollini o un Petacchi che la indossa, a mio parere

  • Mr.74

    D’accordissimo con la crociata a difesa della lingua italiana, visto che moltissimi termini …e cretinerie varie di derivazione angloamericana …sono entrate nel linguaggio comune, almeno laddove possibile(se non necessario ed indispensabile) cerchiamo di difendere le nostre tradizioni, la nostra cultura e soprattutto la nostra LINGUA!

    • GIGIO

      Per me è molto più assurda la deriva ispanica che ha preso il linguaggio comune tra “triplete” (tripletta è troppo brutto da dire?), “estirada” e “remuntada”

  • http://www.studiotaag.com Angus

    Pongo un problema generale: Si parla di Lingua Italiana, si pretende il suo utilizzo al fine di promuovere il Made In Italy e la qualità dei nostri prodotti, poi si ignora in toto EXPO2015, l’evento che con tutte le pecche palesate da moltissime delle persone che ci ronzano attorno (il riferimento è alle mosche) ho la certezza che riporterà i nostri prodotti ai vertici delle classifiche mondiali, allora perchè non mettere un chiaro riferimento sulle maglie? C’è da dire che fino all’ultimo pareva che addirittura Milano non figurasse nel percorso del Giro, quindi probabilmente non tutti la vedono come me…
    Aggiungo, col rischio di uscire troppo dal seminato, che è vero che i Francesi utilizzano la loro lingua in ogni ambito della comunicazione del Tour, però noi prima che pensare a scrivere Gruppo invece di Peloton dovremmo pensare a realizzare un prodotto televisivo di maggiore qualità, con una regia più curata e a mio parere anche un disegno delle tappe che permetta maggiore visibilità alla bellezza dei nostri paesaggi e delle città d’arte. Non so quanti eventi sportivi potrebbero permettersi di terminare in Piazza del Campo, sotto il Colosseo o in Piazza Unità d’Italia.

  • claudio

    continuo a non capire perchè hanno tolto il verde che era il colore perfetto per il leader della montagna

    • Matteo Perri

      Apri il sito di Banca Mediolanum e scoprirai la risposta 😉

  • Nicholas

    2 simboli della Nike, fatti come al mercatino, racchiudono lo slogan…

  • Franz

    Una maglia rosa e’ una maglia rosa, e’ una maglia rosa, e’ una maglia rosa…!

    • http://www.studiotaag.com Angus

      Mi pare molto riduttivo. Poi non tutto piace a tutti, ma dal tono del colore alle finiture ogni dettaglio nel 2015 va obbligatoriamente curato. A parer mio in questa maglia dimostriamo un certo ritardo a livello di commercializzazione del brand, cosa che ad oggi ci lascia dietro al Tour.

      • Franz

        Il mio era un riferimento a una poesia di Gertrute Stein, che recita “Rose is a rose is a rose is a rose”.
        Il significato sta nell’essenzialita’ di certe cose, dei simboli. La maglia rosa e’ “la” maglia rosa prima di tutto perche’ e’ “una” maglia rosa.
        Niente metri da sarta, niente fight for pink.
        Una maglia rosa!

        • http://www.studiotaag.com Angus

          Non avevo colto, chiedo venia. Sull’essenzialità sono totalmente d’accordo con te, ma c’è da curare anche il ‘formato’ e questa non è nè essenziale nè un bel modello.

  • NelloStileLaForza

    Sarò breve: il bordo-manica con il metro da sarto è sconcertante, lo slogan in inglese una “provincialata”, il logo di Santini – che produce capi eccellenti – indegno di una casa del suo livello.
    Detto questo, è pur sempre una riconoscibile e potente maglia rosa.
    (Se sembrasse poco, chiedere alla gloriosa maglia verde della montagna, sacrificata sull’altare degli sponsor…)

  • ciobi1984

    Tutti a parlare di slogan e cavolate annesse (vedi metro da sartoria). Nessuno che protesta per lo scempio della maglia blu per il leader della montagna, che sino a 2 anni fa era (e sarà sempre nei nostri ricordi) verde. Quando Pantani prese la rosa nel 1998 lo fece attaccando in maglia verde e dominando su ogni vetta. Per non parlare dell’altrettanto mitica maglia ciclamino della classifica a Punti, di cui Cipollini a casa ne ha una scorta ingente… detto ciò, maglie abbastanza tradizionali, pur se Balocco rosso sulla rosa non c’azzecca granché (ricordate Esta Thè)?…

    • Matteo Perri

      Ho protestato in prima persona lo scorso anno sulle pagine del Giro, ma sapevo che sarebbe stata una causa persa 🙁