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Come avevamo anticipato nel pezzo sulle nuove maglie del Bolton, la Macron è la prima azienda italiana a dare il proprio nome ad un impianto sportivo internazionale.

Di recente è stato inaugurato il Macron Stadium con una serata di gala aperta da quattro violiniste sulle note di Requiem for a Dream. Lo stesso fino ad oggi era sponsorizzato da Reebok.

Il Macron Stadium a Bolton

Uno stadio all’avanguardia da 28.000 posti che ospita la sede, gli uffici e lo store ufficiale dei Trotters, un hotel con camere a vista sul terreno di gioco, ristoranti e numerosi spazi dove vengono organizzati eventi che attirano costantemente tifosi e famiglie, pronte a trascorrere una giornata all’insegna dello sport e del divertimento.

Il tutto con quel tocco di italianità creato dall’azienda bolognese in collaborazione con il club.

Lo stadio del Bolton griffato Macron

Il giorno dopo l’evento di gala è andata in scena la prima gara ufficiale dell’era Macron, il cui contratto sarà valido fino al 2018 con un’opzione per altri quattro anni. A sfidare la squadra locale c’erano gli olandesi del Vitesse, anche loro sponsorizzati dal brand di Crespellano.

Il Bolton è sceso in campo indossando entrambe le divise ufficiali 2014-2015 tra primo e secondo tempo, ma a prevalere sono stati gli ospiti grazie al gol su punizione di Marko Vejinovic.

Amichevole Bolton-Vitesse 2014

Davvero entusiasta l’amministratore delegato di Macron Gianluca Pavanello, che in un’intervista al Corriere dello Sport ha parlato apertamente dell’arretratezza del calcio italiano rispetto all’Inghilterra, paese fondamentale per la crescita del marchio. Macron, infatti, veste anche l’Aston Villa, il Crystal Palace, il Leeds di Cellino e il Millwall, in attesa di altre sponsorizzazioni.

Se nel 2005 il fatturato proveniva interamente dall’Italia, ora il 70% deriva dall’estero. Dati che devono far riflettere in un paese ancorato al calcio che fu, incapace di progredire e incredibilmente in dubbio se mettere a capo della Figc un personaggio inadeguato per modi e comportamenti.

I risultati di Macron danno lustro all’Italia e dimostrano che serietà e impegno possono portare grandi soddisfazioni.

  • Swan

    Quando lessi della notizia del nuovo naming dello stadio del Bolton fu una gradita sorpresa.
    Il fatto che un’azienda italiana abbia fatto breccia nel calcio inglese credo sia un fatto notevole e dimostra nel caso di Macron che qualità e dedizione sono la strada giusta da seguire.
    Qualità e dedizione sono anche delle componenti che i club inglesi applicano riguardo ai servizi per i propri tifosi come merchandising, ticketing ed appunto allo stadio in generale.
    Andare allo stadio in Inghilterra è un piacere, in Italia è un cieco atto di fede da parte dei tifosi; paragonare gli stadi inglesi a quelli italiani è come paragonare una Jaguar ad una Fiat 127.
    Dice bene l’A.D. di Macron, purtroppo l’arretratezza del calcio italiano è globale, un’azienda come la loro fa bene ad investire nei club inglesi, ed esteri in generale, per avere un adeguato ritorno economico che in Italia non potrà mai avere. La realtà è sotto gli occhi di tutti.

  • mosca

    Chapeau!!
    Da Crespellano a Bolton saltando Bologna e tutta l’Italia..
    Una notizia notevole, in cui si sprecano i complimenti per macron ma che allo stesso tempo evidenzia il baratro che separa Inghilterra ed Italia.

    Non che il Dall’Ara debba cambiare nome ma in un paese all’avanguardia una partnership “casalinga” sarebbe suonata davvero importante.

    Ma appunto, sarebbe.

    • GIGIO

      Peraltro il Dall’Ara nel 2001 venne rinominato “Arena Stream” in occasione della sponsorizzazione da parte dell’emittente satellitare (antenata, con Tele+, dell’attuale Sky).
      Diciamo che i bolognesi non la presero benissimo, per usare un eufemismo…

      • mosca

        nei seggiolini dei distinti c’è ancora la testimonianza di quello scrittone orrendo..

  • F093

    Questo articolo fa ancora più riflettere sulla situazione del nostro sistema calcio Italia.
    Stadi insicuri e fatiscenti pronti ad ospitare tifoserie violente e spesso padrone degli stessi risultati.
    Scandali scommesse, rilascio passaporti itaGliani e corruzioni varie accompagnano fallimenti societari di squadre dal passato glorioso. Risultati internazionali imbarazzanti a tutti i livelli. Vivai abbandonati e riempiti di stranieri. Merchandaising & marketing a livello primordiale. Giocatori schiavi del dio denaro e non della passione sportiva. Diritti TV che impongono orari, partite e priorità. Una struttura federale “gestita” dagli stessi personaggi che si abbuffarono di scandali già con i Mondiali del 1990…

    ….ma la soluzione a tutto questo ci sarebbe: mettere un altro sponsor sulla maglia! 🙁

    F093
    old style

  • rudiger

    Il problema della costeruzione di stadi adeguati è una cosa. Il fatto che un’azienda possa sponsorizzare il nome di uno stadio è un’altra. Non conosco i dettagli ma non credo che Macron abbia avuto parte nell’edificazione dell’impianto, che richiede capitali ben più importanti di una sponsorizzazione. Credo che se un’azienda proponesse a una qualunque squadra italiana di pagare 10-20 milioni per il naming del suo stadio ben poche rifiuterebbero. Il problema è che i club non sono proprietari degli impianti, da noi. Quando i presidenti si accontenteranno di comprare un terreno destinato a impianto sportivo, costruirci un impianto a norma, con dentro giusto la sede, la club house, il negozio e il bar, senza il centro commerciale o venti palazzine intorno, allora vedremo anche da noi questi stadi col naming. Non mi sembra un gran segno di civiltà comunque. Civiltà sarebbe stadi comodi, sicuri e soprattutto “ben frequentati”.

    • Daniele Costantini

      L’impianto è quello noto fino a ieri come ‘Reebok Stadium’, inaugurato dal Bolton nel 1997; era l’ultimo baluardo della Reebok che fu nel mondo del calcio, dopo che l’attuale proprietà adidas (dal 2006) ha oggi dirottato il marchio esclusivamente su moda sportiva, fitness e affini.

      Quella di Macron è una pura operazione di naming rights, come tante se ne vedono all’estero.

  • WhiteBlue

    Nell’articolo a parte una frase

  • Mr74

    Non per essere polemico, ma vorrei invitare Pavanello a riflettere sul fatto che il macron stadium non molto tempo fa era il reebok stadium …….tanto per capire anche se molto alla larga di cosa stiamo parlando, e soprattutto, l’Italia sta inguaiata anche calcisticamente…..non tanto perché in Italia non c’è un macron stadium…….quanto perché(tra mille altri problemi…..) in Italia ci sono stadi fatiscenti…pessimi, non funzionali etc…etc…un bagno di realismo e umiltà…..poi parliamo anche di tutte le sofisticazioni e le suggestioni del marketing…..

  • dinamite

    Dal mio punto di vista la Macron ha fatto una buona operazione di marketing,ma ricordiamoci che parliamo del Bolton ( un Atalanta,o Cagliari qualsiasi in Italia ), non del Chelsea o del Manchester Utd.

    Comunque non è dando i nomi agli stadi che cambi il calcio.

    In Italia, non c’è stata,e non ci sarà mai la voglia di cambiare veramente le cose,troppi interessi,troppe speculazioni, solo la Juve ha realmente investito nello stadio,ma la Juve economicamente è un altro pianeta risppetto alle altre di A,B E LEGA PRO.

    Nel 2014 a Cagliari è stato costruito uno stadio in Ferro,dentro al fatiscente Sant’Elia, dove ancora aspettano il via libera per i 12.000 posti,rendiamoci conto.

    Troppi giocatori arrivati dall’estero,poco lavoro sui vivai, pochi talenti Italiani, purtroppo qui non è un lavoro o qualcosa che risolvi in 10-11 anni, qui si tratta di azzerare completamente tutto, e ricominciare da CAPO a 360°, per competere davvero con gli altri,forse ci vorrà una generazione.

  • MEFISTO

    Nel 1994 (VENTI anni fa) a Reggio Emilia fu inaugurato uno stadio da 26.000 posti, molto “all’inglese”, con strutture all’avanguardia (ricordo i metal detector in ogni entrata, le televisioni nelle panchine, nessuna barriera tra campo e gradinate curve escluse e addirittura stazione ferroviaria “dedicata”) di proprietà della società di calcio (la Reggiana) e con naming rights per 10 anni (mi pare), difatti si chiamava Giglio (società agro-alimentare di Reggio Emilia).

    Da allora il nulla più assoluto fino allo J Stadium.
    Speriamo di non dover aspettare altrettanto per il prossimo…

  • rudiger

    Mi sembra esagerato. Ultimamente si fa un po’ troppo catastrofismo. Il calcio italiano non sarà quello degli anni ’90 (e meno male per certi versi) ma non è neanche di serie B. Abbiamo fatto l’ultima finale degli europei (che equivalgono ai mondiali sul piano tecnico) solo due anni fa e l’Inter ha vinto la Champions’ quattro anni fa. Per fare due esempi, la Francia non vince in coppa da decenni e l’avanzatissima Inghilterra ha una nazionale che ha vinto l’ultima volta in bianco e nero.
    Non dico che va tutto bene ma i risultati sportivi non dipendono dal seggiolino di plastica colorato o dal fatto che ci sia il museo del club dentro lo stadio. Il naufragio a Brasile 2014 è una sconfitta sportiva, non un dramma epocale. Bastavano giocatori più in palla e un allenatore più lucido per andare avanti. In un paese di 60 milioni di abitanti è impossibile che manchino i talenti. Bisogna solo trovarli e metterli bene in campo. E comunque ci sono gli avversari. Se però ci diamo l’alibi che “finché non c’è lo stadio con le lucine non vinceremo più”… non vinceremo più.

    • rudiger

      Questo post è in risposta a dinamite, e più in generale a chi vede solo nelle sponsorizzazioni la strada della vittoria sportiva.

      • dinamite

        Forse non mi sono spiegato bene, io volevo semplicemente dire, che il campionato italiano è indietro anni luce rispetto a quello inglese,e tra poco anche quello tedesco sarà piu’ interessante del nostro,basta guardare la cessione di Immobile al Borussia, (Immobile uno dei maggiori prospetti nazionali) nessuna italiana ha avuto possibilità di comprarlo.

        Questo perchè, perchè in Italia non ci sono soldi, e Ci sono si investono male, e senza fare dei veri e propri progetti a lungo termine.

        Guarda le migliori d’europa, il Bayern,Chelsea,Arsenal,Liverpool,Manchester,Barcellona,Borussia,Real Madrid ecc. hanno tutti stadi di proprietà, e sono tutte superiori alle squadre italiane, la Juve è stata l’ultima in ordine di tempo, e infatti in champions fa pena, non può assolutamente competere con questi squadroni.

        Ma anche squadre medio/piccole con stadi di proprietà,penso al Tottenham,all’Amburgo, all’Everton, hanno tutte maggiori disponibilità economiche delle pari livello italiane, come Fiorentina,Lazio,Sampdoria,Udinese….

        La nazionale,è un altro discorso,li va messa mano sui vivai, andrebbero adottate regole rigide sull’ingresso degli stranieri per squadra,ci dev’èessere un limite di 4-5 unità massimo.

        Ormai la strada per reggere il passo con i grandi campionati europei, è avere stadi di proprietà, che portano introiti.

    • Swan

      Purtroppo la situazione del calcio italiano è pessima sotto tutti i punti di vista.
      A livello finanziario credo che piaccia o no gli stadi con le lucine servirebbero a tutti i club. Basti vedere la diversa affluenza di pubblico che c’era tra il Delle Alpi e lo J Stadium.
      Avere stadi accoglienti che offrono vari servizi ai tifosi, non solo durante le partite, penso porti dei buoni ritorni economici ai club e darebbe modo ai tifosi di sentirsi più attratti e coinvolti. Attualmente troppi stadi italiani hanno lo stesso fascino di una vecchia fabbrica e l’accoglienza di un carcere.
      A livello tecnico la serieA è nettamente dietro a Premier, Bundesliga e Liga. Il campionato è pieno di stranieri inutili che vengono acquistati non per le loro doti tecniche ma in quanto meno dispendiosi rispetto a giocatori italiani di pari livello. I giovani italiani vagano tra serie B e C tra prestiti vari e spesso finiscono nel dimenticatoio. Quei pochi che riescono a risalire dopo anni e mettersi in luce vengono considerati le nuove speranze del calcio, poi alla prova dei fatti si rivelano inadeguati (Cerci, Immobile).
      Il gap tra club italiani e stranieri continuerà a dilatarsi per mancanze tecniche, economiche, organizzative, per una mentalità arretrata dove ci si focalizza su beghe di cortile per ottenere qualche briciola in più a scapito del club rivale.
      Credo che il calcio italiano dovrebbe avere l’umiltà, il buonsenso ed il coraggio di intraprendere un certo tipo si strada che è decisamente in salita ma necessaria per un rinnovamento ed un miglioramento generale ma, visto chi stanno mettendo a capo di questo sistema, sarà l’ennesima occasione persa con svariate polemiche che ne seguiranno.
      Si continuerà a vivere di ricordi e glorificare giocatori senza talento.

    • rudiger

      @ dinamite e swan
      Bella discussione. In molti punti sono d’accordo con voi.
      soprattutto nel constatare il dilettantismo dei nostri dirigenti sportivi e di club, lo spreco di denaro in giocatori sconosciuti e lo spreco di talenti italiani (che però ci mettono del loro preferendo non giocare o fare panchina piuttosto che ridursi gli ingaggi).
      Quello che mi preme è differenziare il fatto sportivo da quello gestionale. Se per la managerialità e la conversione dell’industria/calcio da carrozzone di privilegi e interessi di cortile a settore messo a reddito secondo criteri moderni ci vorrà molto tempo e soprattutto la voglia di farlo, per riportare gente allo stadio e vincere il passo secondo me è più breve.
      Io non vado spesso allo stadio non perché non ci sia il megascreen o le cheerleader, la steak house dentro o la poltroncina imbottita. Andavo più spesso quando all’Olimpico ci si sedeva sul travertino (ci si portava un cuscino) e il catering lo faceva il bibitaro. Solo che il biglietto lo potevo comprare al botteghino all’ultimo minuto senza dovermi portare il 740 e se volevo una bottiglietta d’acqua non la pagavo quanto il biglietto. Certo, occorrono almeno bagni puliti, posti certi e numerati, e parcheggi adeguati, ma se devo aspettare una legge sugli stadi e la costruzione di un quartiere per avere in cambio un museo della squadra, il palco vip, il ristorante panoramico e il gift shop, in cambio di un biglietto di curva a 60 euro, mi tengo quello che ho.
      Sul lato sportivo vi faccio notare che l’80% dei fuoriclasse è fatto di sudamericani, cresciuti in squadrette di quartiere, campi sterrati e nessun centro federale. Anche il boom dei tedeschi (encomiabile per carità) è frutto dell’integrazione con popolazioni di immigrati e soprattutto un gioco ben organizzato. Su questo piano contesto Swan che afferma che l’Italia è indietro tecnicamente: ogni nostro allenatore andato all’estero ha prevalso quasi subito sui “locali”. Ancelotti, Mancini, Capello, Spalletti, persino Lippi e Zaccheroni in Asia.
      Dei club citati da dinamite mi sento di ammirare solo il Bayern, che in effetti amministra bene, valorizza i vivai e incassa più di quanto investe. Gli altri sono club che spendono e spandono, grazie a regimi fiscali agevolati, speculazioni immobiliari allegre o iniezioni di dollari di capitalisti d’assalto russi o mediorientali. Insomma la versione 2.0 dei “ricchi scemi” italiani di qualche decennio fa. Per loro si tratta dello zenith di un ciclo, quando passerà faranno i conti come noi e la ruota girerà. É già successo e risuccederà.

      • Cigno di Utrecht

        Concordo quasi su tutto con Rudiger. Aggiungo solo che un miglioramento degli stadi italiani sarebbe comunque auspicabile, a prescindere dall’effetto che questo potrebbe (siamo nel campo dell’indimostrabile) avere su una crescita tecnica. Mi piacerebbe moltissimo portare mio figlio a San Siro a vedere il Milan, ma credo che sia meglio che aspetti ancora un po’per vedere quanto di peggio ha da offrire l’umanità. Stadi di proprietà con qualche attrazione garantirebbero maggiori entrate alle società, ma poi le entrate bisogna saperle spendere bene.
        Finalmente trovo qualcuno d’accordo con me su Chelsea, Man City, PSG e compagnia. quando gli sceicchi si stuferanno raccoglieranno solo macerie.
        Se fossi poi un tifoso del Real e del Barça sarei ancora più preoccupato. Cosa succederà il giorno in cui le banche vorranno o dovranno riscuotere i loro crediti?

      • Swan

        Da parte mia la questione strutturale, commerciale e tecnica sono da considerare in modo separato anche se il miglioramento delle prime due voci può eventualmente portare ad un miglioramento della terza.
        Definirei come stadio decente uno facile da raggiungere, senza pista, con posti a sedere numerati e confortevoli, con più punti di ristoro facilmente usufruibili, fanshop e toilettes decenti. Trovo museo o attrazioni riguardanti il club una buona idea, ristoranti superluxury, vip box, hotel con vista campo, massaggi thai o altro ancora non fanno per me, però sarebbe tutto un guadagno extra per i club italiani dei quali solo la Juve comincia a trarne profitto mentre per quelli esteri sono una voce importante del capitolo entrate.
        Con maggiori soldi in cassa si potrebbero poi fare investimenti migliori anche a livello tecnico ma qui, come dice Cigno di Utrecht, bisogna anche saperli fare, purtroppo vige una mentalità distorta.
        In Italia al posto di investire su giovani e vivai si tende a comprare il 23 enne sconosciuto uruguaiano, brasiliano, argentino con passaporto italiano grazie al trisnonno del cugino di terzo grado, 30enni con esperienza ormai cotti o scarti dei grandi club europei in prestito, possibilmente gratuito.
        I risultati purtroppo si vedono con una nazionale in cui i migliori sono ultratrentenni e con i club che nelle coppe europee hanno un punteggio inferiore ai club portoghesi.
        Ha ragione Rudiger. Gli allenatori italiani all’estero sono stimati, non a caso sono abituati a sopperire la tecnica con la tattica, l’unica arma rimasta alle squadre italiane.
        Comunque anch’io non ho rispetto per club come PSG & Company, per me non fanno testo sceicchi e magnati multimilionari, la loro concezione di calcio è inquinata dal petrolio.

        • rudiger

          La vip box no, ma il massaggio thai…
          Scherzi a parte la mia sintesi è che se non si fanno giocare almeno cinque o sei giocatori italiani per squadra, e se i selezionatori della Nazionale non guardano anche alla serie B, i risultati non verranno neanche con stadi con le scale mobili e le hostess col tacco 12.
          E mi pare che su questo siamo tutti d’accordo.

        • Cigno di Utrecht

          Aggiungo solo che la salute di una lega, di un campionato, di un movimento in generale (e i nostri non stanno certo bene) non sono sempre in relazione con i risultati della nazionale. L’esempio più chiaro è l’Inghilterra. La Francia nel ’98 ha vinto il mondiale pur avevndo un campionato ridicolo, la Germania ai mondiali ha quasi sempre fatto bene al di là dalle condizioni della Bundesliga, le nazionali giovanili portoghesi sono sempre fortissime, ma da “grandi” non vincono mai niente. Io credo che in Italia dovremmo essere sempre in grado di mettere insieme una ventina di giocatori competitivi a prescindere da stadi di proprietà e tutto il resto.I motivi delle figure di quest’anno e del 2010 sono da ricercare, almeno a mio parere, in circoscritte responsabilità contingenti e non nei massimi sistemi. Ma proprio per questo devono essere la razionalità e la lucidità a farci muovere verso il miglioramento e non la spinta emotiva in seguito alla sconfitta della nazionale con la Costa Rica.

  • dinamite

    Io comunque credo che in Italia i talenti ci sono, ma negli ultimi anni non sono stati fatti crescere bene o in contesti dove potevano esprimersi al meglio.

    Noi non siamo la Colombia,o il Brasile, dove i talenti si trovano per strada, per via delle situazioni economiche disastrate di quei paesi, dove i primi calci li danno alle lattine, in Italia bene o male, gli scout o gli osservatori per trovare i giocatori vanno nei settori giovanili,visionano partite ecc, è questo non lo puoi cambiare, si deve solo lavorare bene, fare stadi moderni ( non cattedrali nel deserto),che inanzitutto siano comodi per i tifosi,che abbiano i servizi necessari,come ristorante,store,bagni nuovi e una palestra, dove coinvolgere gli sportivi nell’ambiente della loro squadra del cuore, insomma attività che funzionino 7giorni su 7, questo per quanto riguarda gli introiti, poi ci devono essere persone preparate, e dirigenti competenti che sanno come amministrare il tutto, fare lo stadio nuovo dovrebbe essere un punto di partenza, per costruire qualcosa di stabile, non una moda, non una novità del momento senza seguito.

    Resto del parere che un giocatore di 30 anni non sia vecchio,anzi credo che sia nella piena maturazione calcistica,basta vedere klose con la germania, se non erro ha piu’ di 33-34 anni giusto? e tanti altri esempi…. 100 volte meglio un miroslav klose di un balotelli.

  • j.vek

    La Macron è sicuramente il miglior brand sportivo italiano in questo momento, un unico appunto o consiglio, devono assolutamente rinnovare il logo, renderlo più immediato e moderno, onestamente questo non si può vedere.