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Atene, 18 maggio 1994. Il Milan di Fabio Capello spazza via il borioso Barcellona di Johan Crujiff nella finalissima di Champions League. Il roboante 4-0 macchia l’annata ‘Blaugrana’, che aveva portato in bacheca la Liga. Sulle rive del Manzanarre, a Madrid, la vittoria dei rossoneri viene accolta con un timido sorriso dal Real.

La gioia per la caduta dei rivali di sempre, però, è effimera. Le ‘Merengues‘ vengono da una stagione disastrosa che ha avuto come unico squillo la Supercoppa di Spagna vinta a dicembre. Il quarto posto in campionato parla invece di una clamorosa ‘manita’ rifilata proprio dal ‘Barça’ e che non è stata digerita dai tifosi madrileni. Quarti di finale di Coppa delle Coppe (letale l’incrocio con il Psg) e quarti anche in coppa del Re, il tutto con due allenatori: Benito Floro e poi Vicente Del Bosque nel ruolo di traghettatore.

Real Madrid-PSG 1993-94

La sfida fra Real Madrid e PSG nella Coppa delle Coppe 1993-94

 

Nell’estate 1994 il presidente Ramon Mendoza vara una rivoluzione che è mirata a far terminare l’egemonia del ‘Dream Team’ di Cruijff e di riportare la Liga nella capitale (l’ultima è datata 1989-1990). Sulla panchina del Bernabeu siede un argentino che conosce l’ambiente: Jorge Valdano, reduce dall’esperienza al Tenerife. Sulla ‘camiseta blanca’ fa il suo debutto il marchio Kelme, che sostituisce Hummel. Il brand spagnolo (riconoscibile dall’iconica ‘zampa’) comincia quello che è sicuramente il periodo più glorioso della propria avventura calcistica e che combacia con il rilancio internazionale del club più famoso del mondo.

Laudrup, Luis Enrique, Real 1994-95

In pieno stile ‘Real’ viene decisa una campagna trasferimenti con molti volti nuovi in entrata e diversi addii. Il fantasista croato Robert Prosinecki se ne va e con lui il brasiliano Vitor, Paco Llorente e Villaroya. Santiago Canizares torna dal prestito al Celta Vigo per giocarsi il posto tra i pali con Buyo. Dal Valencia arriva la ‘garra’ di Quique Sanchez Flores. A centrocampo l’eleganza innata dell’argentino Fernando Redondo mentre dal Barcellona viene acquistato un certo Michael Laudrup. Valdano promuove in prima squadra anche un giovane del vivaio: Raul Gonzalez Blanco.

Maglie Real Madrid 1994-1995 Kelme

Le maglie del Real Madrid dal 1994 al 1996, l’esordio di Kelme

 

Il primo kit proposto da Kelme per il Real Madrid è a prima vista classico, ma impreziosito da dettagli che lo renderanno unico ed iconico col passare degli anni. La divisa home è tradizionalmente ‘blanca’. Sulle spalle è presente una banda che ripropone il logo della ‘zampa’ ripetuto e in color malva. Il colletto è a polo con inserti in maglieria bianco-malva alla cui base è presente la dicitura ‘Real Madrid’ in corsivo. Il lettering ‘Kelme‘ e lo sponsor ‘Teka‘ sono abbinati. La maglia è arricchita dalla stessa scritta ‘Real Madrid’ in corsivo stampata in più parti. La divisa da trasferta è blu elettrico con quattro inserti geometrici malva (con finiture bianche) che partono dal fianco sinistro fermandosi a tre quarti maglia. Fascia sulle spalle sempre malva, così come il colletto che riprende quello della divisa home.

Vittoria Liga Real Madrid 1994-95

Zamorano e Laudrup con la Liga vinta nel 1994-1995

 

La prima annata è straordinaria, almeno entro i confini nazionali. Il Real Madrid di Jorge Valdano trova la giusta amalgama. La difesa è rocciosa grazie a Sanchis, Hierro e Quique che rappresentano una corazza di fronte a qualsiasi attacco. La regia di Redondo e la classe di Laudrup ispirano il senso del gol di Ivan Zamorano che si laurea capocannoniere con 28 gol. Martin Vazquez completano la mediana mentre in attacco è importantissimo il contributo di Luis Enrique e di Amavisca. Dalla panchina il fosforo di Michel e Milla e i gol del gioiellino Raul e del più scafato Alfonso. Butragueno è al passo d’addio dopo aver scritto pagine importanti della storia ‘blanca’.

Il 26esimo titolo di campione di Spagna è impreziosito dal 5-0 rifilato al Barcellona (che terminerà quarto) nel ‘Clasico’ in una partita indimenticabile manifesto dell’annata in campionato. Una vittoria che regala consapevolezza alle ‘Merengues’, il cui immediato futuro però non è roseo come ci si può attendere.

Manita Zamorano Real Madrid

Zamorano mostra la ‘Manita’

In Coppa Uefa l’avventura è dimenticabile: superato a fatica il primo turno con lo Sporting Lisbona, arriva la goleada con la Dinamo Mosca. Negli ottavi però i danesi dell’ Odense di Kim Brink vincono 2-0 al ‘Bernabeu’ eliminando in maniera piuttosto rumorosa un Real che non va oltre gli ottavi di finale nemmeno in Coppa del Re.

Nella stagione 1995-1996 il Real non conferma quanto di buono fatto in quella precedente. L’avvicendamento nel ruolo di presidente tra Ramon Mendoza (dimissionario) e Lorenzo Sanz non porta la serenità necessaria. In panchina Valdano viene sostituito a campionato in corso prima dal ‘solito’ Del Bosque e poi da Arsenio Iglesias. La squadra è molto forte comunque ma sul mercato perde pedine fondamentali come Martin Vazquez. Se ne va anche Alfonso, mentre il ‘Buitre’ decide di ammainare la bandiera. Arrivano Esnaider, Soler , Rincon e molti giovani promossi dal vivaio come Guti, Sanz e Garcia Calvo.

Kelme propone lo stesso kit della stagione precedente. La Liga termina con un anonimo sesto posto e viene vinta dai ‘cugini’ dell’Atletico Madrid guidati da Radomir Antic (che, però, perde entrambi i derby). La Supercoppa di Spagna viene persa malamente con il Deportivo La Coruna mentre in Coppa del Re la corsa termina agli ottavi contro l’Espanyol.

Confronto Raul contro Vierchowod, Real-Juventus

Un acceso confronto fra Raul e Vierchowod

 

In Champions League il Real supera la fase a gironi. Nessun problema nel mettere dietro il Grasshoppers ed il Ferencvaros. Gli scontri diretti con l’Ajax però sono impietosi: 1-0 ad Amsterdam e 2-0 a Madrid, segno che il gruppo non è ancora pronto per tornare vincente anche in Europa. L’avventura delle ‘Merengues’ termina infatti ai quarti contro la Juventus. All’andata Raul illude il Real ma al ‘Delle Alpi’ Del Piero e Padovano eliminano gli spagnoli.

L’annata senza trofei e il titolo vinto dai cugini dell’Atletico fa mugugnare parecchio il viziatissimo loggione del ‘Bernabeu’. Il neo-presidente Sanz vuole preparare al meglio la prima annata intera da presidente. Per andare sul sicuro ingaggia Fabio Capello, reduce dall’ennesimo scudetto vinto col Milan. Anche sul mercato, stavolta, è vera rivoluzione. Partono Laudrup, Luis Enrique, Zamorano, Quique, Michel, Esnaider, Soler e Rincon. La campagna acquisti, però, è sensazionale. In porta il campione d’Europa Bodo Illgner. Per la difesa Christian Panucci, Roberto Carlos e il portoghese Secretario. In mediana la classe di Seedorf e i muscoli di Ze Roberto. In attacco due ‘zingari’ del gol: Predrag Mijatovic e Davor Suker.

Maglie Real Madrid 1996-1997

Kelme stavolta cambia e per il 1996-1997 propone una collezione con tre divise nuove di zecca. La maglia home riprende alcuni dettagli di quella del biennio appena trascorso: colore ‘blanco’ traslucido, colletto a polo con un triangolo malva alla base al cui interno è presenta la zampa Kelme. Sulle spalle la banda che riprende lo stemma del brand spagnolo ripetuto. La divisa da trasferta è malva con un motivo geometrico molto eccentrico sfumato verso il bianco. Sulle spalle è presente la banda bianca con le zampe.

La terza divisa è ‘blanca’ ed è una elaborazione moderna dei quarti con due settori simmetrici dove sono presenti motivi geometrici color malva ad effetto ‘pixel’. Lo sponsor è ‘Teka’.

Roberto Carlos con Fabio Capello

Fabio Capello discute con Roberto Carlos

 

La Liga 1996-1997 si dimostra una delle più avvincenti della storia. L’Atletico Madrid campione in carica non riesce a ripetersi, d’altronde ha di fronte due squadre che hanno ben poco di umano. Il Real di ‘Don’ Fabio Capello infatti duellerà per tutto l’anno con il Barcellona (e chi sennò?) di Bobby Robson, uno squadrone che può contare sull’astro nascente del ‘Fenomeno’ Ronaldo oltre ad altri tenori di livello (Stoichkov, Figo, Luis Enrique e Guardiola, solo per citarne alcuni).

Capello regala alle ‘Merengues’ una solidità eccezionale in campionato e costruisce il telaio di una squadra destinata a mietere successi. Roberto Carlos e Panucci terzini, Hierro e Sanchis centrali. Seedorf, Redondo e Vazquez a centrocampo, con Guti che si affaccia in prima squadra. In attacco la fantasia e la potenza dei ‘cugini’ balcanici Suker e Mijatovic, supportati dalla sempre maggior consapevolezza di Raul.

Il Real vince il campionato con 2 sole lunghezze in più del ‘Barça’ che si accontenta della Coppa del Re (eliminando negli ottavi proprio le ‘Merengues’) e della Coppa delle Coppe. Quattro sole sconfitte in 42 partite disputate. Due partite chiave: Real-Barcellona 2-0 (Suker e Mijatovic) del dicembre 1996 ed Atletico Madrid-Real 1-4 del gennaio 1997 (Seedord, Raul e Victor i mattatori). La vittoria nella Liga però non basta. Il gioco poco spettacolare e alcuni dissidi con Sanz convincono Capello ad accettare il ritorno al Milan. Per l’ennesima volta le ‘Merengues’ ripartono da capo.

Jupp Heynckes allenatore del Real Madrid

Jupp Heynckes

 

Il presidentissimo Sanz si trova davanti allo spettro della stagione del suo insediamento che vide il sesto posto ed una Champions League discreta ma ancora insoddisfacente. Il Real Madrid non se lo può permettere un’altra volta, tenendo conto in particolar modo che non vince un trofeo internazionale dal 1986. La scelta dell’allenatore ricade su un tedesco pratico e dal pedigree importante: Jupp Heynckes che arriva dal Tenerife, trascinato addirittura alla semifinale di Coppa Uefa (citofonare casa Lazio) e che ha già vinto alla guida del Bayern Monaco alla fine degli anni ’80.

La squadra formata da Capello è già forte: Buyo si ritira. Milla, Alkorta e Lasa sono le partenze illustri. L’attaccante Dani torna alla casa base, dove trova il gioiello Morientes arrivato dal Real Saragozza. Ecco anche il fantasista brasiliano Savio, il francese Karembeu e il possente difensore Aitor Karanka. Nessuna rivoluzione, questa volta. Il telaio c’è, bisogna farlo lavorare in un certo modo.

Maglie Real Madrid 1997-1998

Kelme, questa volta, cambia linea. Per la divisa home presenta un completo ‘blanco’ con vistoso collo malva sfumato e lo stemma del Real Madrid centrale, sopra lo sponsor ‘Teka’. La maglia ha due fasce traspiranti sui fianchi con un mesh traslucido e sui bordi delle maniche è presente un triangolo malva con la classica ‘zampa’.

La maglia da trasferta è malva (uno dei colori, giustamente, più utilizzati da Kelme) con un colletto in maglieria nero con finiture bianche. Stemma societario al centro e due profili bianchi sui fianchi. Sulla parte alta finale delle maniche è presente una banda in malva chiaro con due ‘zampe’.

La terza divisa è assolutamente rivoluzionaria: nera di base con un motivo geometrico orizzontale bianco e malva. Colletto a polo bianco al cui interno è presente la ‘zampa’ con il lettering ‘R.M.C.F’, sulle parte finale delle spalle è presente una banda bianca con le due zampe.

Raul sfida Guardiola in Barcellona-Real Madrid

Heynckes si dimostra tecnico intelligente e anche dal punto di vista tattico non stravolge la squadra ereditata da Capello, dando comunque un impronta personale con un gioco votato maggiormente alla proposizione e scegliendo Canizares per il ruolo di portiere in campionato e Illgner per quello in coppa. La stagione inizia bene con la vittoria in Supercoppa ai danni del Barcellona di Louis van Gaal. Decisivo il 4-1 del ‘Bernabeu’ (dopo la sconfitta per 2-1 al ‘Camp Nou’) con Raul (doppietta), Mijatovic e Seedorf sugli scudi. La vittoria così ampia sembra presagire una stagione indimenticabile, e così sarà.

La Liga, però, scivola via malamente, con entrambi i ‘Clasicos’ concessi all’avversario ed il quarto posto finale dietro anche al duo basco Athletic Bilbao-Real Sociedad. In Coppa del Re l’avventura termina agli ottavi (‘matador’ il Deportivo Alaves). In Champions League, però, suona tutta un’altra musica.

Real Madrid-Borussia Dortmund, Champions League 1997-1998

Il Real Madrid torna in finale di Champions League

 

Il Real ha sollevato l’ultima volta la ‘coppa dalle grandi orecchie’ nel 1966. Un’attesa troppo lunga per un club che può vantare sei vittorie nella competizione. Heynckes sa che deve fare meglio dei suoi predecessori e la fase a gironi viene affrontata con grande piglio. Demoliti il Porto (2-0 in Portogallo, 4-0 in Spagna) e l’Olympiacos (5-1 e 0-0). 4-1 anche contro il Rosenborg che infligge agli spagnolo un 2-0, ininfluente, nella quinta giornata.

La squadra accede ai quarti di finale dove trova il Bayer Leverkusen di Cristoph Daum. L’andata in Germania è molto complicata: Beinlich apre le marcature. Le ‘Aspirine’ sono toste con stoccatori e faticatori del calibro di Ramelow, Emerson, Kirsten, Worns e Nowotny. Illgner (portiere di coppa) salva il risultato parando tutto e Karembeu sigla l’1-1 a meno di venti minuti dalla fine con un tocco da calcetto. Il ritorno è meno difficoltoso: ancora Karembeu, Morientes (sempre più decisivo) e Hierro mettono il sigillo sul 3-0. Il Real sbarca in semifinale.

Hierro in gol contro il Leverkusen

Hierro ‘mata’ il Leverkusen

 

Sulla strada tra Heynckes e la finalissima di Amsterdam c’è un’altra tedesca: il Borussia Dortmund campione in carica allenato dall’italiano Nevio Scala. La gara è surreale e inizia con più di un’ora di ritardo per la rottura dei tiranti di una delle due porte del ‘Bernabeu’ dovuta all’esagitazione dei tifosi di casa. Quando le squadre scendono in campo (nonostante le polemiche dei tedeschi) il Real ne ha di più e con Morientes e Karembeu (ancora loro!) ipoteca la finale. Il ritorno al ‘Westfalenstadion’ infatti termina 0-0: dopo 17 anni dalla finale persa al ‘Parco dei Principi’ contro il Liverpool, le ‘Merengues’ hanno la possibilità di tornare sul tetto d’Europa.

Seedorf e Davids, Real Madrid-Juventus

Seedorf e Davids nella finale di Champions League 1997-98

 

All’ ‘Amsterdam ArenA’, Heynckes si affida alla squadra tipo per fronteggiare la Juventus di Marcello Lippi, che è alla terza finale consecutiva (la quarta europea contando quella di Uefa del 1995). Panucci, Sanchis, Hierro e Roberto Carlos in difesa. Mediana con Karembeu, Redondo e Seedorf. Tridente formato da Raul, Morientes e Mijatovic. I bianconeri rispondono con una squadra a fine ciclo ma ancora fortissima: Peruzzi in porta, Montero a guidare la difesa. Deschamps e Davids centrocampo a supportare la classe di Zidane e i gol di Inzaghi e Del Piero (capocannoniere del torneo).

La partita promette molto e mantiene poco. Poche emozioni contenute in qualche sparuto lampo di grande calcio. Al 67′ Mijatovic spezza l’equilibrio segnando l’1-0 da opportunista, seppur in fuorigioco. Heynckes non deve faticare troppo. La reazione bianconera è tenue e si limita ad un paio di occasioni di Inzaghi e Davids. Al triplice fischio del tedesco Krug il popolo ‘Merengue’ è in estasi.

Vittoria settima Champions Real Madrid 1997-98

Il Real Madrid alza la ‘Septima’

 

Sanchis può alzare al cielo olandese la ‘Septima‘ Champions League della storia del club. 32 anni dopo la coppa sollevata da Francisco Gento all’ ‘Heysel’ dopo aver battuto il Partizan Belgrado. Heynckes entra dunque nell’antologia del Real Madrid dalla porta principale.

Sanchis Heynckes con la Champions League

Il Real Madrid non è, però, un club come gli altri e i trofei appena sollevati diventano effimera preistoria in pochi attimi. Il quarto posto nella Liga non piace al presidente Sanz e il distacco quasi siderale dal Barcellona contribuisce al siluramento di Heynckes, divenuto nel frattempo ‘Don’ Jupp.  La panchina ‘tritacarne’ delle ‘Merengues’ miete, dunque, l’ennesima vittima. Al tedesco succede Guus Hiddink, reduce dal quarto posto con l’Olanda ai Mondiali in Francia.

Anche Kelme termina il proprio mandato al ‘Bernabeu’. La vittoria della Champions League e la ritrovata dimensione internazionale rendono inevitabile l’avvento del colosso tedesco Adidas.

Maglie del Real Madrid firmate Kelme

La casa sportiva delle ‘tre strisce’ vincerà altre 3 Champions League (2000, 2002 e 2014) insieme al club madrileno, ma il binomio tra Real e Kelme rimarrà per sempre nell’immaginario collettivo che ha visto le ‘Merengues’ rinascere fino a imporsi nuovamente tra le società più vincenti al mondo. La leggenda ‘blanca’, ingiallita dal tempo e solo in parte ringalluzzita dalla ‘Quinta del Buitre‘, infatti riprende vita quel 20 maggio 1998.

Le zampe tese ad alzare al cielo la ‘Septima’ e l’ascesa vertiginosa di Raul: due istantanee immortali di un quadriennio fondamentale Giù il sipario: Kelme scende dal palco. Entrano in scena i ‘Galacticos’, ma questa è un’altra storia.

Photocredit parziale: classicfootballshirts.co.uk