SoccerHouse24 - Scarpe da calcio adidas e Nike

C’era da aspettarselo. Tanti di voi l’avevano già previsto dopo l’annuncio arrivato come una doccia fredda dell’interruzione del rapporto tra adidas e i Blues, che durava ormai da più di un decennio.

Ora è ufficiale: Nike sarà il nuovo sponsor tecnico del Chelsea dalla stagione 2017-2018, e andrà a vestire la squadra della Premier League, l’intera Academy e la squadra femminile con un contratto definito “a lungo termine”. La casa americana subentra quindi alla casa tedesca, pronta a creare un ricco merchandising per i milioni di fan che la squadra di Abramovich conta in tutto il mondo.

La manager del Chelsea Marina Granovskaia ha dichiarato: “Questo nuovo accordo è molto eccitante ed importante per il Club. Nike è conosciuta in tutto il mondo per la propria eccellenza e innovazione e non vediamo l’ora di lavorare insieme in quella che si preannuncia una partnership di successo”.

Trevor Edwards, presidente di Nike, ribadisce: “Il Chelsea è una squadra di livello mondiale con una ricca tradizione e fan appassionati in ogni angolo del globo. Questa partnership rinforza la nostra già conclamata posizione nel mondo del calcio”.

Come sarà la prima maglia dell’era Nike del Chelsea? Non rimane altro che attendere!

  • Angelo Di Bello

    Non convince assolutamente, mancherà l’adidas al Chelsea.

    Ho l’impressione che Nike mi contraddirà, ma i livelli raggiunti da Adidas saranno difficili da eguagliare, specialmente nelle prime maglie.

    E non posso negare che la prospettiva Chelsea-Aeroswift preoccupa.

    • Luca Giuntoli

      vedrai che non sfigureranno.. adidas a mio avviso è bona a fa solo le home un po meglio,le altre nessuna esclusa sono roba da gabbione.
      nike perlomeno ha un po piu di inventiva che piaccia o meno,e poi in campo hanno un impatto visivo decisamente piacevole

      • Geeno Lateeno

        Un bel Vapor Kit e via!

      • Marco

        Bah, che nike abbia più inventiva mi sembra molto ma molto opinabile. Stesso kit a tutti e via.
        Ho avuto tre maglie del Chelsea, di cui due adidas (l’altra era umbro, away del 2004/2005, che allego qui https://uploads.disquscdn.com/images/59034f4c24f9531704834cb09816f560559066f44447223edad8a1682bd70167.jpg ) e le home erano davvero ben fatte, ogni anno, anche negli ultimi tempi. Insomma, il binomio adidas Chelsea era tanta roba, Nike omologherà la sua maglietta a tutte le altre e potrebbe facilmente avere un monopolio di big in Premier, cosa molto negativa.

  • Daniele Costantini

    Non dico fosse il segreto di pulcinella, ma neanche ci voleva Nostradamus: questo accordo era praticamente la cosa più ovvia, dopo l’interruzione del rapporto tra Chelsea e adidas. Negli ultimi anni Nike aveva davvero perso tanti, troppi team di primo piano (Arsenal, Celtic, Juventus, Manchester United, Porto…), e il contemporaneo impegno nella NBA – dove dal 2017/18 sostituirà proprio adidas – spiegava solo fino a un certo punto questo parziale disimpegno nelle sponsorizzazioni calcistiche. Dopo essere rimasta nelle ultime stagioni a guardare la concorrenza – anche a livello stilistico, a mio avviso -, Nike aveva decisamente bisogno di un “colpo” per invertire la rotta.

    • nabo78

      Secondo voci di corridoio anche l’accordo con il Tottenham è praticamente siglato (quindi dal 2017/18 Nike potrebbe avere due squadre di Londra ed una di Manchester).
      Effettivamente il binomio Chelsea-Adidas è molto forte, non riesco ad immaginare i Blues senza le tre strisce. Ad ogni modo, bel colpo per lo Swoosh.

      • Niccolò Mailli

        Non è un binomio così assodato. Fino a dieci anni fa avevano Umbro!

        • F093

          Quando si parla di maglie del Chelsea, a mio giudizio il ricordo dei capolavori realizzati da Umbro in quasi venti anni di sponsorizzazione tecnica (1987-2006) non è stato offuscato dal recente decennio adidas. Buoni lavori della casa tedesca, ma nulla a che vedere con i picchi stilistici raggiunti dal diamante con maglie semplici ma curatissime.
          Pensate alle maglie indossate dai nostri italiani Vialli e Zola, tanto per citare un esempio…
          Quando il diamante <> era al top del suo .. splendore!

          F093
          old style

        • Daniele Costantini

          Pur giudicando il ventennale matrimonio tra Chelsea e Umbro assolutamente positivo – coi picchi di fine anni 90 su tutti -, anche il diamante ha i suoi scheletri nell’armadio coi Blues… a cominciare dall’esordio dell’86-87, con quella spiazzante maglia “reticolata”, passando per la versione rossoblù del ’93-94 – che al netto nel template classico e comunque apprezzabile, non riesco ad amare per quel rosso debordante -, fino alla pazza away del ’94-95 ( http://www.soccerstyle24.it/peggiori-maglie-anni-90-kit-moderni/ ), incomprensibile persino per le mode di quel decennio!

          Tuttavia, a favore di Umbro, la peggior casacca mai vestita dal Chelsea rimane per me quella dell’85-86 ( http://www.soccerstyle24.it/maglie-piu-belle-le-coq-sportif-calcio-inglese-anni-80/ ), quando Le Coq Sportif fece scendere in campo i londinesi praticamente in pigiama… 😀

          https://uploads.disquscdn.com/images/6c4727e3bbeb6bc1a4ed113cff1d146405ab694d9f5b8169d7c979ffd7d1a3c6.jpg

        • Nick 88

          Non avevo mai visto la maglia del 1993-94 con il rosso abbondante, ma ti dirò che mi piace moltissimo!

        • Daniele Costantini

          Come ho sottolineato, è un template tutt’altro che disprezzabile… ma a mio avviso, non da Chelsea. Nonostante il rosso faccia comunque parte dell’iconografia dei Blues, per le loro maglie vedo come colori secondari unicamente il bianco e il giallo – ancora meglio quando sono insieme.

    • Alberto

      Guarda sostanzialmente sono d’accordo con te però va detto che nello stesso periodo hanno firmato con Roma, Wolfsburg e Monaco p.e. che non saranno top team ma non mi sembrano inferiori a Celtic o Porto. La grossa perdita è rappresentata dal Man United, a seguire Arsenal e Juve. Col Chelsea riequilibrano un po’ la situazione, se dovessero concretizzare il colpo Spurs ancora meglio.

      • Daniele Costantini

        Personalmente non riesco a mettere realtà come Monaco, Roma e soprattutto Wolfsburg (quest’ultimo emerso solo in anni recenti), sullo stesso piano di blasonati club quali Celtic e Porto, che per tante e diverse ragioni possono comunque vantare quarant’anni di CoppaCampioni – con tutti i vantaggi, in termini di notorietà internazionale, che ne derivano -; nello specifico della Roma, lo stesso contratto con Nike è, a mio avviso, abbastanza low profile persino per i canoni italiani.

        Tornando all’aspetto commerciale, nelle ultime stagioni c’è stata una discreta girandola di sponsor tecnici nel calcio internazionale, ma indubbiamente chi ha fatto la parte del leone è stata adidas (Manchester United su tutti), seguita a mio avviso dall’emergente New Balance (Liverpool, Siviglia, Celtic…), e da Puma che, nel suo piccolo, si è comunque accaparrata un brand mondiale qual è l’Arsenal. Nike, salvo qualche “colpetto” sporadico – come il Cile in questi anni ai vertici in Sudamerica -, obiettivamente era rimasta (relegata) ai margini del mercato. E la cosa non poteva durare ancora molto.

        • Franz

          Nike aveva pero’ investito molto sulle nazionali europee, con Francia e Inghilterra in primis e l’assorbimento di molti club ex umbro. C’e’ poi il rinnovo futuro col Barcellona da mettere in conto.
          D’altra parte le squadre non sono infinite e se uno fa un contratto con un marchio, non puo’ poi farlo con un altro, lapalisse….
          Riguardo ai club “minori”, credo che la storia e il blasone c’entrino poco con le valutazioni economiche (ripeto, riguardo i club “minori”): non conosco i dettagli contrattuali, ma non credo che nike per Roma, Wolsburg e Monaco spenda (e guadagni) cifre molto diverse da quelle che poteva rendicontare per Celtic e Porto.
          Personalmente poi credo che i grandi marchi guadagnino di piu’ con gli scarpini che con le maglie: plasticona per plasticona gli scarpini costano molto di piu’, al netto delle balle promozionali che tutti sparano in continuazione.

        • Daniele Costantini

          Mah. L’accordo con la Francia risale ormai al “lontano” 2010, pur non essendo un esperto di finanza faccio fatica a pensare che gli effetti economici si facciano ancora sentire; così come che un unico contratto, per quanto con una nazionale di primo livello, possa incidere in maniera così ampia su un’azienda too big qual è Nike.

          Anche l’assorbimento delle ex squadre Umbro, non so quanto possa effettivamente incidere, dato che de facto di trattava di club di cui Nike era già fornitore (seppur con un marchio diverso): infatti più che assorbimento, prendendo a prestito dal linguaggio automobilistico, parlerei di mero rebadging dal diamante allo swoosh (Inghilterra su tutti). Sia chiaro, non dico che ciò sia stato indolore per le casse di Nike, tra rinegoziazioni dei contratti, diversi accordi per la produzione, ecc. – comunque “mitigati” dalla cospicua cessione di Umbro a Iconix -, ma neanche si può paragonare a una vera e propria acquisizione (e relativi costi).

          Quanto alle valutazioni sullle sponsorizzazioni ai club “minori”, facendo qualche paragone, in Italia la Roma percepisce da Nike, bonus esclusi, un fisso di 4M l’anno ( http://www.tifosobilanciato.it/2014/07/01/i-dettagli-economici-della-sponsorizzazione-as-roma-nike/ ), mentre il Celtic, passato con NB al “contratto più remunerativo della sua storia”, stando ai calcoli di Marco Bellinazzo sul ‘Sole 24 Ore’ percepisce esattamente il doppio ( http://marcobellinazzo.blog.ilsole24ore.com/2015/03/06/celtic-glasgow-passa-a-new-balance-dal-201516-accordo-per-otto-milioni-a-stagione/ ); una cifra importante ma tutt’altro che impossibile per un colosso come Nike, che blasone o non blasone, io interpreto come il segno di una generale fase di disimpegno dalle sponsorizzazioni calcistiche, qual è stato a mio avviso l’ultimo lustro per Nike.

          Una fase che, come ho già scritto, non poteva durare a lungo, e che ricollego soprattutto al contemporaneo impegno di Nike nella NBA, che partità ufficialmente dal 2017.

        • Franz

          E’ vero che il contratto con la Francia risale al 2010, ma poi va onorato ogni anno.
          Quello che voglio dire e’ che e’ sempre il mercato a fare le regole. Concordo sul fatto che Nike potesse pareggiare l’offerta di NB per il Celtic, credo non l’abbia fatto non per una generale fase di disimpegno, ma probabilmente perche’ non trovava conveniente le condizion. Un marchio nuovo che deve imporsi sa di dover pagare di piu’ per ottenere la stessa cosa.
          Ripeto, ci sono tanti brand che vogliono espandersi, per cui piu’ che di disimpegno di qualcuno, io parlerei di maggiore concorrenza, mentre le squadre sono sempre quelle.
          Restando sull’argomento dell’articolo, credo che, alla fine della fiera, tra Nike e Adidas ci guadagni la seconda passando da Chelsea a Man Utd.

        • Daniele Costantini

          Forse mi sono soffermato un po’ superficialmente sull’argomento Nike/Francia: voglio sperare che uno dei più famosi marchi del pianeta qual è Nike, abbia un management capace di valutare a priori la futura incidenza annuale di un contratto di sponsorizzazione… 🙂

          In generale, limitatamente al calcio e fatto presente il ciclico e fisiologico tourbillon di sponsor da una squadra all’altra, è paese che nell’ultimo lustro chi sia rimasta indietro è Nike; l’arrivo sul mercato di nuovi competitor quali New Balance e Under Armour, nell’ambito delle storiche big three del settore è andato a erodere mercato soprattutto a Nike, mentre le tedesche hanno tenuto botta, e soprattutto adidas ne ha anzi a sua volta approfittato per strappare a Nike qualche bel pezzo pregiato (Manchester United su tutti).
          ____

          Uno scenario, quello del calcio europeo, che peraltro riflette gli odierni equilibri tra i brand sportivi a livello globale; e riprendendo una tua precedente chiusa, è effettivamente con le scarpe (di ogni tipo, sneaker, calcio, basket, ecc.), che aziende simili fanno buona parte dei loro soldi.

          E nell’ultimo biennio adidas si è ripresa decisamente bene da un periodo di crisi soprattutto sul suolo statunitense – dove oltre a Nike, era stata superata anche dall’emergente Under Armour – ( http://www.ilpost.it/2016/08/09/adidas-va-meglio-ma-cambiera-ceo/ ), mentre anche qui Nike affronta oggi una perdita di quote di mercato in favore delle succitate rivali ( http://www.ilpost.it/2016/09/30/nike-rallenta/ ).

          Esemplare, in tal caso, l’autogol fatto con Stephen Curry – una sponsorizzazione tra le basi del recente exploit ai vertici di Under Armour -: la stella più luminosa dell’odierna NBA era sotto contratto con Nike dal draft del 2009, ma venne poi lasciato libero nel 2013 quando qualcuno, a Beaverton, preferendo puntare su Kyrie Irving (!) decise di non pareggiare l’offerta di appena 4M presentata da Under Armour – vedi l’esaustivo pezzo qui sotto di Lanfranco Vaccari, da «Sportweek» n. 14 (778) del 9 aprile 2016:

          https://uploads.disquscdn.com/images/eaadf86900e5c4aec5b1163c08d57df562d3e754498060cd94b2aadfcfc85dff.jpg

          Mi rendo conto che sto forse divagando dal sentiero calcistico… ma raccogliendo tutti insieme questi passi falsi, a mio avviso si spiega il periodo di magra che sta attraversando Nike, e (anche, di riflesso) il suo spento periodo nell’ambito delle sponsorizzazioni calcistiche.

        • Alberto

          Andando un attimo OT, posso farti i complimenti perché riesci sempre ad offrire spunti assolutamente interessanti uniti ad un grande garbo nell’esporli? Bravissimo, è sempre un piacere leggerti.

        • Franz

          Grazie per la bella e ricca risposta, molto interessanti gli articoli a cui rimandi.
          Non sono d’accordo con la tua conclusione sui “passi falsi” di Nike. Il fatto che altri brand si stiano comportando molto bene, non necessariamente significa che ci siano errori di qualcuno (vorrei vedere chi nel 2013 conosceva Steph Curry, Under Armour ha avuto la sua buona dose di fortuna con quel modesto investimento e Kyrie Irving non e’ certo l’ultima delle riserve).
          Ampliando ancora di piu’ gli orizzonti, oltre alla NBA, non bisogna dimenticare che dal 2012 Nike e’ tornata fornitrice ufficiale della NFL, altro bel contratto.
          Riguardo al Basket NBA, Nike al momento non ha rivali: erodere quote di mercato ci puo’ stare, ci sono sempre cicli e fasi diversi che si alternano, e indubbiamente la concorrenza sta aumentando. Ma quando hai praticamente il monopolio, e’ paradossalmente piu’ facile che qualcuno ti possa erodere qualcosina…
          Riporto qui un breve pensiero del Commissioner NBA riguardo al ruolo di Nike nel basket
          http://footwearnews.com/2016/focus/athletic-outdoor/adam-silver-nba-commissioner-adidas-nike-uniforms-apparel-213270/
          Quindi, secondo me, piu’ che di momento di magra, parlerei di fisiologici cicli di mercato oltre che di diversi gusti dei potenziali clienti (come riportato nelle tue citazioni).
          Peraltro, almeno a livello calcistico, sono di solito molto critico con Nike, parlando in termini estetici. Queste mie osservazioni sono piu’ che altro, pur se in modo rozzo e approssimativo, fatte da un punto di vista “commerciale”.

        • Daniele Costantini

          E infatti, per me, proprio il ritorno di Nike a un grande impegno negli sport USA, è (anche) alla base di qualche recente passo falso che abbiamo accennato, nel mondo del calcio. In caso contrario, Nike sarebbe la Morte Nera delle sponsorizzazioni sportive! 😀

          Circa l’affare Curry, più che buona dove di fortuna da parte di Under Armour, a mio avviso c’è stata più superficialità da parte di Nike – e di riflesso, prontezza di riflessi (e non casualità o jolly) da parte di UA.

          A onor del vero, nel 2013 Curry non era proprio uno sconosciuto per chi segue la NBA, ma in parte concordo con te quando in qualche modo, lasci intendere che era difficile pronosticarne un simile upgrade. Tuttavia, come hai tu stesso scritto, quello fatto da UA nel 2013 si è rivelato alla fin fine un modesto investimento: un investimento che se è stato nelle possibilità della piccola (relativamente parlando) azienda di Baltimora, pensa quanto poteva essere ancor più modesto, se rapportato alle finanze del colosso di Beaverton…

          Più che colpo di fortuna da parte di UA, io ci vedo più sopponenza da parte di Nike, che se voleva poteva tranquillamente pareggiare l’offerta e tenersi Curry nella sua scuderia di testimonial: del domani non v’è certezza… pertanto, a mio avviso, sarebbe stato molto più saggio tenersi aperte più strade anziché puntare su pochi (e a posteriori, sbagliati) cavalli.

          Perché Irving non è certo l’ultima delle riserve, ovviamente… ma neanche il campione trascinasquadre ed esaltafolle, come sta confermando la sua (fin qui) mancata vera consacrazione – e per non dare adito a fraintendimenti, te lo sta dicendo uno che parteggia spudoratamente per LeBron e i Cavs 😉

          Tornando al nocciolo della discussione, più che periodo di magra e/o fisiologici cicli di mercato, io la metterei così: come tutte le aziende del settore, anche Nike è andata incontro suo malgrado a un periodo di difficolta; ma a differenza della concorrenza che ha saputo grossomodo cavalcare l’onda e anzi adattarsi al contesto – proprio UA ne ha approfittato per fare il definitivo salto di qualità (soprattutto come percezione verso i clienti) -, il management Nike è rimasto un po’ in balia delle onde. Un po’ troppo, per chi è a capo di simili colossi mondiali.

        • Franz

          Mah, a me pare che si stiano mischiando un po’ troppo le carte: passi falsi, globale periodo di difficolta’, onde da cavalcare o da cui farsi travolgere e chi piu’ ne ha, piu’ ne metta.
          Riguardo al basket e alla NBA, nessuno nel 2013 poteva immaginare cosa avrebbe fatto Steph Curry negli anni seguenti, il che non vuol dire che fosse uno sconosciuto, ma nemmeno che sarebbe diventato due volte MVP. Se parlo di colpo di fortuna di UA non voglio certo sminuire la loro capacita’ di scouting, ma certo il “caso Curry” e’ abbastanza l’eccezione nel panorama NBA degli ultimi anni, sia in termini sportivi (e speriamo che continui a deliziarci cosi’!), sia di marketing.

          Per il resto, non so cosa intendi per “definitivo salto di qualita’” di Under Armour. In quanto a sponsorizzazioni nel mondo nel calcio, UA mi pare davvero agli albori, le squadre di club nel suo portafoglio quasi si contano sulle dita di una mano e non sempre sono di primissimo piano, come e’ normale che sia in chi inizia qualcosa di nuovo, soprattutto in un mercato cosi’ complicato. Poi non so a livello di percezione verso i clienti se qualcosa sia cambiato, questo e’ davvero difficile a dirsi.
          Se UA riuscira’ ad accaparrarsi il Man City e magari addirittura la Francia, come si vocifera da piu’ parti, allora si’ questo sarebbe il segno di un crescente e deciso impegno nel mondo del calcio, sulla scia di quanto fatto ad esempio da NB negli ultimi anni.

          Due note conclusive: ogni brand ha le sue strategie commerciali che noi (almeno io) non conosciamo, per cui certe scelte che possono sembrare negative (o positive) agli occhi del pubblico, potrebbero invece assumere un significato diverso alla luce delle suddette strategie. Secondo, in quanto a magliette da calcio, sono un “adidasiano” abbastanza convinto, e colloco Nike tendenzialmente agli ultimi posti della mia personale graduatoria (ne appezzo pero’, e molto, il fatto che non “sporca” le maglie con il suo logo in maniera eccessiva ed ostentata, apponendo solo un piccolo baffetto, differenziandosi in questo da tutti gli altri marchi). Pertanto, non e’ che mi dispiacerebbe poi tanto se Nike si disimpegnasse dal calcio…!

        • Daniele Costantini

          Mi pare si fosse arrivati a discutere di brand a livelo globale, non limitandoci al calcio. Oggi, Under Armour è il terzo brand sportivo negli Stati Uniti, rispetto ad appena pochi anni fa è stato un balzo enorme in termini di fatturato e visibilità, Curry o non Curry (che pure ha influito, come detto).

          E nel suo piccolo, UA ha iniziato a farsi conoscere anche nel calcio, territorio dove partiva praticamenter da zero – a differenza ad es. di un altro brand emergente “ma non troppo” come New Balance, non certo a diguino di calcio nel passato (dagli anni 80 accanto a Bryan Robson, alla “testa di ariete” di Warrior).

          Quanto alla tua chiusa finale, sinceramente non ho mai compreso questo parteggiare per un brand o l’altro, alla stregua del tifo “curvaiolo”. Anche io ho aziende/persone che mi ispirano più simpatia (come può essere per un marchio automobilistico, di tecnologia, uno scrittore, un cantante, ecc.), ma poi ho sempre giudicato un prodotto unicamente per come è fatto e per quel che offre, non per il marchio che sfoggia.

        • Franz

          Sono d’accordo sul fatto che, in termini piu’ ampi e soprattutto relativamente agli USA, Under Armour sia una realta’ emergente con forza (vedi anche il futuro contratto per la MLB di baseball USA). Nel calcio, come dici giustamente, sta iniziando a farsi conoscere, la strada e’ ancora lunga, ma spesso i “giovani” riservano belle sorprese.
          La mia chiusa stava a significare che non voglio difendere Nike a tutti i costi, ma anzi generalmente sono molto critico nei suoi confronti.
          Oltre alla simpatia che un brand puo’ ispirare in ognuno, la mia definizione di “adidasiano” vuole dire che “statisticamente” fino ad ora e’ successo che adidas abbia prodotto delle maglie da calcio che mi sono piaciute di piu’ rispetto a Nike, con ovvie eccezioni.
          Il tifo esasperato e a prescindere da tutto non lo capisco neanche io, ma mi piace pensare che anche nel guardare una maglia da calcio ci sia, a volte, un pizzico di irrazionalita’, quel sussulto che istintivamente ti fa dire “mi piace” prima di ogni altra valutazione: in fin dei conti, il tifo stesso per la propria squadra del cuore nasce in modo misterioso…
          Come mi pare di leggere tra le tue righe, l’importante e’ arrivare a capirsi su un terreno comune.

  • squaccio

    Bah…molto molto molto perplesso…il binomio Chelsea adidas per me è uno dei più riusciti degli ultimi anni.
    Spero che nike per l’anno prossimo accantoni il vapor kit che quest’anno gli ha fatto toppare l’intera collezione…

  • Magliomane

    Brace yourself, stampino is coming

  • Vittorio

    Come sarà la nuova maglia nike del Chelsea? Una Vapor come tutte le altre naturalmente…

  • Paolo D

    Ok, partiamo con una rassegna delle nostre maglie preferite Chelsea firmate adidas?
    Io dico questa…
    http://1.bp.blogspot.com/-gm_VvUZ_w-I/Vayvs5m1hlI/AAAAAAAAn7k/sShNDi2r2NY/s1600/chelsea-15-16-away-kit%2B%25281%2529.jpg

  • Classick

    Almeno adidas ha chiuso in bellezza, la maglia home di quest’anno è davvero mozzafiato a mio giudizio.
    Al contrario, la maglia dell’ultimo decennio che ho digerito meno è stata quella con cui ha sollevato la coppa dalle grandi orecchie (versione home del 2011-2012).

  • Andrea Fosci

    Aiaiai da tifoso blues sono non dico amareggiato ma molto dubbioso in quanto oltre all’effetto stampino secondo me nike è un po’ troppo tamarra adidas molto più di classe. Non mi convince manco per niente

  • Alberto

    Dal momento che le cifre di questo accordo sono grosso modo note, ci sono invece novità in merito al rinnovo tra Real Madrid e adidas (che dovrebbe piazzare gli spagnoli in vetta a questa speciale classifica)?

  • http://www.liberopensiero.eu Simone

    Speriamo sia almeno blu senza sfumature strane e senza Vapor Kit…

  • squaccio

    …certo che se per un attimo penso al passaggio adidas / yokohama (dopo aver digerito a fatica l’addio di samsung) a nike / carabao che per ora compare solo sul materiale d’allenamento in pratica distruggendolo…brrrr…….

  • Amedeo Marconi

    Curioso di vedere cosa realizzerà Nike per i blues, anche se non nascondo un po’ di preoccupazione