SoccerHouse24 - Scarpe da calcio adidas e Nike

Se ancora non sapevamo dove potesse arrivare la contaminazione tra calcio e politica, basta guardare alla prima giornata del campionato di Clausura cileno di sabato scorso per avere un’idea dello stato delle cose.

Il Club Deportivo Palestino, infatti, durante la partita contro l’Everton lo scorso 5 gennaio, ha deciso di scendere in campo con delle casacche in cui il numero “1” è stato sostituito con la mappa della Palestina che comprende anche lo Stato d’Israele. La nuova maglia è balzata subito all’onore delle cronache ai piedi delle Ande ed ha innescato un forte scontro verbale tra gli esponenti della società calcistica in questione e la comunità ebraica cilena.

Mappa Palestina maglia Club Deportivo Palestino

Per capire il motivo di questa contesa (da questo momento in poi eventuali giudizi di natura politica sono assolutamente involontari dal momento che non ci riteniamo competenti in materia e fare speculazioni politiche non è lo scopo dell’articolo) e soprattutto senza entrare nel merito della questione medio-orientale, basti sapere che nel 1947 le Nazioni Unite, per risolvere il conflitto tra arabi ed ebrei, approvarono il Piano di ripartizione della Palestina che proponeva la divisione dei territori palestinesi in due stati, uno arabo e uno israeliano. Di conseguenza la geografia politica di quei territori veniva modificata. Il j’accuse della comunità ebraica cilena, dunque, fa riferimento proprio a questo, ovvero che inserendo sulla maglia l’intera mappa dei territori medio-orientali esplicitamente non si riconosce l’esistenza dello Stato di Israele. E la polemica è presto innescata.

Gabriel Zaliasnik, avvocato ed ex presidente della Comunità ebraica in Cile, sfoga la sua indignazione con un tweet (al quale ne sono poi seguiti numerosi altri) in cui sottolinea come l’irresponsabilità della dirigenza del Club Palestino non ha precedenti e ha fatto sì che odio e violenza si siano istituzionalizzati nel calcio cileno

Alle parole di Zaliasnik fa eco la dichiarazione, dai toni più smorzati, di un altro esponente della comunità ebraica cilena, Gerardo Gorodischer, attuale presidente della Comunità ebraica cilena che ribadisce, sempre via Twitter, il rifiuto dell’importazione del conflitto medio-orientale in Cile e si aspetta delle sanzioni da parte della FIFA e della Federazione calcistica cilena nei confronti del club per aver violato codici dei regolamenti. “Sappiamo che la FIFA rifiuta questo tipo di azioni – ha proseguito in una intervista Gorodischer –  e non si possono introdurre slogan politici all’interno del calcio, figuriamoci importare il conflitto medio-orientale in Cile usando il calcio come strumento di odio e bugia“.

Numeri Club Deportivo Palestino 2014

Dal canto suo, la comunità palestinese (che in Cile conta più di 200.000 membri) si difende dalle accuse rifiutando l’ipocrisia di chi dà la colpa a questa mappa e allo stesso tempo parla parla di un territorio occupato in termini di territorio conteso.

Inoltre, il Palestino è una società di calcio fondata nel 1920 da un gruppo di emigrati palestinesi che decisero di utilizzare i colori sociali della bandiera del paese arabo per le loro divise (maglia a strisce bianche, rosse e verdi e calzoncini neri) e per questo motivo “i simboli palestinesi esistono in Cile già 28 anni prima che avvenisse la spartizione dei territori medio-orientali“, riprende il comunicato della comunità palestinese – senza contare che il governo cileno ha riconosciuto, nel 2011, l’indipendenza dello Stato Palestinese. La replica si conclude con l’attacco ai sionisti cileni accusati di inviare in Israele giovani cileni in modo che possano ricevere un addestramento militare.

Maglia Club Deportivo Palestino 2014

La comunità ebraica, sentitasi oltraggiata da questa rappresentazione, ha fatto appello sia alla FIFAmettendo in evidenza l’articolo del disciplinare in cui viene trattata la discriminazione (art.58), sia alla Federazione cilena, il cui regolamento all’articolo 38 fa riferimento al divieto di indossare simboli di carattere politico-ideologico da parte dei giocatori. Da qui la proposta di bandire la maglia dal campionato. Per adesso non ci sono state sanzioni da parte degli organi competenti. Di certo la spinosa questione israelo-palestinese si tinge, purtroppo, di una nuova nota polemica e lo fa contemporaneamente ai colloqui di pace portati avanti dagli Stati Uniti ad inizio mese. Ma soprattutto sconfina in una zona che dovrebbe essere per lo meno franca rispetto a queste vicende: ce n’era davvero bisogno?

Note a margine (ma non tanto):

– Gennaio 2009, l’allora attaccante del Siviglia, Frederic Kanouté, mostrò una sottomaglia che portava la scritta “Palestina” ripetuta in varie lingue: voleva manifestare la sua vicinanza alla popolazione palestinese a seguito dei raid israeliani su Gaza;

Frederic Kanouté Palestina

– Già nel 2002, il portiere del Deportivo Palestino, Leonardo Cauteruchi, indossò una raffigurazione della mappa della Palestina. Successivamente dichiarò che era un omaggio ad un popolo che soffriva la guerra e che quindi non aveva alcuna connotazione politica.

– Gennaio 2014, al giocatore israeliano del Vitesse, Dan Mori, viene proibito di entrare negli Emirati Arabi insieme alla sua squadra per disputare due partite amichevoli. Il difensore rimane in Olanda, mentre il resto della squadra parte per Abu Dhabi, dove le leggi nazionali dispongono che sia proibito mostrare la bandiera di Israele anche in eventi sportivi.

AGGIORNAMENTO del 20 Gennaio 2014

Alla fine, il Club Deportivo Ñublense ha presentato un’istanza presso il Tribunale disciplinare della ANFP (la Federcalcio cilena) tramite il proprio Presidente, Patrick Kiblisky (il quale, peraltro, fa parte della comunità ebraica cilena). La sentenza, pubblicata il 14 gennaio scorso, sottolinea come la Federazione Calcio cilena è “estranea alla attività religiose , politiche e, in generale, a tutto ciò che non sia direttamente correlata ai suoi obiettivi e allo sport”, aggiungendo che “vieta qualsiasi forma di discriminazione di tipo politico, religiosa, sessuale, etnico, razziale o sociale”.

Pertanto, il Tribunale disciplinare ha condannato il Deportivo Palestino al pagamento di una multa di 30 Unidades de Fomento (pari a circa circa 970 euro), suddivisa in tre rate da 10 UF ciascuno da pagare a ridosso delle prossime tre giornate del campionato di Clausura. Inoltre, la maglia non potrà più essere usata dal club nelle partite ufficiali. Di più, la denuncia presentata nei confronti del Palestino riguardava anche i giocatori che hanno indossato le uniformi: tuttavia, il tribunale disciplinare ha giudicato inammissibile questa istanza dal momento che il caso non è definito all’interno dei codici disciplinari.

  • magliomane

    Figurarsi se la comunità ebraica non si sentiva oltraggiata……
    Comunque secondo me è giusto che i riferimenti politici, qualsiasi essi siano, rimangano fuori dal campo di gioco. In questo caso aggiungerei un “purtroppo”.

    • Boogey Man

      @magliomane su PassioneMaglie non si parla di politica, per favore commentiamo solo la maglia…

      • Gianluca

        Ma cosa dici? Il succo dell’articolo e’ proprio questo, non e’ certo stato scritto per commentare l’estetica del numero o della maglia, in questo caso. Ha ragione magliomane, la comunita’ cilena in questione ha oltrepassato il limite del ridicolo. Si richiede rispetto per tutti, quindi se una squadra vuol mettere una mappa stilizzata sulla maglia nessuno si scandalizzi, per favore!

        • adb95

          Esteticamente è comunque un idea senza senso. Comunque io sto con PM qua non si parla di quello che doveva fare il governo cileno o la comunità ebraica, si parla di quello che non doveva fare chi ha fatto quell’obbrobrio. E comunque il calcio non si deve mischiare con la politica. Il resto sono chiacchiere

  • Tux

    considerato l’implicazione non della mappa in sé ma del fatto che si fa “sparire” l’esistenza stessa di Israele, se la potevano davvero risparmiare. Le maglie comunque sono belle, mi piacerebbe una away dell’Italia così.

    • frenz

      Concordo, davvero molto belle!

  • http://chrilore13.wix.com/torto13 Torto #13

    Divise niente male, ma il numero 1 a forma di sagoma dello stato di Palestina “pre-scissione” potevano risparmiarselo.

  • A.D.L

    Magari Israele dovrebbe chiedersi se i cittadini palestinesi si sentano oltraggiati dalle bombe che gli piovono quotidianamente in testa, o dai check point militari israeliani nella propria terra.
    Maglie bellissime, massimo rispetto per la Palestina.

    • Boogey Man

      @A.D.L. su PassioneMaglie non si parla di politica, per favore commentiamo solo la maglia…

      • A.D.L

        Capisco benissimo, però l’articolo diciamo non è dei più apolitici.

    • elkunazzurro

      Aurelio De Laurentiis ..sei tu??? 😀

  • flip

    anche maglie palestinesi andare a cercare

    • Passione Maglie

      Invito tutti a non replicare più alle litanie di flip che evidentemente non ha compreso di aver sbagliato sito. La tolleranza è finita, altri suoi interventi simili saranno cestinati poichè ritenuti “inutili e provocatori”.

      Ringrazio tutti quelli che sono intervenuti nei precedenti articoli: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

  • rudiger

    Questione davvero spinosa e, in generale, lo sport dovrebbe restare fuori dalla politica . Però l’oggetto dell’articolo è questo, e del resto il nome stesso della squadra ne fa un club “politico”. Quindi tanto vale parlarne, lasciando fuori le ragioni e i torti del conflitto in medio oriente.
    La prima reazione è stata di rifiuto: un’istigazione al conflitto su una maglia di calcio? Lo sport dovrebbe unire, non dividere. Di contro si può dire che il messaggio non è esplicitamente violento: la mappa può essere interpretata come “questa è la nostra terra natia, ma politicamente il nostro popolo non ha ancora una patria”. Immaginiamo di vivere in Cile nel 1820, di fondare una squadra di calcio chiamandola “Club Deportivo Italiano”: ci faremmo delle remore su come in Austria, Francia e Stato della Chiesa accolgono la notizia del numero uno fatto a forma di stivale? Saremmo sportivamente scandalizzati o patriotticamente inorgogliti?

    • Simone

      Più o meno la stessa cosa che ho pensato io.
      Se il Palmeiras/Palestra Italia o l’Audax Italiano usassero lo stivale al posto dell’uno nei numeri, nessuno si scandalizzerebbe ed anzi fioccherebbero le lodi per il lavoro di ricordo delle origini.
      Mi permetto di ricordare una maglia paulista del 2009 che fu giustamente recensita qui: http://www.soccerstyle24.it/2009/08/la-nuova-maglia-del-palmeiras-e-un-omaggio-allitalia/

      Oppure penso alla Portuguesa, club di San Paolo (ne esiste uno omonimo in Venezuela): ci sarebbe forse qualcosa di male se la sagoma del paese lusitano comparisse al posto dell’uno?
      Con un po’ di fantasia in più posso immaginare la sagoma tedesca con due buchi per sostituire l’otto sulle divise dell’Alemannia Aachen.

      Insomma, io non vedo il problema. In fondo, quella sagoma è la riproduzione esatta del mandato britannico della Palestina del 1920, quando il club fu fondato.

      Montare un caso per questo, quando in Sudamerica esistono davvero squadre che giocano con il volto di Che Guevara sul torso (la Madureira, che se le è fatte produrre dalla brasiliana WA Sports http://www.blitzquotidiano.it/foto-notizie/madureira-e-le-maglie-dedicate-a-che-guevara-boom-vendite-foto-1711887/ ) mi sembra più che eccessivo.

    • Cigno di Utrecht

      Ma come reagiremmo se l’Alto Adige si presentasse in campo con una maglia oro-nera (colori degli Asburgo) con su una mappa del Tirolo unito e la scritta ein Tirol?
      Io sono contrario a tutte le strumentalizzazioni politiche nello sport. Non mi piacciano molto neanche gli inni nazionali prima delle partite e alle premiazioni olimpiche …

      • Simone

        Sarebbe un caso diverso. Più che legittimo l’uso dei colori, volendo, ma sarebbe più un caso da Madureira-Che Guevara (link poco più in alto nel mio commento) con evidenti risvolti politici.
        Forse parlando dell’Alto Adige sarebbe più opportuna un’amichevole con il Tirol Innsbruck, se ancora esistesse. Mi sembra che oltretutto agli altoatesini più che gli Asburgo piaccia l’Austria in quanto germanofoni.
        Potrei ribattere anche con Triestina, Koper, Istra 1961 e Rijeka (la cui curva si chiama Forza Fiume, in perfetto italiano nonostante siano tutti croati) che presentano sulla maglia la forma dell’Istria e della Venezia Giulia: sarebbe un’iniziativa simpatica se lo facessero tutte insieme, ma credo che al massimo si limiterebbero ad un torneo estivo.

        • Cigno di Utrecht

          @Simone
          Non per fare il maestrino, ma gli Asburgo hanno regnato sull’Austria, Tirolo etc. (Carlo V nel ‘500 anche su Fiandre, Spagna e colonie americane assortite)dal Trecento alla fine della prima guerra mondiale. Trovo interessante la tua idea del torneo. Quello che sostengo con forza è che la politica e soprattutto la provocazione a tutti i costi vada tenuta fuori dallo sport, credo siano altre le sedi adatte. Nello sport la competizione si deve limitare e con regole ben precise al terreno di gioco. Ad esempio il fatto che Israele sia affiliato all’UEFA per questioni di opportunità politica in quanto molte federazioni del mondo islamico si rifiutano di giocarci contro secondo me è una profonda ferita allo spirito sportivo

        • Simone

          @Cigno
          Infatti mantengono il biancorosso tirolese (e bolzanino) come colori principali della squadra, proprio perché non sono nostalgici della dinastia Asburgo, era questo quello che volevo dire. 😉

          Sono d’accordo con te sulle affiliazioni alla UEFA strane. Tu ricordi giustamente Israele, ma lo stesso potremmo dire di Gibilterra, Galles, Inghilterra, Scozia e Irlanda del Nord che sono una nazione unica con 5 rappresentative affiliate, oppure le Fær Øer, senza contare i dubbi su Turchia e Kazakistan, il trasferimento dell’Australia nell’AFC… Sono tutte contraddizioni e tutte decisioni politiche.

        • Boško

          Solo per la precisione: gli ultras del Rijeka formano parte dell’Armada, il grido a cui si rifanno e’ “Forza Fiume”, espressione che ribadisce una forte identita’ locale. Spesso e volentieri pero’ capita che siano le uniche parole in italiano che i tifosi conoscano.

          Bisognerebbe altresi’ ribadire che i fiumani non sentono alcun particolare attaccamento per l’Istria (anzi, c’e’ parecchia rivalita’) e Trieste, nonostante le inconfondibili impronte architettoniche asburgiche e le rispettive tradizioni portuali.

          I fiumani dicono “Sami protiv svih” ossia “Soli contro tutti”. Basta e avanza.

    • FDV

      Non credo che si possa riuscire a trovare un paragone realmente calzante con questa situazione. Nella questione israelo-palestinese ci sono dentro troppe dinamiche contrapposte non solo di livello locale ma globale.

    • rudiger

      Vorrei chiarire che non ho affermato che nel caso del Risorgimento italiano saremmo stati giustificati e che altre rivendicazioni (tirolesi, catalani, palestinesi ecc.) sono meno giustificate; al contrario sostengo che ci sono somiglianze, ragioni, torti e… giustificazioni alle forzature, in tutti questi esempi. Prima di giudicare la provocazione di cui parliamo dovremmo, appunto, immedesimarci in chi ha provocato, magari scavando nella nostra storia.
      Di base direi che meno nazionalismo e politica finiscono sulle maglie sportive, meglio staremmo tutti. Nello specifico, visto che i palestinesi sono indubbiamente un popolo, e una nazione indubbiamente non ce l’hanno (neanche ridotta) un minimo di tolleranza gliela accordo.

  • rudiger

    Flip, datti pace: a tutti qui il sito piace così.
    Il web è grande e ho controllato: il dominio passionemaglieserieB.it è libero. Apriti il tuo sito dei sogni e faccelo sapere, lo verremo a visitare volentieri.

  • LORENZO 70

    magari chi ha fondato il palestino ce l’aveva con i turchi, dato che la colonia palestinese in cile risale proprio al tempo di tale dominazione, (mi riferisco ad un bell’articolo di qualche anno fa nel sito della fifa sulla nazionale palesinese, molto “cilena”) e non con altri.
    pero’ con una quota di buon senso minimale, potevano proprio evitare.

  • FDV

    E’ complicato commentare questa operazione solo a livello di maglia.

    Se da un lato non si può impedire ai palestinesi di sognare quella che considerano la loro terra unita e liberata, dall’altro siamo di fronte ad un gesto provocatorio che non poteva (e non voleva) passare inosservato. Ritengo che nome e colori del club siano sufficienti per esprimere il loro sentimento mentre sagomare l’1 in quel modo è per me un eccesso.

    Riguardo il caso del Vitesse trovo agghiacciante che il club abbia accettato di lasciare a casa il calciatore israeliano per andarsi a prendere due spicci negli Emirati Arabi.

    • Cigno di Utrecht

      Concordo in pieno

    • rudiger

      Ricordo il caso del Vitesse. Una vera vigliaccata. Vigliacchi i dirigenti del club e vigliacchi i compagni di squadra a scendere in campo. La politica non deve entrare nello sport, ma se ci entra un uomo che abbia dei principi non può coprirli con una maglia da calcio.

      • adb95

        rudiger sono ignorante ma curioso in merito, di che cosa parli? Che cosa è successo al Vitesse?

      • Passione Maglie

        Il caso del Vitesse è descritto nell’articolo.

        • adb95

          chiedo scusa, quando ci sono articoli del genere salto sempre a vedere che commenti fuori luogo ci sono… -_-‘

        • adb95

          se è lecito posso chiedere come cambiare immagine del profilo. La squadra che porto ha cambiato stemma

  • LM

    Beh… che dire, argomento davvero complesso, però va detto che l’idea tanto particolare quanto provocatoria potevano risparmiarsela, voleva dire cercarsi la polemica a tutti i costi. Ad ogni modo, maglia davvero particolare, quella del Palestino, che pur essendo in Cile, sponsorizza la banca palestinese addirittura con la scrittura araba, davvero particolare. Poi i colori, va detto che questi colori, sono davvero particolari e rari, almeno nel mondo del calcio. Tornando al centro del discorso, dico solo che si è fatta tanta polemica per nulla, per un numero a forma di Palestina e Israele, dico che sono state peggio gli scontri sanguinosi fatti in passato, ma dico anche che il club la polemica se la è davvero cercata…

  • Sandro

    Dare un senso più alto al calcio può solo giovare, parlare di argomenti e problemi seri una volta tanto è un modo per non abbandonare certe problematiche solo agli addetti ai lavori, evviva il calcio politicizzato!!
    I palestinesi hanno diritto di protestare con ogni forma ed in ogni modo sia a loro possibile, visto la grave situazione di apartheid e soprusi che sono costretti a subire ormai da troppi anni e tutti i giorni della loro vita!
    Israele è uno stato illegittimo e criminale, sanguinario e senza nessun rispetto per la vita, a meno che non sia la vita di ebreo! In questo momento ha paura sa che i suoi crimini non possono più essere nascosti e sa che il vento favorevole si sta affievolendo, è nervoso e isterico e cerca di mettere a tacere qualsiasi voce di protesta con la censura agitanti la bandiera dell’antisemitismo.
    Che dire…. spero che arrivi il giorno in cui tutti i numeri 1 di tutte le squadre del mondo abbiano la forma della Palestina per mandare un messaggio chiaro a quei macellai che sono oggi l’autorità politica in israele, o dovrei dire nella Palestina occupata dagli ebrei!!! PALESTINA LIBERA

    • Passione Maglie

      Ciao Sandro, so bene che è difficile non affrontare almeno un minimo l’argomento, ma questo rimane pur sempre un sito sportivo. Il tuo commento va un po’ oltre, per cui prego te e chi vorrà replicare di non continuare.

    • NHT

      qui di criminale c’è solo il tuo intervento

  • pongolein

    la politica deve si rimanere fuori dallo sport, da sempre strumento di unione e non di divisione, però penso che lo sport invece possa anche veicolare campagne umanitarie che trascendono le questioni politiche. In palestina ci sono grossi problemi, il conflitto, seppur a fasi alterne, ha messo in ginocchio buona parte della popolazione, e mai come in questo caso non ci sono, ne da una parte ne dall’altra, ne vincitori ne vinti, ma solo vittime. Se quel simbolo vuole ricordare al mondo che in quella terra ancora oggi si soffre, si combatte, e si muore, io ci sto. Se invece è uno strumento per fini propagandistici, sono contrario.

    Anche se visto il forte significato “unitario” dell’immagine rappresentata, che ingloba il nuovo stato di israele, mi vien difficile pensare alla buona fede…

  • Roberto 85

    Personalmente, questa iniziativa non mi scandalizza assolutamente… Una Palestina raffigurata come entità geografica unica non implica assolutamente la cancellazione o il mancato riconoscimento dello stato di Israele (affermare questo sarebbe pura dietrologia), così come è altrettanto vero che realizzare il numero 1 con l’immagine della sola Palestina politica sarebbe risultato alquanto arduo! In conclusione, idea decisamente particolare ma a mio avviso da non censurare affatto, e maglie molto belle!

  • Nathaniel

    Francamente credo che alla maggioranza dei cileni ebrei queste diatribe neanche interessino, ho come l’impressione che ci siano dei “talebani” pronti a polemizzare anche per queste piccolezze ed una maggioranza silenziosa che pensa a cose ben più importanti.

  • Swan

    Non voglio entrare nel merito della questione, anche se ho un’ idea precisa su di essa.
    Mi limito a dire che sto dalla parte del Palestino, più che una provocazione da parte loro è una presa di posizione che condivido.

  • NHT

    premesso che vedo solo tanta ipocrisia, falso moralismo e demagogia da quattro spicci in molti commenti, parlando della mera estetica dei numeri dico che non è malaccio

  • NHT

    per quanto riguarda l’episodio del vitesse, forse il vomito può esprimere più di mille parole

  • Sentenza

    non siamo ipocriti…calcio e politica sono mescolati continuamente…

  • LORENZO 70

    Negli anni ’90, nel periodo dell’ultimo conflitto balcanico, la Federcalcio australiana con la consueta pragmaticita’ anglosassone ha vietato tutti i nomi etnici delle societa’: sono cosi’ sparite le varie “Hellas”, “Croatia”, “Makedonia”, “Praga”, perfino le squadre delle comunita’ italiane si sono dovute adeguare (forse si e’ salvata solo l’A.P.I.A., non ricordo). Perfino il “vecchio” e glorioso “South Melbourne Hellas” (squadra del secolo XX per l’Oceania) ha dovuto modificare il nome: con buona pace di tutti, la’ si gioca solo piu’ a calcio.

    • Roberto 85

      Però, sinceramente, quella da te citata non mi sembra affatto una decisione sensata… Cosa c’entravano le varie “Hellas”, “Praga” e le squadre di origini italiane con il conflitto nei Balcani? E soprattutto, quali danni avrebbe comportato (in Australia!) lasciare tutto com’era? Diciamo la verità, la “consueta pragmaticità anglosassone” alle volte va un po’ fuori dal seminato…

      • LORENZO 70

        scusa, non sono d’accordo: non hanno fatto torto a nessuno.

        • LORENZO 70

          p. s. proprio in Australia, in quegli anni, annullarono le tournee delle squadre jugoslave, data la folta presenza delle varie etnie nel paese dei canguri.

      • Swan

        È vero, la realtà è che il calcio in Australia si è sviluppato grazie alle varie comunità europee di emigranti che hanno fondato clubs come il già citato South Melbourne Hellas, Marconi Fairfield, Croatia Sydney, St.George Budapest, ecc. Il fatto è che negli anni 90 sono cominciati i primi tafferugli negli stadi (semivuoti) tra le varie comunità, così si è deciso di fondare dei club a livello cittadino che rappresentassero appunto la città o un distretto in modo da unire le varie comunità presenti. La A League e gli attuali club australiani nacquero proprio a seguito di questa decisione.
        Che io sappia il Marconi, squadra della comunità italiana di Sydney esiste ancora ma gioca nel campionato provinciale.

  • http://www.forzatoro.net AlessandroP

    diciamo che ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione e difendere le proprie idee, soprattutto quando lo fa civilmente.

    La maglia non mi piace per niente, io ho sempre trovato orribile l’accostamento cromatico rosso-bianco-verde (sulla maglia dell’Italia funziona solo perchè c’è un quarto colore con cui i singoli colori ben si sposano), mi dispiace per i ternani.

    • Roberto 85

      Sono gusti, pensa che io tifo Fere, adoro il rossoverde e trovo orribile una maglia (che di solito piace a quasi tutti) come quella della Samp! 😉

      • http://www.forzatoro.net AlessandroP

        infatti, non piace a me 😉
        però una maglia della Ternana la vorrei, perchè è particolare

  • Ark

    Credo si sia trattato solo di una “Provocazione” per far parlare della Squadra e mi sembra ci siano riusciti e se anche fosse un esplicita accusa nei confronti di Israele le polemiche della comunità Ebraica erano piu’ che logiche visto il loro punto di vista

    La maglia comunque è Bella e mi piace il “FONT” se così posso chiamarlo.

  • LORENZO 70

    non credo che Ajax, spurs o beitar (o che le relative federazioni lo permettano) faranno la stessa cosa.
    in caso contrario, ancora complimenti a chi ha cominciato!