SoccerHouse24 - Scarpe da calcio adidas e Nike

Decisamente, questa non è stata la stagione delle milanesi… tra un’Inter preda di continui alti e bassi, e un Milan grande con le piccole ma altrettanto piccino nei grandi appuntamenti, il campionato che sta volgendo al termine ha visto le squadre meneghine insolitamente lontane dal calcio di vertice.

Ciò stupisce poiché, storicamente, Milano è invece quasi sempre stata il fulcro del football nazionale; d’altro canto, stiamo parlando della città – aspettando Torino – più scudettata d’Italia, nonché dell’unica in Europa – Madrid, sponda Atlético, permettendo – capace di vantare due club fregiatisi della coppa più ambita, quella dalle “grandi orecchie”.

Derby Inter-Milan 2013-2014

In questo difficile contesto, nel corso degli ultimi mesi sono rimbalzate le più diverse proposte su come uscire dall’impasse, in una scala che va dal realistico alla pura fantascienza.

A quest’ultimo caso è afferente un grande “classico” del panorama milanese, che saltuariamente fa capolino nelle chiacchiere da bar, davanti alle telecamere delle TV private e all’interno dei forum che animano la rete; un qualcosa, soprattutto… fortemente osteggiato e ancor più temuto: la fusione!

Un matrimonio di convenienza

Per quanto audace, non si tratta di una trovata senza basi storiche: già al termine degli anni venti si tentò di imbastire all’ombra della Madonnina quanto già accaduto a Firenze, Napoli e, in parte, Roma, quando il regime fascista al potere attuò una serie di accorpamenti forzati volti a ridurre drasticamente il numero di formazioni calcistiche presenti in ogni città.

Ai nastri di partenza della stagione 1928-29, erano ben tre le società meneghine in massima serie, sicché l’Inter e la neopromossa Milanese, in virtù del loro peggior coefficiente rispetto al Milan, dovettero forzatamente unirsi per dare vita all’effimera Ambrosiana.

Inter, Milanese, Ambrosiana, 1928

Divisione Nazionale 1928-29. Internazionale + Milanese = Ambrosiana.

 

Una società mai sentita propria dai vecchi tifosi, e che infatti nello spazio di un anno si trasformerà nell’Ambrosiana-Inter, di fatto la vecchia Internazionale con indosso la storica maglietta nerazzurra.

Tornando invece ai giorni nostri, e ragionando in termini semiseri, stiamo ipoteticamente fantasticando su di uno squadrone da 36 scudetti e 10 Champions League, per un Milano United sospinto da oltre 20 milioni di tifosi… e qui mi fermo poiché, mentre mi appresto a scrivere queste righe, già posso sentire in lontananza gli insulti e le grida di terrore, miste a conati di vomito, provenienti dalle due anime della città!

MIlan fourth 1996-1997, Inter away 2012-2013

Milan fourth 1996-97 e Inter away 2012-13. Trovate le sette piccole differenze…

 

Per tutti, basta ricordare quanto accaduto nella stagione 2012-13, quando la Nord di San Siro rigettò compatta la nuova away del Biscione, rea di far uso a piene mani del colore rosso degli storici rivali.

Sorprendentemente, è invece sempre passato inosservato sul versante milanista lo sfoggio di maglie da trasferta azzurre, tinta che ebbe la sua primogenitura con la Coppa Latina del 1951, e che ha visto la sua ultima apparizione coi Diavoli nel 1995-96.

Città contro

In realtà, ciò che oggi stupisce o fa rabbrividire, ieri era la normalità: con buona pace dei tifosi duri e puri, dagli albori del calcio meneghino sino ai primi anni ottanta, le diverse sponde hanno più volte unito forze e giocatori sotto gli stessi colori.

Il cosiddetto MilanInter United non è infatti il frutto di una mente sadica e perversa, bensì un esperimento calcistico che ha attraversato il Novecento, consegnando alla memoria sfide leggendarie, formazioni da sogno e, soprattutto, un paio di maglie inevitabilmente uniche.

Milan, maglia azzurra, Coppa Latina 1956, fourth 1995-1996

Il Milan in azzurro: Coppa Latina 1951, e fourth 1995-96.

 

Era il 2 giugno del 1907 – l’Inter, ancora, neanche esisteva – quando la Milano calcistica scendeva compatta in campo per affrontare gli svizzeri del Grasshoppers, riunita per la prima volta indossando la stessa casacca.

Dagli anni venti, all’ombra della Madonnina divenne poi una sorta di tradizione quella di mettere in piedi rappresentative miste, contrapposte ciclicamente alle formazioni più in vista dell’epoca. Questo ibrido in salsa meneghina, al tempo stesso tanto straniante quanto affascinante, ebbe il suo periodo di gloria nel secondo dopoguerra, quando peraltro tali unioni calcistiche godevano di un discreto seguito in tutto il continente.

Gli anni cinquanta videro infatti la nascita della Coppa delle Fiere, l’antesignana dell’odierna Europa League, che nelle sue prime edizioni era orientata soprattutto alle città che non ai club veri e propri.

Barcellona XI, Coppa delle Fiere 1955-1958

Il Barcellona XI vincitore della Coppa delle Fiere 1955-1958

 

In particolar modo all’inizio della sua storia, la partecipazione alla coppa favoriva rappresentative cittadine create ad hoc per l’occasione, tanto che la prima edizione vide trionfare nel 1958 il sodalizio del Barcelona XI, vittorioso sul similare London XI.

Pur se quel successo è oggi riconosciuto con tutti i crismi ai blaugrana del Barcellona (poiché da loro proveniva la gran parte di quei giocatori), la formazione spagnola giocò la coppa indossando una speciale divisa con maglia blu e pantaloni bianchi, e sul petto lo stemma comunale del capoluogo catalano.

Una maglia da inventare

L’idea di una squadra unica a Milano è sopravvissuta fino ai giorni nostri, rimanendo radicata come malvagio “spettro” nel tessuto del tifo cittadino.

A riprova di ciò, non serve neanche andare troppo indietro nel tempo: nel 2007 perfino la Nike mise in piedi una campagna pubblicitaria, basata sul fantomatico Madunina United, per celebrare i freschi successi di due suoi alfieri, Gattuso e Materazzi, meneghini d’adozione.

Nike, Madunina United, 2007

Il Madunina United di Nike, 2007.

 

Per quell’occasione, l’azienda dello swoosh ideò una casacca non troppo originale, che però prendeva a piene mani dalla città ricorrendo ai due colori comunali, il bianco e il rosso.

Lo stemma milanese è infatti composto da uno scudo bianco attraversato da una croce rossa. Una soluzione che già nel ’28 venne scelta dalla già citata Ambrosiana per la sua nuova maglia, e a sua volta ripresa nel 2008 dall’Inter per marchiare la casacca del centenario nerazzurro.

Inter, 2008, maglia centenario

La away crociata dell’Inter 2007-08, celebrativa del secolo nerazzurro.

 

Lo scudo crociato è invece stato lo storico stemma del Milan ai suoi albori, tuttora presente nel moderno logo societario, e rispolverato nella sua antica forma nel 1999 per la muta celebrativa del primo secolo rossonero.

In definitiva, un segno grafico che accomuna le due maggiori realtà calcistiche della città, e sotto cui entrambe possono sentirsi pienamente rappresentate.

Milan, 1999, maglia centenario

Lo scudo crociato sulla home del Milan 1999-00, la stagione del centenario rossonero.

 

Fu proprio l’uniforme crociata quella scelta dalla selezione mista che, il 13 ottobre del 1965, affrontò il Chelsea; una divisa intrinsecamente milanese, semplice ma non per questo d’impatto, che riesce a emergere per stile ed efficacia – nonostante la maglia crociata non sia certo una novità nel panorama calcistico.

Una casacca indossata da gente come Angelillo, Corso, Guarneri, Jair, Peirò, Picchi, Schnellinger, Suarez e Trapattoni, allenati dal tandem Herrera-Liedholm… assenti, invece, Mazzola e Rivera: per loro, evidentemente, era nel destino il non dover mai giocare assieme, a San Siro come all’Azteca.

MilanInter-Chelsea, 1965, maglia crociata

Il MilanInter del 1965 in maglia crociata

 

Pur se mantiene di base una simile semplicità, più studiata appare l’uniforme con cui il MilanInter affrontò l’Austria Vienna il 27 novembre del 1949; sembrano passati millenni da quella partita, celebrativa del 50° compleanno dei Diavoli, che invitarono i giocatori del Biscione a unirsi a loro per festeggiare assieme l’anniversario.

Stavolta ci troviamo di fronte a un’invenzione che sembra trarre ispirazione direttamente dalla sponda blucerchiata di Genova, una candida divisa bianca dove la monotonia scompare grazie a una spruzzata di colore, racchiusa nella fascia rossonerazzurra che attraversa il busto di Nordahl e Nyers.

MilanInter-Austria Vienna, 1949, maglia fasciata

Il MilanInter del 1949 in maglia fasciata

 

Proprio quella che sembrava la cosa più difficile da realizzare, ovvero unire i colori sociali di due fazioni tanto diverse tra loro, viene invece risolta smontando a priori le anime rossonere e nerazzurre per fonderle in qualcosa di nuovo.

Una maglia biancocerchiata che racchiude in se Milano, l’Inter, il Milan e l’orgoglio di essere, anche solo per una partita, “noi”. Nessun’altra casacca è rimasta così emblematica; l’unica che, forse, ha davvero rappresentato i Rossonerazzurri.

MilanInter, maglie, 1949, 1965

Photocredit: “Seconda pelle”, Mondadori, 2013.

 

Meno riuscite – e soprattutto, meno affascinanti – appaiono invece le mute scelte per il canto del cigno della Milano unificata, vestite nei primi anni ottanta. Dopo il terremoto dell’Irpinia, venne rispolverato il Milano United per raccogliere fondi a scopo benefico, organizzando un’amichevole col Bayern Monaco di Rummenigge.

Tuttavia, sul versante stilistico, Baresi e Oriali furono decisamente sfortunati, poiché toccò loro in sorte una divisa abbastanza piatta cromaticamente, che non mostrava guizzi di sorta e che – forse per evitare polemiche, in un periodo in cui questo genere d’iniziative iniziava a fare il suo tempo – si limitava a riproporre le tinte della nazionale italiana.

MilanInter, 1980, maglia azzurra

Il MilanInter del 1980 in maglia azzurra

 

Puma (all’epoca fornitore del club interista) approntò delle semplici magliette azzurre con bordature bianche, con lo stemma comunale come unico vezzo, circoscritto all’interno di un bollo bianco: decisamente, niente di memorabile.

L’ultima apparizione della rappresentativa meneghina si ebbe nel 1982, quando Altobelli, Bagni, Novellino e Tassotti fecero da sparring partner al Perù di Uribe e alla Polonia di Boniek, impegnate nella preparazione ai mondiali spagnoli; incontri di cui rimane traccia solo in qualche breve trafiletto di cronaca sportiva, visto il loro interesse ormai rasente lo zero.

Tifosi contro

Furono gli ultimi di una serie di 23 (ventitre!) incontri amichevoli, in cui le varie anime del tifo cittadino misero da parte il campanilismo per riunirsi unicamente sotto il nome di Milano.

Da allora, molto è cambiato: la città, il calcio e, soprattutto, gli stessi tifosi. Dopo un secolo di storia, nerazzurri e rossoneri hanno ormai maturato dei caratteri troppo profondi e identitari per pensare di poterli cancellare.

Più del business e del marketing, di valutazioni tra costi e ricavi, o tra rischi e opportunità, quella palla che rotola su un manto verde rimarrà sempre, fondamentalmente, una questione di passione. L’unica cosa che non si potrà mai comprare.

Derby Inter-Milan, 1979-1980, fratelli Baresi

Inter e Milan, probabilmente, insieme non sarebbero più la stessa cosa. Per vivere, per lottare, per sognare, entrambe hanno bisogno della loro nemesi, di cui si nutrono e da cui traggono forza. Cancellare, anche solo ipoteticamente, tutto ciò, sarebbe semplicemente inaccettabile: per i tifosi, per la storia, per la città.

È questa rivalità che ha fatto diventare grandi rossoneri e nerazzurri, che ha fatto diventare grande la Milano del calcio. Poco importa se ciò ha fatto litigare amici d’infanzia, padri e figli, coppie d’innamorati… è il calcio, bellezza. Inter-Milan è tutto questo, una lotta fratricida che non guarda in faccia a nessuno.

E se queste cose accadono tra fratelli, figurarsi tra cugini

  • FERT

    Applausi applausi e ancora applausi per questo meraviglioso post. Veramente interessantissimo,inoltre non conoscevo l’esistenza del “Milano United” quindi la soddisfazione è doppia 🙂

    Per quanto riguarda le maglie, molto affascinanti la cerchiata e la crociata. Veramente belle, icone di un calcio che purtroppo non c’è più…
    Belle anche le maglie che appaiono nella foto con i due Baresi. Per quanto riguarda le divise attuali, preferisco quella neroazzurra, mi è piaciuto questo blu scuro. Un gradino sotto la maglia milanista, troppo oro, le pinstripes nere non mi dispiacevano.

  • Ale

    “Era il 2 giugno del 1907 quando nerazzurri e rossoneri scendevano in campo per affrontare gli svizzeri del Grasshoppers”

    Penso che quel 1907 sia errato, essendo l’inter fondata nel 1908

    • Daniele Costantini

      La data è giusta, è il periodo successivo che si prestava a fraintendimenti… (sfugge sempre qualcosa in revisione, soprattutto se si tratta di articoli di questa mole!). A Milano non c’è sempre stato ‘o’ solo il Milan, ‘o’ solo l’Inter; nel pezzo si accenna ad es. alla Milanese, attiva dal 1903 al 1928.

      Frase corretta 😉

  • Junglefever

    adoro questi articoli! Non sapevo dell’esistenza di questo MilanInter OGM, vi ringrazio per aver aumentato la mia conoscenza di storia calcistica!

    P.S:la maglia biancocerchiata è veramente qualcosa di unico.

  • SArvure

    Gran bel pezzo, inimmaginabile però pensare a una fusione per la perdita di interesse che porterebbe, proprio perché come l’autore dell’articolo scrive, «è questa rivalità che ha fatto diventare grandi rossoneri e nerazzurri». I derby sono le partite che rendono singolare un campionato riempendo gli stadi.
    A tal proposito voglio segnalare come in un capoluogo di provincia come Oristano, in uno stadio da anni vuoto per gli incontri di calcio, il primo maggio si sia riusciti a riportare tantissime persone al campo, con file ai botteghini (oggi impensabile tra i professionisti per via della tessera del tifoso) per uno scontro al vertice all’ultima di campionato tra due squadre cittadine (con una lunga storia e campionati di livello) che si giocavano il passaggio alla 1a categoria.
    Eppure era una partita di 2a…

  • Tux

    tutto molto bello!

  • vittorio

    bellissimo articolo! Complimenti vivissimi ******

  • rudiger

    Bravo Daniele. Hai tirato fuori una saga veramente interessante. Qualcosa di simile è successo anche tra Roma e Lazio, in tempi molto remoti. In linea teorica sarebbe divertente organizzare tornei estivi tra squadre miste cittadine. Ormai ci sono molte città col derby di alto livello: Verona, Roma, Milano, Torino, Genova (e si potrebbe pensare a una rappresentativa romagnola per fare numero pari). Il problema sarebbe un calendario sempre più, inutilmente, fitto e cervellotico.
    Il vero nodo Per Roma sarebbero i colori della maglia. Se Torino e Juve si possono accordare sul gialloblu; Verona e Chievo… si sono già accordate 🙂 ; Genoa e Samp hanno due colori in comune; e le milanesi condividonoo la croce; non saprei davvero su che colori mettere d’accordo Roma e Lazio, visto che quelli comunali li abbiamo noi.
    Per la stessa ragione anche il nome della città applicato alla selezione mista può “funzionare” solo per Milano e Genova, ma le altre (Roma, Verona e Torino) sarebbero denominazioni forse indigeste alla controparte.
    Sottolineo la vera chicca dell’articolo: lo sponsor sul petto della mista Milan Inter immaginata da Nike… “Panetùn”! Eccezionale.

    • Daniele Costantini

      Neanche poi tanto remoti, nella Capitale… l’ultima selezione mista Lazio/Roma scese in campo nel 1973, per un’amichevole all’Olimpico contro il CSKA Mosca: vestì nell’occasione una maglia bianca, con palo centrale rosso-blu-giallo ( http://www.laziowiki.org/w/images/b/bf/1nov73h.jpg ).

      In precedenza, so che a cavallo del 1928-29, per una paio di sfide contro squadre dell’Est Europa, la rappresentativa mista romana giocò in maglia bianca, con una grande Lupa Capitolina lungo tutto il busto.

      Ci fu poi il cosiddetto “derby dell’amicizia” del 1979, poche settimane dopo la morte di Vincenzo Paparelli, in cui si sfidarono le squadre dei Romani e del Resto d’Italia: i nativi dell’Urbe indossarono una casacca verde petrolio, coi simboli di Roma e Lazio assieme sul petto ( http://i.imgur.com/3hebVi4.jpg ).
      ____

      A Torino ci fu una Mista Juve/Toro nel 1990, un’amichevole col Porto per l’inaugurazione del Delle Alpi, e – come hai giustamente detto – disputò quella partita con una muta gialloblù firmata Kappa; di fatto, si trattò della away dell’epoca dei bianconeri – lo stesso modello ripreso in questa stagione -, privato dei simboli societari. Una ipotetica, nuova, selezione torinese potrebbero chiamarla “Torentus”, che mi suona meglio di “Juventorino”… 😀 …oppure propongo un più aristocratico “Sabauda”.

      Come hai ricordato, a Verona la fusione – almeno, a livello cromatico – è già avvenuta… a Genova, invece, una selezione mista potrebbe usare anch’essa la maglia crociata, dato che la croce rossa genovese di San Giorgio è presente sia nello stemma genoano, che sulla maglia sampdoriana.

      • rudiger

        Torentus spero di no 🙂 semmai Taurus (latino) o Torus (unione delle due parole). Oppure Turin, in piemontese.
        Per la mista Roma-Lazio si può immaginare: Capitolina o Romana (anche se i cugini vantano un respiro più ampio, regionale). Boccio senza discutere i terribili Romazio e Lazioma che ogni tanto risaltano fuori. Per il colore non saprei che inventare di diverso da un difficile accostamento di giallo, rosso, bianco e azzurro; visto che storia e araldica riportano ai simboli comunali. Il verde scuro del 79 è un colore bello, inconsueto, ma più “diplomatico” che rappresentativo.

        • Daniele Costantini

          ‘Taurus’ e ‘Torus’ mi piacciono… ma poi c’è il rischio che arrivi a ficcare il naso la Red Bull!

          A Roma si potrebbe puntare su un generico ‘Urbe United’, oppure su qualcosa in stile franchigia nordamericana… tipo i ‘Coliseum Rome’ 😀 . Il verde del ’79, oltre che “diplomatico”, era peraltro il colore dell’Alba Roma, quindi pure di parte… meglio puntare sull’unione degli attuali colori sociali di Roma e Lazio, come il MilanInter del ’49: bianco e giallo, fa troppo Papa Francesco… 🙂 …magari, una maglia rossoceleste, palata o trinciata?

          P.S. – Visto che prima hai citato lo sponsor Panetùn del ‘Madunina United’ di Nike, dal punto di vista grafico quel logo mi ha riportato subito alla mente un’altra maglia… ( http://media-cache-ak0.pinimg.com/736x/8c/8d/a7/8c8da7561856d51ada4aea3ecd067a35.jpg )

        • rudiger

          Rosso e celeste sono due colori che accostati mi fanno venire l’orticaria. Meglio allora un quinto colore tipo il verde, il blu notte, il beige o gli scontati bianco e nero (non insieme ovviamente)
          “Urbe” non sarebbe male. “Coliseum Rome” mi istiga alla violenza 🙂

        • elkunazzurro

          Calma ragà..ci ha già pensato la Lupa Roma (appena promossa in “SERIE C”) con le sue 2 divise 😀

          http://www.ilcalciovero.it/wp/?p=11758

          http://lavocedellalegapro.blogspot.it/2013/08/le-dediche-ad-andrea-servi.html

          Dovrebbe esserci anche una a sfondo bianco

      • LORENZO 70

        preferirei “Augusta Taurinorum”, in latino come Juventus e con il nome della citta’ come il Toro. soprattutto molto meno aristocratica, ma molto piu’ apolitica.
        maglia a strisce bianche e granata, pantaloncini bianchi, calzettoni neri con risvolto bianco e granata. seconda gialloblu. kappa e adidas accomunano entrambe.
        COMPLIMENTI PER L’ARTICOLO.

  • ferro

    non sapevo che trapattoni avesse giocato nel parma????

  • pongolein

    Complimenti per l’articolo, avevo sentito qualcosa a riguardo ma è uno degli aspetti del mio milan che conoscevo meno e vi ringrazio per aver fatto luce su questa “squadra” della quale rimane solo il ricordo, e assai sfocato.

    Che dire, per delle manifestazioni amichevoli in un epoca pre marchi, sponsor, contratti, pubblicità e ignoranza dei supporter, diciamo che la squadra aveva una sua ragione d’essere, unire due squadre della stessa città sotto medesimi colori superpartes per degli eventi una tantum poteva rappresentare un’idea vincente soprattutto in termini di spettacolarità dell’evento stesso.

    Al giorno d’oggi la strada è impercorribile per decine e decine di motivi, e mi sorprendono le parole anche di eminenti personalità ed addetti ai lavori che millantano in questa ipotetica fusione l’unica possibilità per tornare ad essere grandi, grandissimi.
    Anche volendomi sforzare di capire il punto di vista di chi è a favore beh, mi sembra la più subdola delle scorciatoie per ritornare ai vertici, mortificare e dissacrare una storia secolare in funzione di cosa? far cessare una rivalità che è BELLISSIMA, che è il sale dello sport, eliminando un avversario il cui livello conferisce il valore ai tuoi trionfi è una sconfitta.

    Si torna grandi con la progettualità, con la lungimiranza, con le capacità gestionali, con la fantasia, l’umiltà di imparare e l’ambizione che contraddistingue i sognatori. Esempi ne abbiamo tantissimi, come ce lo spieghiamo che due squadre come Borussia e Atletico nel giro di due anni si sono giocate (anzi, l’atletico si sta giocando) il più prestigioso trofeo per club in questo calcio moderno inquinato dai fantamilioni di sceicchi e magnati vari, che praticamente giocano al fantacalcio spendendo l’impossibile ma non riuscendo comunque ad ammazzare la competizione.

    Adesso spazio fantasia: le maglie usate da questa squadra oserei dire che non sono memorabili, provo a immaginarne qualcuna… Strisce Rossoblu e pantaloncini neri. Seconda maglia biancocerchiata =)

  • Swan

    È un peccato che la U.S. Milanese non riprese l’ attività agonistica in proprio dopo lo scioglimento della fusione imposta dal Regime, sarebbe stata la terza squadra di Milano con maglia a scacchi bianconeri.
    Scacchi che erano presenti anche sul colletto delle prime maglie della Ambrosiana.

    • Daniele Costantini

      La Milanese era ripartita nel secondo dopoguerra, ma rifiutò l’invito a partecipare alla Divisione Nazionale – campionato che gli spettava di diritto, vista la promozione ottenuta nel lontano 1928 – per giocare invece nei tornei provinciali della Sezione Propaganda (per capirci, equiparabile più o meno all’odierna Lega Nazionale Dilettanti). Dopo la sola stagione 1945-46, cessò per sempre la sua attività.

      Penso che l’attuale Inter potrebbe in qualche modo omaggiare questa vecchia società cittadina – che fa parte a tutti gli effetti della storia nerazzurrra -, rispolverando la scaccata bianconera come away o third… sempre che quei colori non siano percepiti come “indigesti” dai tifosi del nuovo secolo 😀

      Dopo l’abbandono della maglia crociata e il recupero della maglia nerazzurra, l’Ambrosiana-Inter dapprima mantenne la scaccatura della Milanese a mo’ di stemma societario, nella stagione 1929-30 ( http://www.interfc.it/1929-30.jpg ), mentre solo dal 1930-31 la inserì come ornamento nel colletto, come hai giustamente ricordato ( http://www.interfc.it/1930-31.jpg ).

      • Swan

        Si, avrebbe un senso storico una away a scacchi bianconeri per l’ Inter ma purtroppo ai giorni nostri una maglia simile verrebbe stroncata a furor di popolo da parte dei tifosi.
        Comunque la U.S. Milanese è ancora attiva, sia pure a livello giovanile. Io ci giocai contro più volte a cavallo tra gli anni 80′ e 90′, il loro campo era in zona Corvetto.

        • Daniele Costantini

          La US Milanese – quella che fondò l’Ambrosiana – aprì la sua sezione calcistica nel 1903, chiudendo definitivamente l’attività nel 1946.

          Forse tu hai incontrato l’odierna AC Milanese (o Milanese Corvetto), una società diversa, nata ‘solo’ nel 1920 ( http://www.acmilanesecorvetto.it/ ). Tra l’altro, in quegli anni era presente a Milano una terza società con tale nome, l’Associazione Milanese del Calcio (abbreviata in A.M.C.), che a metà degli anni dieci disputo un paio d’annate in Prima Categoria (l’odierna Serie A).

          All’epoca, in tutto l’hinterland di Milano, erano almeno una decina le formazioni che militavano nei principali campionati italiani…

  • walter

    Articolo molto bello. Io, seppur appassionato dell’Inter, non valuto impossibile una fusione in quanto è un processo sempre esistito e tutt’ora in voga. Certo, sono due tra le squadre con più appeal Mondiale ma il calcio, come qualsiasi fenomeno sociale, è sempre in evoluzione.
    Piccola digressione: la storia della Milanese è molto interessante e, da appassionato di storia del calcio, mi sarebbe sempre piaciuto rivedere il colletto a scacchi sulla maglia nerazzurra.

  • Marcomanno

    articolo bomba, ci sono storie simili in altre città italiane?

  • Mods

    Certo che vedere una squadra (l’Inter) cercare in tutti i modi di prendere simboli e colori storicamente appartenenti ai rivali (Milan), non fa altro che dimostrare l’inferiorità storica e morale della seconda squadra di Milano.

    • Ale

      e dove lo vedi tutto questo rubare scusa? la croce rossa su stemma bianco è simbolo di Milano

      • Daniele Costantini

        Come abbiamo già detto in passato, in questo sito di parla di maglie, non di tifo: a messaggi così provocatori, si fa prima a non rispondere 🙂

        A meno di casi eccezionali (la Lupa donata dal comune all’AS Roma), i simboli comunali – com’è lo scudo crociato milanese – appartegono alla città tutta, non a questa o a quell’altra società; ciò potrà turbare qualche tifoso meneghino, ci mancherebbe… ma a conti fatti, una squadra di Milano è assolutamente libera di utilizzare e sfoggiare i simboli della sua città.

        Se poi parliamo di colori, nell’articolo è illustrato a dovere come, in passato, l’Inter ha usato il rosso come il Milan è ricorso all’azzurro, quindi direi che la questione è pari e patta 😉

    • Luca

      Il primo a parlare di questa cosa, in tempi recenti, è stato Adriano Galliani…

  • Wasshasshu

    Più lo leggo e più me ne convinco: Daniele Costantini è stato un GRANDISSIMO “colpo di mercato” per Passione Maglie. Complimenti, complimenti e ancora complimenti.

  • LM

    Bellissimo articolo, ma dall’autore ormai mi posso solo aspettare articoli di livello altissimo, tipo questo. Complimenti vivissimi.

  • hangingjudge

    Bell’articolo! A livello amichevole, come in fondo sempre è stato, e benefico come è più probabile ai giorni nostri, non mi sembra così impossibile rivedere in campo un “MilanInter” …

  • LORENZO 70

    da tifoso tutt’altro che accanito, penso che dopo un secolo di vita e di esperienze diverse (aldila’ del fantacalcio di cui ho scritto poco sopra) iniziative di questo tipo sarebbero belle una tantum a scopo benefico. diversamente mi sembrerebbero franchigie con molti sponsor, ma senz’anima da soccer nordamericano.
    in passato, con poco background storico alle spalle, ci poteva stare.
    mi sono riletto l’articolo con calma: ancora complimenti!

  • leevancleef

    Complimenti Daniele, bellissimo bezzo!
    Come già detto in alcuni post , la selezione Juve/Toro conta il precedente dell’inaugurazione al Delle Alpi contro il Porto.
    Qui alcune immagini tratte dal video dell’epoca:

    http://postimg.org/image/yegztusqt/
    http://postimg.org/image/6zhfdjtfr/
    http://postimg.org/image/7zompchch/

    Nelle prime 2 si vedono Skoro (autore di una tripletta) e Rui Barros, nella terza Lentini. La maglia, come detto, è quella giallo-blu che riprende i colori del Comune di Torino e, in pratica, la away della Juve di quegli anni!