SoccerHouse24 - Scarpe da calcio adidas e Nike

Con la stagione 2014-15 che ha appena svelato i suoi ultimi verdetti, la testa dei calciofili di mezzo mondo, reduci da un’annata per chi esaltante, per chi da dimenticare, è ormai proiettata altrove… già, alla Copa América, al calciomercato (fanta o reale che sia) e a tutti quei nuovi proclami che andranno a riempire, sino allo sfinimento, i tre mesi che verranno! Ma prima di dare il là a questo circo di matti che ben conosciamo, non possiamo tralasciare una notizia forse superficiale per il tifoso medio, e che invece, per noi magliofili, è un po’ un colpo al cuore.

In quel di Napoli, in questi giorni di repulisti, la maglia sarà sicuramente l’ultimo dei pensieri; più che altro, pochi sentiranno la mancanza della ultime casacche, destinate sulla carta a raccogliere grandi successi, e invece finite loro malgrado per essere madide non di sudore, bensì di tanti e troppi rimpianti. Divise che non sono riuscite a lasciare un segno nella storia del club partenopeo… o forse sì.

Napoli, away jeans 2014-2015, Hamsik

Purtroppo per i tifosi azzurri, non parliamo di risultati sul campo. Parliamo proprio di azzurro. Non quello del cielo, ma della tinta che dal 1926 contraddistingue al primo sguardo la verace passione pallonara che freme sotto al Vesuvio. O contraddistingueva? E già, perchè nell’ultima stagione, qualcosa è cambiato.

Non è questo il momento di ripercorrere la recente e tumultuosa epopea vissuta dalle divise napoletane, contrassegnata da una cascata di novità che — soprattutto con gli azzardi di camouflage e denim — hanno decisamente destato l’attenzione del pubblico, attirandosi tuttavia anche parecchie critiche per delle operazioni forse più afferenti il marketing che non il buon gusto, e viste come quanto di più lontano dalla pratica sportiva.

Napoli, away jeans 2014-2015, Europa League, Callejon

Fin qui, tuttavia, nulla di così drammatico. In fondo, la classica maglietta azzurra era sempre rimasta lì al suo posto, a vestire quegli undici elementi pronti a far fremere, ogni domenica, quel catino incandescente del San Paolo. Quel qualcosa di cui parlammo poc’anzi però, già stava incominciando a mutare… un anno fa era già scoppiata una piccola crisi nel matrimonio fra società e tifosi quando, dagli spalti dello stadio, sempre più volte il popolo azzurro si era ritrovato a tifare una squadra di giallo vestita!

Ragioni scaramantiche, si disse, in una terra dove le tradizioni, più che altrove, segnano da sempre il vivere comune. Fatto sta che dove non poté credenza e superstizione, riuscì il calcio, con vere e proprie insurrezioni, sportivamente parlando, che al grido di «voglio la maglia mia!» mandarono in soffitta un colore inadatto a rappresentare quasi un secolo di passione partenopea.

Napoly, away jeans 2014-2015, Mertens

Tutto ciò pareva il limite invalicabile. Un errore cui porre rimedio e fare tesoro per il futuro, non andando mai più a intaccare il primato della storica maglia azzurra. Certo, già nei primi anni Ottanta si provò a importare in casa napoletana una nuova tonalità, di fatto un blu che sopravvisse una decina di giornate prima di venire sopraffatto dal passato; e anche all’inizio dei Duemila la classica divisa del Ciuccio se la vide male, quando per breve tempo finì ostaggio di insolite strisce biancazzurre che, a parte l’Argentina del Pibe de Oro, poco avevano a che vedere con Napoli e la sua gente.

Nulla capace di scalfire un azzurro uscito sempre vincente da queste battaglie… finora. La storia l’ha raccontata molto bene Leonardo Ciccarelli su Teleclubitalia.it, con una breve ma esaustiva indagine che ci svela una realtà in qualche modo già temuta da alcuni, ma che pochi ritenevano capace di materializzarsi un giorno dinanzi ai loro occhi.

Napoli, Supercoppa Italiana 2014

Almeno una soddisfazione, la maglia azzurra, se l’è presa…

 

Fin dalla sua presentazione settembrina, la nuova away napoletana per la stagione appena conclusasi calamitò a se le maggiori attenzioni: l’insolita scelta del jeans — seppur, per ovvie ragioni di vestibilità, semplicemente “stampato” sul tessuto — è stata un immediato volano per il merchandising del club, quasi imponendo il frequente utilizzo in campo di tale uniforme. Anche in casa. Anche a scapito di una maglia azzurra ancor più svilita e defraudata.

Una, due, tre, dieci, venti… passavano le settimane, i mesi, e il Napoli sembrava sempre più vittima di un lavaggio sbagliato! Rivedere in campo i colori della Storia diventava un evento ogni volta più raro, quasi un terno al lotto: quando possibile, infatti, la società ha preferito puntare dritto sulla sua divisa da trasferta, sia fuori che dentro dal San Paolo, sia fuori che dentro dall’Italia, facendo diventare il denim il “marchio” di un’intera stagione.

Napoli, third 2014-2015

…che dite, chiamiamo Chi l’ha visto?

 

Non si tratta di parole in libertà, ma di semplice, inattaccabile, matematica. Nelle 59 partite ufficiali disputate dai partenopei nell’ultima annata, ben 26 sono state le occasioni in cui la squadra è scesa in cambo bardata di jeans; metà della sua stagione, il Napoli l’ha affrontata privo dei suoi colori sociali… ma se ciò non bastasse ancora a scandalizzare i puristi, ci penserà forse il sapere che la classica maglia azzurra — la maglia — è rimasta ferma una partita indietro.

Di fatto, per l’annata 2014-15, la “prima” divisa del club campano è divenuta, sul campo, quella denim! Desaparecido lo storico bianco da trasferta, retrocesso a terza scelta e col contentino di qualche sporadica scampagnata fuori dall’armadietto, ulteriore simbolo della lenta ma invasiva rivoluzione cromatica compiutasi a Napoli nell’ultimo biennio.

Napoli, away jeans 2014-2015, Inler

Un paradosso che diventa ancor più evidente limitandoci alle sole coppe, dove, come ci spiega ancora Ciccarelli, «nel girone di Europa League il Napoli alterna scientificamente la maglia azzurra e la cosiddetta denim, mentre, nella fase ad eliminazione diretta, la casacca azzurra viene indossata una sola volta su 8 apparizioni, in cui troneggia la maglia di jeans. In Coppa Italia è un tripudio denim invece, non una sola partita per maglia azzurra e maglia bianca».

Parliamoci chiaro, stiamo disquisendo di cose che interessano prettamente collezionisti e appassionati di maglie; tanti nel loro piccolo, ma relativamente pochi di fronte alla massa del tifo, perfino quella che va ogni maledetta domenica allo stadio, e per la quale i capi indosso ai loro beniamini saranno sempre un aspetto secondario dinanzi ai gol, alla classifica e ai trofei in bacheca.

Napoli, away jeans 2014-2015, Europa League

Spiace dirlo, ma la stragrande maggioranza dei supporter — di ogni squadra e sport — non avrebbe problemi ad appioppare ai loro giocatori la casacca a pois dei grimpeur della Grande Boucle (o qualsiasi altra la vostra mente possa partorire…), se ciò volesse dire un calciomercato da big e qualche scudetto in più da cucirsi al petto. Così va il calcio di oggi, più interessato ai risultati che non alla passione. Uno sport forse più ricco nel portafogli, ma ben più povero nell’anima.

C’è invece ancora una piccola tribù, a serio rischio d’estinzione, che di fronte a un mondo via via più insofferente verso simboli e bandiere si aggrappa a una delle poche certezze sopravvissute al trascorrere del tempo: la maglia e, soprattutto, dei colori eternamente depositari dei valori alle radici di una squadra; di un sentimento da vivere, testimoniare e tramandare come in un ideale anello di congiunzione fra passato, presente e futuro.

Napoli, home 2014-2015, Hamsik

Non è difficile essere il Napoli: basta vestirsi da Napoli!

 

Ormai come un fiume, tutto scorre nel calcio. Sono passati gli Ascarelli e i Ferlaino, i Pesaola e i Vinício, gli Altafini e i Maradona… e inevitabilmente passeranno, un giorno, anche i De Laurentiis e gli Hamšík. Solo una cosa rimarrà — o dovrebbe rimanere — per sempre costante nel tempo, fedele a squadra e tifosi, immutabile dinanzi a tutto e tutti: l’azzurro, lo stesso che illumina il cielo e il mare di Napoli; lo stesso che ha reso eroi, almeno un minuto nella vita, undici uomini disposti a immolarsi per quel colore.

Un qualcosa che racchiude in se il viscerale e unico amore, tutto partenopeo, per un semplice pallone che rotola sull’erba. Un azzurro che mai come quest’anno è stato bistrattato, umiliato, dimenticato… e che vuole tornare più che mai protagonista dei sogni, sportivi e forse qualcosa in più, di un’intera città.

Qual è la vostra opinione?

  • Matteo

    Da tifoso juventino sono assolutamente contro le squadre che in casa non utilizzano la maglia tradizionale (e pure quando vengono usate in trasferta se le maglie non si confondono). Quando la Juventus quest anno ha utilizzato la maglia blu in casa invece che quella bianconera mi ha dato fastidio e lo stesso è avvenuto negli ultimi anche da parte di altri club.

    • Matteo

      *lo stesso è avvenuto negli ultimi anni anche da parte di altri club

    • Lucam95

      Mah, a memoria la Juventus ha sempre usato la bianconera in trasferta quando i colori lo permettevano. Pure contro la “mia” Lazio, il blu sarebbe stato certamente più adeguato per distinguere le due squadre eppure la partita si è giocata celesti contro bianconeri. 😉

    • Matteo Perri

      @Lucam95
      In trasferta io sono tra quelli che non ritengono obbligatoria la prima divisa, per cui non mi scandalizzo se usano away e third.
      In casa però dovrebbe essere un’eccezione e la Juventus sono anni che si concede diverse partite senza il bianconero.

  • Toto

    O R R E N D A

  • fabimpara

    Da tifoso partenopeo devo dire che anche a me il troppo utilizzo della maglia Denim non mi è andato giú per niente. Capisco le esigenze di marketing e la voglia di spingere una maglietta che non ha venduto quanto la camuflage la scorsa stagione, ma il Napoli da 89 anni veste la magli azzurra e quella deve restare la prima maglia.

  • adb95

    Articolone…

    Comunque al di là dello stile tu puoi fare tutte le innovazioni che ti pare, ma IN CASA giochi con la divisa in casa.

    Poi può capitare il caso assurdo, che giochi nel primo preliminare di coppa con l’HJK Helsinki (primo esempio che mi è venuto in mente di una squadra che usa spesso praticamente solo bianco e blu sia per home che away) e allora giochi in Jeans. Ma può capitare UNA volta l’anno.

    Il bello è che non è colpa, direttamente, né delle società de degli sponsor tecnici. Eppure qualcuno deve capire che se si chiama maglia HOME c’è un motivo…

  • Alessandro

    Non è vero che quest’aspetto interessa soltanto i collezionisti! A Napoli c’è un forte sentimento di appartenenza alla propira squadra per motivi che esulano dal calcio stessa, un’appartenenza nazionalista! Dicendo questo vi chiedo: <>

    Le scelte prepotenti di queste meglie, credo che siano dovute dal fatto che in Champions non se ne sia garantita la presenza e che quindi abbiano invaso tutta la Coppa Italia, quasi tutta l’E.L., e parte del Campionato.

    Speriamo di non fare la fine del Cardiff. SIGH!

  • mirazef

    Io tifo Chievo e mi è piaciuto molto quando quest’anno, in casa, la società ha usato la seconda maglia; ma ciò non mi ha dato fastidio perché il bianco e il blu sono i colori “originali” del Chievo… Mi sarebbe dispiaciuto se avessero usato, per esempio la terza maglia: imho in casa i tifosi hanno il diritto di vedere la propria squadra con i propri colori sociali.

    • Daniele Costantini

      Come ha già detto Matteo poco sopra, nell’arco di una stagione può succedere l’eccezione di dover (voler?) scendere in campo anche in casa, in una-due occasioni, con la divisa da trasferta. Ma farla diventare la regola, quasi la prassi com’è via via avvenuto a Napoli, è cosa ben lontana da tutto ciò che dovrebbe rappresentare l’identificazione fra un colore e una squadra.

      Il caso clivense, come hai giustamente ricordato, ha dalla sua il fatto che il biancoblù rappresenta qualcosa di molto importante nella storia del Chievo (se non sbaglio, c’è ancora oggi un nutrito gruppo di tifosi che sfoggia in curva questi colori, rifuggendo dal gialloblù).

      Inoltre, aggiungo io, i Mussi hanno un presidente, Campedelli, che ha sempre mostrato una passione e una cultura della maglia forse unica nel calcio italiano. In questo è palesemente all’opposto di De Laurentiis il quale, invece, ha più volte fatto intendere – vedi la “battaglia” per il quarto sponsor di maglia ( http://www.soccerstyle24.it/2013/09/lega-calcio-no-quarto-sponsor-de-laurentiis-infuriato/ ) – come la casacca del Napoli sia per lui, né più né meno, alla stregua di una parete di Times Square o Piccadilly Circus, in vendita al miglior offerente…

  • Francyinterista

    Sono rimasto davvero colpito da quest’articolo, l’ho criticata spesso anch’io questa maglia che per me sarebbe stata adatta solo in una terza divisa. Col passare del tempo quest’anno era diventata la prima, davvero un insulto alla tradizione così come quella dell’Inter sempre della stagione appena terminata. Ci si dovrebbe solo vergognare davvero.

  • Jascin

    Complimenti per l’articolo, condivisibile in ogni sua parte.
    Purtroppo, da alcuni anni e a tutte le latitudini, il calcio è finito nelle mani di ricchi, presunti tali o cafoni arricchiti che, in barba ai tifosi (la vera linfa vitale di un club), con la scusa del marketing stravolgono ciò che un supporter ha di più caro : la maglia.
    Essendo genoano so di essere un po’ “talebano” al riguardo, nessuna concessione a stravolgimenti della maglia come avvenuto all’ Inter nella stagione appena trascorsa (molto meglio la prossima ) o Cardiff (cambio radicale di stemma è colori sociali).
    Unica concessione che potrei comprendere sarebbe l’utilizzo in casa della seconda maglia nel caso di confusione con la squadra ospite.
    Oltre ad essere un gesto di cortesia permetterebbe al tifoso “home” di ammirare i club avversari nella loro divisa originaria.
    Ricordo con piacere di aver potuto assistere a Genoa – Liverpool con i reds in All-red.
    Questo perché il Genoa gioco’ con la seconda maglia (bianca con fascia rossoblu), fosse stato il Liverpool a scendere in campo in divisa bianca…………mi sarebbe sembrato meno Liverpool

    • Arfonso

      In effetti la seconda divisa veniva usata dai locali in segno di ospitalità, parlo di decenni fa (ma ancora avviene nel calcio amatoriale), la pratica è ormai desueta e le divise ‘alternative’ ora sono considerate da trasferta.
      Io preferisco che torni ad essere un gesto di cortesia.

    • Daniele Costantini

      Paradossalmente, una maglia denim sarebbe invece perfetta per il Genoa… come third, s’intende! D’altro canto, il jeans l’hanno inventato a Genova, mica a Napoli…

      (belìn, si scherza eh! 😀 )

  • squaccio

    In casa si dovrebbe giocare sempre con maglietta, calzoncini e calzettoni tradizionali.
    Senza se e senza ma. Stop.
    Il resto è speculazione sui tifosi.

  • MOSCA

    Credo che il Napoli, sia finito lì dove sono finiti in tanti.

    All’interno del giro di giostra orrendo dei colori sociali, che prima “unicamente limitato” alle away in casa, è sfociato come troppo spesso accade quando si ha a cuore l’esasperato senso di visibilà piuttosto che la normalità delle ragione dell’origine, in esiti dove in troppi di noi si ritrovano smarriti.

    In un momento nel quale il senso della maglia non è altro che un elemento da modificarsi in ragione di un mercato, più estero che nazionale e più orientale che europeo, si danno vita a carnevalate ridicole prive di qualunque credibile pretesto, cercando di ammagliare un nuovo bacino d’ utenza che magari della storia del club conosce ben poco.
    Un giro di giostra che, con buona pace di chi (come me) ama unicamente il reiterarsi dell’identità della maglia, che nella home non andrebbe mai modificata, andrà a morire sempre troppo tardi.

    Guardate l’Inter quanto tempo ha dovuto impiegare per tornare ad avere il suo azzurro, voglio dire, era già suo, eppur estirpato per lasciar spazio a follie di mercato e ritornato all’ovile e in tanti, me compreso, stanno benedicendo l’evento.

    Padosso di questo momento storico.

    Quindi per concludere il sermone, rispondo alla domanda del titolo:
    credo che il Napoli, cosi come troppe altre società, sia rimasto indenne e fedele a se stesso soltanto tra le pagine di un forum come questo.

    .. e pazienza

    • squaccio

      Tu credi che l’Inter sia tornata stabilmente ad avere il suo azzurro ?
      O purtroppo, nella logica della tornazione di marketing quest’anno era semplicemente “il suo turno” ?

      Quando esce una maglia stupenda penso sempre che l’anno dopo potrà solo peggiorare…

      • MOSCA

        Stabilmente no, no credo purtroppo.

        Più che pensare che quest’anno potesse essere il turno dei veri colori credo, per il mio pre-giudizio su Nike, che abbiano creato la miglior compensazione possibile rispetto a quel orribile gessato ma che una volta dimenticato, potrà essere sostituito da future altre stamberie.

        Il modello della prossima stagione è un evidente segno di “riappacificazione” tanto da non aver nulla dello nike. Mi pare lampante e innegabile.

        Ma appunto credo sia più un gesto distensivo che un vero e proprio modo di operare per il futuro.
        Magari durerà anche un paio di stagioni, ma poi qualcosa di anomalo verrà proposto.

        Se leggessi che il prossimo fornitore sarà Umbro, o Macron ecc.. allora mi sbilancerei parecchio fiducioso che i colori restino quelli che devono essere, ma haimè trattandosi di Nike ho le tue stesse sensazioni..penso sempre che l’anno dopo potrà solo peggiorare.

    • Magliomane

      CARNEVALATA.
      Credo sia la parola piu calzante che abbia mai letto a per descrivere la maglia in jeans del napoli 😉

  • Luca_M

    un nuovo ottimo articolo di daniele, al quale proporrei di scrivere anche articoli sulle storie delle divise di varie società (roma, napoli, inter ecc.)…

    • Daniele Costantini

      Luca, ho solo due mani e una giornata di ventiquattr’ore… 😀

  • Swan

    In teoria ci sarebbe una regola che prevede che il club di casa debba scendere in campo con i propri colori sociali, ma nel calcio italiano le regole sono fatte per essere modellate a seconda degli interessi di chi urla di più.
    Io a memoria non ricordo una partita di Premier League dove la squadra ospitante abbia indossato l’away kit.
    Ciò che è accaduto quest’anno al Napoli, a parte la maglia oscena, è lo specchio di un sistema calcistico alla deriva.
    Poi nello specifico io non sono mai stato un sostenitore delle maglie immutabili nel tempo con lo stesso template per 120 anni, ma stemma e colori sociali sono sacri.
    A Cardiff Vincent Tan ha provato a cambiarli per interessi personali ed è stato costretto a furor di popolo a fare retromarcia, in Italia temo che, come riportato nell’articolo, in fin dei conti non interessi quasi a nessuno.

    • Arfonso

      Se così fosse, anche il Parma sarebbe contravvenuto a questa regola, giacché al Tardini gioca con la maglia bianca crociata…il gialloblù dove sarebbe?

      • Daniele Costantini

        Non ricominciamo con questa storia… 😀

        Nella città parmense, in maglia gialloblù, gioco fugacemente nell’estate del 1913 il Verdi FBC. Il Parma, costituitosi ufficialmente nel dicembre seguente – assorbendo anche il Verdi -, vestì da principio la crociata bianconera inventata ad hoc da Ugo Betti.

        L’abbiamo già raccontato esaustivamente… ( http://www.soccerstyle24.it/2013/12/cento-anni-di-calcio-parma-tutte-le-maglie-leggendarie/ ) …nessuno vuole cancellare quelle brevi epoche vissute in bianco o in gialloblù, ma la storia centenaria del Parma – in qualunque categoria essa proseguirà – è stata e dovrà rimanere dei suoi colori originari, quelli crociati.

      • Matteo Perri

        Oltre a quanto scritto da Daniele, la prima maglia del Parma, registrata in Lega, è la crociata (ovviamente) quindi nessuna violazione. Lasciateci almeno la maglia 😀

        • Arfonso

          Per carità, nessuno sta criticando…s’è parlato di colori sociali, sarebbe stato più preciso parlare di divisa registrata.Resta comunque il fatto che a me non dispiace usare in casa i kit di riserva, a patto che sia per ragioni cromatiche.

        • Daniele Costantini

          s’è parlato di colori sociali, sarebbe stato più preciso parlare di divisa registrata“… Scusa @Arfonso, questa non l’ho capita! 🙂

          I colori sociali del Parma, quelli sulla maglia, sono il bianco e il nero. Poi, certo, ci sono anche il giallo e il blu (legati storicamente alla città), che infatti trovano spazio in maniera paritaria nello stemma societario, e che gli stessi tifosi sfoggiano orgogliosamente sugli spalti del Tardini ( http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/ce/Stadio_Ennio_Tardini_5.JPG/800px-Stadio_Ennio_Tardini_5.JPG )… ma che mai hanno trovato posto, se non in piccoli dettagli, sulla storica divisa crociata bianconera.

          Per fare un esempio similare, a Pisa vedi oggi, all’Arena Garibaldi, quasi più biancorosso che nerazzurro ( http://tmw-foto.tccstatic.com/storage/album/thumb1/c56bc4f06064e01872f0e6e267c35307-92592-1401127684.jpeg ) poiché tantissimi tifosi esprimono il supporto alla squadra attraverso la storica bandiera cittadina dell’epoca marinara – rossa con ‘Croce Pisana’ bianca all’interno -: ciò, però, non vuol dire che la maglia del Pisa dovrebbe cambiare colori 😀

        • Eugenio

          Secondo me comunque ci dovrebbe esserci spazio per questi colori.. I tifosi si identificano in essi, fanno parte della storia cittadina, perché non considerarli per le seconde maglie o le rifiniture ?
          Sulla prima maglia non si discute, quella è e quella rimane.

  • claudio87

    Qualcuno puo spiegarmi la variazione cromatica dei numeri sulla maglia denim, da biancho a verde?
    Grazie

  • 97geo

    penso che lo striscione apparso nell’ultima giornata contro la lazio catturi perfettamente l’opinione del pubblico partenopeo sulle stramberie di ADL
    http://www.dalnapolisocceraitempinostri.it/wp-content/uploads/2015/06/13.jpg

  • nevskji

    credo sinceramente che kappa non consentirà scempi del genere.
    non è, come macron, un brand in crescita…non ha bisogno di farsi pubblicità in questo modo.

  • Pix

    Mi inserisco nell’argomento per una “polemica” laterale: l’abitudine di far vestire al portiere la maglia coi colori della squadra in caso di utilizzo del kit da trasferta. Ho rivisto questa bruttura col Pescara nello spareggio col Bologna, non pretendo che come nel vecchio campionato inglese i portieri dovevano vestire la maglia verde o blu http://twohundredpercent.net/?p=21537 o come in Italia negli anni settanta quella nera, ma un minimo di decoro e ordine sarebbe auspicabile, la forma è sostanza.

    • sergius

      Concordo, perché vedere i portieri vestire le maglie dei giocatori di movimento è un’abitudine orrenda che ha preso piede in Italia e in altri campionati, ma che ovviamente non si vede quando giocano le nazionali, o in Champions o in campionati seri come Liga, Premier League e Bundesliga. Vedere un portiere con la maglia a strisce, come nell’esempio che hai fatto tu, è semplicemente un pugno in un occhio.

    • Matteo Perri

      Personalmente non mi disturbano affatto i casi sporadici dei portieri con la maglia dei giocatori di movimento 🙂

    • rudiger

      Io la penso esattamente al contrario: se fossi portiere metteri la prima o la seconda maglia della mia squadra, a seconda di quella che indossano i compagni. Non ho mai capito perché il portiere di un club, ruolo chiave e unico, debba vestirsi con colori che non hanno niente a che fare con quel club.

      • rudiger

        *metterei

      • Giangio87

        Per visibilità nei confronti dell’arbitro essendo l’unico a poter toccare la palla con le mani.

        • rudiger

          Tu hai mai avuto problemi a capire se un tizio in campo fosse arbitro o portiere?

    • Daniele Costantini

      Mi accodo a Matteo e rudiger. Di quella finale play-off, ho trovato più fuoriluogo il Pescara che scende in campo a Bologna in verde fluo – quando avrebbe potuto giocare senza problemi in biancazzurro – che non il portiere con la canonica divisa palata degli abruzzesi.

      In fatto di maglie, è interessante soffermarsi sul difficile ruolo insito nella figura dell’estremo difensore: spesso decisivo per le sorti di quella squadra, di quei colori che tuttavia lui… non può mai indossare! Io l’ho sempre trovata una gran carognata 😀

      Ho già detto in passato che, fosse per me, ricopierei alla lettera quanto già accade nella pallavolo – dove il libero indossa sempre la maglia di riserva, e viceversa. Che anche nel calcio, i portieri vestano in casa le seconde/terze maglie del club, mentre in trasferta, quando necessario, che siano gratificati dallo sfoggiare anche loro “la maglia” della propria squadra 😉

  • Alex Naples

    La maglia azzurra e la storia queste stramberie non ci appartengono ma il signor adl pur di incassare soldi sia dallo sponsor tecnico che dagli sponsor commerciali mortifica questo aspetto e continua a calpestare sia l’amore per la maglia dei tifosi che la passione calcistica che più che una passione è una religione!

  • sergius

    Penso che dopo mimetiche e maglie jeans il Napoli, squadra che ogni anno promette tanto e puntualmente non vince mai nulla, debba pensare più alla sostanza dei risultati che non a suscitare curiosità e quindi vendita, di maglie che sono una più brutta dell’altra.

    • Davide

      La Supercoppa la chiami niente?

      • Daniele Costantini

        @Davide, ovviamente la Supercoppa Italiana non è assimilabile a “niente”, e la società di ADL ha dalla sua l’essere l’unica che, in Italia, nell’ultimo quadriennio ha saputo strappare qualche trofeo alla Juventus pigliatutto.

        Detto questo, parafrasando un famoso detto, 1 partita su 59 non fa primavera. Come ho ricordato io stesso nell’incipit del pezzo, gli obiettivi dei partenopei in vista della nuova stagione erano altri e ben più prestigiosi…

        In fondo le supercoppe – “competizioni” che si dipanano nello spazio di una mera partita – sono l’esempio di ciò che nel calcio inglese viene ironicamente definito ‘Mickey Mouse Trophy’: ovviamente spiace perderle, ma non sono sconfitte capaci di segnare in negativo una stagione; ovviamente fa piacere vincerle, ma non sono successi su cui valutare la riuscita o meno di un’annata.

        Chiuso questo breve off-topic, non iniziamo diatribe su chi ha vinto questo o quello… qui si parla di maglie, non di cosa combina chi le indossa 😉

  • Vittorio

    Anche se più di una volta, su questo blog, ho proposto che le società sportive fissassero sullo statuto i pantoni dei colori sociali, oggi penso che non servirebbe a molto. L’inserimento della divisa “third ” peraltro sacrosanta non risolverebbe questo fenomeno. Le regole dovrebbero metterle le Federazioni che in questo momento hanno ben altro a cui pensare. In conclusione, come abbiamo visto con la maglia del Barça della prossima stagione, le aziende produttrici rivendicheranno il loro personalissimo arbitrio a fronte di laute sponsorizzazione. a noi, poveri appassionati, non resterá che commentare al vento il nostro sdegno o la nostra approvazione.

  • MM531

    Complimenti a Daniele, che scrive sempre articoli molto belli e completi.

    Tornando all’articolo, nel caso del Napoli è quasi una fortuna l’avvento di Kappa, che non innova praticamente mai in terra italiana, limitandosi ad apportare lievi modifiche alla maglia precedente. Temo però che il rifiuto di Nike da parte di De Laurentis sia un segnale che anche con Kappa voglia fare la tamarrata di turno, non accontentandosi di una Away o una Third da catalogo.

    Visto che ciò è probabile, speriamo almeno che Away e Third siano usate come Away e Third. Se ciò non dovesse succedere, al terzo anno di maglie in pasto al marketing, vi consiglio, tifosi napoletani, ad iniziare i boicottaggi.

  • rudiger

    Dopo alcuni anni di frequentazione di questo sito vi elenco una serie di frasi ricorrenti che mi fanno piangere il cuore, con tutto il rispetto dovuto a chi le scrive:
    “Per un anno ci può stare”
    “La tradizionale away bianca”
    “Semmai va bene come terza maglia”
    “Senza sponsor sembra vuota” con la terribile variante “Quando avrà lo sponsor sarà più equilibrata”
    “Allora vorresti giocare ancora con le maglie in lanetta?”
    “Capisco le esigenze di marketing”

    Per come la vedo io le squadre dovrebbero giocare SEMPRE con la prima maglia, e usare la seconda solo per non confondersi in campo. Ovviamente ritengo le terze maglie assolutamente inutili (se non a chi le vende). Quindi abolirei le divise “da trasferta” e le chiamerei “alternative”. Il motivo è che i colori sociali sono parte dell’identità della squadra e per questo, in tempi più civili, erano le squadre di casa, per ospitalità, a cambiare maglia: per dare modo agli ospiti di sfoggiare davanti al pubblico di un’altra città i loro colori. Poi si è ribaltato il concetto, chissà perché… Ed ecco che, fatalmente, oggi i colori sociali perdono sempre più di importanza.

  • Crygol 27

    Il calcio è oramai uno dei business piú importanti d’italia e adl è soprattutto un grande businessman italiano per cui se uno più uno fa 2…

  • Dukla

    Complimenti, Daniele: un articolo che, oltre a essere interessante come sempre, è in certi passi struggente. Maglia, colori e valori: sono fiero di far parte di questa nostra “piccola tribù”!
    Purtroppo la situazione è proprio come la descrivi: a Napoli la maglia è diventata un businness, ma la sensazione è che le cosa stiano andando in questa direzione un po’ ovunque…

  • Mr.74

    Gli step sono due, numero uno, la maglia è bella? Nel caso specifico(e lo dico da tifoso del Napoli) la trovo orribile, almeno quanto la camouflage dell’altra stagione. Secondo step, è opportuno che una maglia concepita idealmente come third, quindi teoricamente destinata a comparire una tantum nel corso della stagione, alla fine della fiera venga invece utilizzata più della home, e addirittura destinata a fare la “titolare” in determinate competizioni(E.League..Coppa Italia..ma nel caso specifico ahimè..se l’è giocata anche in campionato…)? Ancora una volta la risposta, per quanto mi riguarda è decisamente NO! Il fenomeno delle third un pò sui generis,mi sembra che già da un bel pò di anni, si sia affermato in Inghilterra, sospinto dal marketing, ma tranne rare occasioni, in Inghilterra si è sempre fatto un utilizzo delle third con parsimonia e logica, a prescindere dal tipo di competizione. In Italia si è spesso perso il controllo, spero che si rientri nei ranghi, perchè francamente almeno quando gioca in casa(fosse anche un’amichevole!!!) io il Napoli voglio vederlo con i suoi colori tradizionali!

    • Daniele Costantini

      Solo un appunto al tuo ragionamento. Come da documenti federali, per la stagione 2014-15 il Napoli ha direttamente registrato in Lega la divisa ‘Blu Denim’ – e qui aggiungici pure un “addirittura”, se lo trovi pertinente – come opzione away!

      Come home è stata registrata la classica maglia azzurra, ma con pantaloncini pure azzurri, mentre “retrocesso” a opzione third c’era lo storico e desaparecido completo all-white.

      Qui puoi scaricare tutto l’elenco ufficiale relativo ai club di A, B e Lega Pro: http://www.legaseriea.it/c/document_library/get_file?uuid=1a5d841b-d1ae-43e2-914c-ff19edeef2c9&groupId=10192

      • Mr.74

        Mah…converrai che le registrazioni federali possono anche lasciare il tempo che trovano(ad esempio, in tal senso, qualcuno mi dovrà spiegare chi ha permesso al Parma di giocare in total green contro La Juventus…e forse un altro paio di volte…), nel senso che il Napoli poteva pure registrare la perfect denim come third, o forse addiritura nemmeno inserirla nel novero delle divise 2015/16, e alla fine farne lo stesso uso spregiudicato e frequente, non penso che ci sarebbero state conseguenze devastanti. Ma lo dico con avvilimento, nel senso che la federazione fa fatica a gestire ben altro, pensa se sarebbe in grado di punire in maniera significativa una squadra per una roba del genere. Poi faccio seguito ad un tuo commento successivo, condivido e sottoscrivo in pieno la prima parte, nel senso che il giallo, oltre che gradevole, di tanto in tanto ha fatto capolino tra le divise del Napoli, e ancora più d’accordo sul rosso, del quale per altro, ho ricordi bellissimi dei tempi d’oro. Sono molto scettico però su una combinazione dei due colori(di qualunque tipo, strisce verticali…orizzontali, bande..e quant’altro…), soprattutto se questa eventuale combinazione dovesse richiamare i colori del Comune di Napoli. La spiegazione è semplice, i colori sociali di una squadra, non necessariamente si richiamano a quelli della città rappresentata, ma hanno un percorso indipendente, ed una loro storia ben precisa, nulla osta(e i casi sono piuttosto frequenti…) che tali colori si richiamino volutamente a quelli della città, ma assolutamente non necessariamente, e per quanto mi riguarda, se il Napoli, a distanza di moltissimi anni dal 1926, nel 2015 proponesse una maglia giallorossa per rifarsi ai colori del Comune, lo riterrei un obbrobrio quasi peggiore della camo o della denim. Naturalmente il mio come al solito è un giudizio personalissimo!

        • Mr.74

          Errata corridge…ovviamente quando parlavo della Denim, mi riferivo alla stagione 2014/15 e non 2015/16

        • Daniele Costantini

          In fatto di maglie, come abbiamo visto negli ultimi anni a Napoli, quanto comunicato in estate in Lega non sempre si riverbera sul prosieguo della stagione. Ciò nonostante, aiuta a farsi un’idea di come una società voglia porsi in fatto di uniformi: e, tornando a Napoli, la divisa ‘Blu Demin’ registrata come away lasciava trasparire – come già avvenuto l’anno passato per la camouflage, similmente registrata come seconda uniforme – l’intento del club partenopeo di massimizzare la visibilità di questo capo.
          ____

          Circa i colori sociali, il mio discorso era legato prettamente alle seconde divise. Soprattutto in Italia, si contano sulle dita di una mano le away ‘intoccabili’, cioè divenute col tempo forse anche più famose delle maglie casalinghe – la fasciata del Genoa, la maglia bianca ‘europea’ del Milan… -; spesso i club nostrani (e tra questi rientra anche il Napoli) si limitano alla semplice maglietta bianca…

          Per questo, fermo restando il moloch dei colori sociali per la home – anche se io sono personalmente più affine allo stile tedesco, amando veder variare di anno in anno i template -, ritengo che con le away si debba esser liberi di sperimentare cromaticamente; magari attingendo proprio alle tinte comunali (se diverse dai colori sociali di un club), in modo da rinsaldare ancor più il legame tra la squadra e il suo territorio. Per quanto mi riguarda, se il Napoli disegnasse una away giallorossa, accoglierei con assoluto favore una simile proposta.
          ____

          Tornando al caso Napoli/Denim. Questa divisa può piacere o meno a seconda dei nostri gusti soggettivi – a me non piace, sul tema ho preferito la proposta dell’OM 2013-14 ( http://www.soccerstyle24.it/wp-content/uploads/2013/05/maglia-trasferta-marsiglia-2013-2014.jpg ) -, ma non è questo il punto. Per quanto mi riguarda, il club partenopeo è liberissimo di sperimentare quanto vuole tra seconde e terze uniformi, ci mancherebbe… quel che non mi lascia basito – è il succo dell’articolo – è vedere una maglia da trasferta utilizzata più della divisa casalinga! Questo trovo inaccettabile.

  • luigi_SA_

    Come si nota dai commenti precedenti anche su questo argomento ognuno ha la propria opinione(giustamente). Però, sarà che io sono un nostalgico romantico, ma vedere una maglia “Denim” o “Camouflage” del napoli o di qualsiasi altra società mi viene la nausea. Posso capire il concetto di mercato e di vendite, ma se ci pensate il mercato siamo noi!; allora è proprio questo che non riesco a capire, come si fa ad acquistare una maglia della propria squadra del cuore che non sia la “HOME” o dei propri colori sociali?!?!?! è una cosa più forte di me, ma non riesco a capire. Per carità ognuno fa ciò che vuole soprattutto con i propri soldi, però siamo anche noi a muovere il mercato, in questo caso di squadre sportive, per cui se la maglia dell’inter da nero azzurra a bande verticali diventa tutto ad un tratto nera, allora non c’è una risposta alla mia domanda. Sono un tifoso della Salernitana e appassionato di maglie, sono 6 anni che non compro una maglia della mia squadra, hanno inserito da 3 anni a questa parte un giallo sia nei dettagli che nel font che è una cosa oscena, e sinceramente non la compro oltre per il fatto che non mi piace, anche perché non la riconosco come parte integrante di quella società. Detto ciò ridateci le MAGLIE VERE!!!

    • Matteo Perri

      Caspita Luigi, sei un vero dittatore della tradizione, fosse per te dovrebbero chiudere tutti i brand 😀 😀

      Battute a parte, io sono un tradizionalista riguardo le prime maglie, ma ben vengano le soluzioni moderne e innovative (vedi Roma 15-16) a patto che non oltrepassino certi limiti (vedi maglia Inter 2014-15). Pensare che nel 2015 si debbano fare maglie basiche come negli anni ’70 significa ignorare che viviamo in epoche diverse con stili ed esigenze completamente differenti.

  • Faretra

    Pazza idea: fare la maglia giallo-rossa, visto che questi sono i colori del comune di Napoli. In questo modo i casi son due: o non la useranno a causa del possibile accostamento con la Roma, e quindi indosseranno la Azzurra (e sarebbe ottimo) o la useranno lo stesso (e in questo caso, almeno, il Napoli giocherebbe coi colori del Comune).
    Voi che dite?

  • Acqui

    Io sono tifoso del Napoli e anche per me in casa bisognerebbe utilizzare la prima maglia. Ma io adoro questa maglia (tranne quando in Europa aveva quegli orridi numeri fluorescenti) e la ritengo strepitosa, così come ritengo strepitosa la maglia jeans del Marsiglia che è la mia maglia da calcio preferita.
    Comunque ripeto, in casa bisogna utilizzare la maglia casalinga, nessun’altra

  • Luigi_SA_

    @matteoperri ahahahha ti posso assicurare che non sono un dittatore anzi..io sono d’accordo con te di andare avanti nell’innovazione(vedi Roma 2015/2016) ma la Nike in questo caso ha fatto un bel kit senza allontanarsi dalla tradizione dei colori naturali della maglia! Forse sono stato troppo categorico, ma il mio discorso era quello di lasciare almeno la prima maglia con i colori sociali naturali. A differenza di qualche altro utente io sono a favore della terza maglia e di sperimentare, infatti credo che la maglia home 2014/2015 dell’Inter fosse una buona soluzione, ma semplicemente come terza. Nella mia collezione ho qualsiasi tipo di maglia, ed essendo amante del bianco sono più le maglie da trasferte che le home quelle che posseggo

  • Mr.74

    Daniele Costantini sono perfettamente d’accordo con te, salvo per un’eventuale away o third che fosse, del Napoli, che si richiamasse volutamente ai colori comunali, ho spiegato il motivo in un post precedente. In parole povere, se ci fosse stato un qualche richiamo al giallorosso comunale fin dalla fondazione del Napoli, o poco più tardi, fermo restando l’inviolabilità dell’azzurro, la cosa avrebbe avuto un qualche senso, ma ricordarselo dopo q

    • Mr.74

      ….quasi 90 anni, mi sembra davvero una forzatura, pensa se tutti i club che non hanno colori sociali simili a quelli comunali, facessero altrettanto improvvisamente….sai che confusione?

  • marco

    fosse soltanto il problema del colore jeans della maglia o quella militare dello scorso anno, il problema é che De Laurentis sta tappezzando di pecette la maglia del napoli come la peggio squadra di bassa lega francese. Fossi tifoso del napoli sarei inca***** come una biscia

  • salvatore

    Mi compiaccio per l’articolo… ma non dimentichiamo che noi napoletani siamo anche un popolo che facciamo propri anche gli sfottò, e mi riferisco al primo simbolo del Napoli, che non è mai stato il ciuccio ma bensì il nobile cavallo rampante persano di origina borbonica, ma che all’indomani del primo campionato (quando il Napoli arrivò ultimo in classifica) lo sfottò che non si trattava di un cavallo persiano ma di un ciuccio di fechella (detto partenopeo), da quel momento si parlò di quel simbolo. Magari il presidente De Laurentiis ritornasse al simbolo originale… poi negli anni cancellato da una N di chiara origine napoleonica che ha poco a che fare con la storia del nostro territorio.