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Diciamoci la verità: di bel calcio, azioni manovrate, schemi e menate varie, in fin dei conti, al malato di tifo poco importa… per chi vive il pallone come una religione, e ha nella propria squadra l’unica incrollabile fede, non esiste altra soddisfazione che portare a casa i tre punti.

Maglia Real Zaragoza celebrativa Coppa delle Coppe 1995

E chissene se la vittoria arriva a pochi secondi dal triplice fischio: anzi, tanto meglio! Ancor maggiore diventa la libidine, magari perfino sublimata da un “gollonzo” di gialappiana memoria o, perché no, da un’insperata magia estratta chissà come dal cilindro.

Se poi quest’incredibile hole-in-one arriva a un passo dalla lotteria dei rigori e da un trofeo da assegnare, allora siamo ai limiti di un’estasi che ogni singolo tifoso sulla Terra vorrebbe vivere, ma che raramente arriva a illuminare un’esistenza dedicata al Dio Eupalla. Ma se arriva, allora ti sbatte in faccia un crogiolo di emozioni difficile a staccarsi dalla pelle di chi le vive, e destinato a fondersi nel DNA dei tifosi per i decenni a venire.

Real Zaragoza, Coppa delle Coppe 1995

La vecchia Coppa delle Coppe… qualcuno di voi è così “gggiovane” da non ricordarsela?

 

Frangenti indelebili, che solo pochi fortunati sono destinati a raccogliere e farli per sempre propri. Tanti di loro vivranno sicuramente in Aragona dove, ancora dopo vent’anni, è più che mai vivo il ricordo di una delle notti più dolci della storia dei Blanquillos. Un momento assurto a imperitura fama grazie a quattro, semplici, parole.

— Il gol del secolo —

Quello del Real Zaragoza, pur non appartenendo alla tradizionale élite spagnola — e di conseguenza, continentale —, è un nome riuscito ugualmente a ritagliarsi un suo spazio, una sua dignità, in mezzo a nomi ben più altisonanti. Una squadra che oggi langue in Segunda División, a caccia di quello scatto per un posto nei play-off, per tornare a calcare il palcoscenico più prestigioso.

Real Zaragoza, Coppa delle Coppe 1995, Nayim

Nayim esulta stringendo in mano un trofeo, per gran parte, merito suo

 

Ma anche una squadra che, nel suo dipanarsi, ha saputo ogni volta sfruttare al meglio quegli spiragli che la gloria ha lasciato aperti alle casacche biancoblù. È quel che accadde negli anni ’90, l’ultima epoca d’oro di un club che, nel suo piccolo, ha saputo cogliere un momento su tutti rimasto — dopo vent’anni, possiamo dirlo — nella storia del calcio.

L’undici saragozzano, allenato dal giovane enfante prodige Víctor Fernández, all’inizio del decennio era tra le più rampanti formazioni iberiche: fatta propria nel 1994 la loro quarta Coppa di Spagna, c’era adesso una Coppa delle Coppe ad attenderli, per inseguire un sogno che in casa biancoblù si fermava a qualche lontano ricordo in bianco e nero. Un sogno che il Real Zaragoza, un anno dopo, arrivò a giocarsi sul prato del Parco dei Principi contro i detentori dell’Arsenal, contro Seaman, Adams, Wright e Parlour.

Real Zaragoza, formazione finale Coppa delle Coppe 1995

L’undici che uscì vincitore dal Parco dei Principi

 

Nomi che hanno segnato un decennio di calcio europeo, ma che quella sera non riuscirono a mettere in soggezione una squadra decisa più che mai a raggiungere la vetta (ineguagliata) della loro storia. Trascinatore degli spagnoli era Mohammed Alí Amar, per tutti Nayim; un ragazzo di Ceuta che, a dispetto delle origini nordafricane, ben conosceva i Gunners, reduce com’era da un lustro con un’altra maglia biancoblù addosso, quella del Tottenham.


Con il Tottenham avevo affrontato l’Arsenal per cinque anni e ricordavo che giocava sempre con la difesa alta, mentre il portiere faceva da libero. Quindi, prima della gara ho detto ai compagni e al mister che dovevamo provare a segnare da metà campo…

—Nayim, 2015


Proprio nei derby di Londra l’offensivo mediocentro aveva avuto modo di studiare da vicino gli schemi di una compagine, da qualche mese, nelle mani di Stewart Houston, ma che ancora seguiva la filosofia dello storico coach George Graham: ancora era impresso a fuoco il marchio di una difesa molto alta in cui l’estremo difensore David Seaman — i “baffoni” più famosi degli anni ’90, sportivamente parlando — agiva praticamente da libero aggiunto, spingendosi sovente fuori dai pali.

Arsenal, Coppa delle Coppe 1995, David Seaman

Mi sa che David Seaman, questa, non se l’aspettava proprio…

 

Una “falla” che non era sfuggita a Nayim, tanto da istruire dettagliatamente i suoi compagni di squadra prima della finale di Parigi. Nessun timore reverenziale per il Real Zaragoza che, dopo un primo tempo a reti inviolate, passò avanti a venti minuti dal termine con Juan Esnáider — ancora lontano dall’ectoplasma poi ammirato (loro malgrado…) dai tifosi juventini —, vedendosi tuttavia raggiungere sul pari pochi minuti dopo da un John Hartson al culmine della sua effimera esperienza in quel di Highbury.

Già nei 90′ regolamentari Aragón, memore dei consigli di Nayim, era andato vicino a pescare il jolly dalla lunga distanza, senza che ciò potesse evitare dei supplementari che, scanditi dall’inesorabile tic-tac delle lancette, parevano solo uno straziante preambolo verso la lotteria del dischetto. Mancavano davvero pochi attimi prima che la giacchetta nera Ceccarini portasse il fischietto alla bocca, quando uno dei ventidue in campo si ribellò a una finale decisa dalla sorte.

Real Zaragoza, maglia celebrativa Coppa delle Coppe 1995, giocatori

Gli eroi della notte parigina

 

Quell’uomo raccolse una palla respinta dalla retroguardia inglese e, pur trovandosi poco oltre la metà campo, scagliò un destro a campanile (vedere per credere) indirizzato verso la porta avversaria… un tiro che Seaman poté solo sfiorare con le dita, infilandosi in quella rete dove lui stesso, molto simbolicamente, rimarrà imprigionato. Quell’uomo era Nayim, che colse l’attimo regalandosi un momento d’immortalità lungo quaranta metri. Semplicemente, el gol del siglo.

— Vent’anni dopo —

Sono passati due decenni da quel 10 maggio 1995. Un tempo relativamente breve nel vivere comune, neanche lo spazio di una generazione; calcisticamente parlando, invece, siamo forse di fronte a un’era geologica. Tante cose sono cambiate in quel di Saragozza, negli ultimi due decenni. È ormai ingiallito il ricordo della squadra che lottava ad armi pari con Real Madrid, Barcellona e i top club del continente… In momenti come questi, di magra se non difficili, è la natura umana stringersi assieme nel ricordo di qualcosa che ci rese felici.

Real Zaragoza, 2015, maglia celebrativa Coppa delle Coppe 1995, fronte

In questi ultimi vent’anni nessun tifoso biancoblù ha dimenticato quella notte oggi tornata alla ribalta, quasi fosse un prezioso amuleto, a sospingere la squadra nel momento decisivo della stagione, nella rincorsa al palcoscenico più ambito. Un altro 10 maggio, stavolta del 2015, è la data in cui sul prato della Romareda è ricomparsa la maglia di quel trionfo. Non proprio la stessa, ma quasi… la celebrazione della più celebre maglia saragozzana, diciamo così, e di tutti gli uomini che fecero l’impresa.

Due decadi fa il club spagnolo era vestito da Puma che, a dispetto delle pazzie stilistiche di quel decennio, partorì una divisa piuttosto semplice e quasi minimale, nel solco della tradizione: maglia completamente bianca, pantaloncini completamente blu. L’unico vezzo di stile era ravvisabile nella chiusura a bottoni del colletto, esaltata da una piccola e quasi invisibile simil-gorgiera tono su tono. Insomma, una casacca che sarebbe presto finita nel dimenticatoio se non fosse stato per quella Recopa un tempo così gloriosa, ma oggi quasi sconosciuta all’appassionato più imberbe.

Dettagli casacca celebrativa Real Zaragoza

A colmare tale lacuna hanno provveduto quelli di Mercury, concittadini dei Blanquillos e che pertanto ben conoscono l’importanza di quanto avvenuto in quella lontana notte parigina. Il risultato finale è infatti la fedele replica di quella storica maglia, solo innovata in alcuni aspetti secondari. Il più evidente è lungo tutto il busto, dove la trama del tessuto reca impressi a mo’ di pattern i nomi di tutti i protagonisti che tornarono vittoriosi dalla Ville Lumière.

Al centro del petto svetta anche una speciale patch commemorativa «Recopa Paris 1995», azzurra con dettagli dorati e argentati, mentre un’ulteriore celebrazione dell’anniversario è impressa sulla schiena, sotto al colletto. Per il resto, tutto è esattamente uguale a vent’anni or sono. Una casacca in edición limitada già resa disponibile a tifosi e collezionisti da qualche settimana, e omaggiata al meglio con la vittoria 3-1 sull’Albacete davanti al pubblico amico.

oza, 2015, maglia celebrativa Coppa delle Coppe 1995, retro

Tuttavia, come già accaduto in casi similari degli anni passati (l’Atalanta è la prima che ci viene in mente), l’effetto vintage è stato parzialmente attutito dall’abbinamento ai moderni pantaloncini e calzettoni e, nel caso specifico del Real Saragoza, anche dall’apposizione degli odierni sponsor — i biancoblù sono peraltro tra coloro che, in questa stagione, hanno aperto le porte alle calze brandizzate. Un intento celebrativo in parte mutilato, ancora distante da quel misto di tradizione e rispetto che invece altrove, come nella patria del football (bussare in casa WBA), è invece da tempo la regola.

— Una stagione di anniversari —

D’altronde, c’è da dire che questa stagione è stata fin troppo ricca di ricorrenze in casa biancoblù. Due decenni addietro il Real Zaragoza scrisse sì per l’ultima volta il suo nome nell’albo d’oro continentale, ma tutto iniziò ben prima, esattamente mezzo secolo fa.

Real Zaragoza, divise 2014-2015

Le moderne divise della stagione 2014-2015

 

L’incipit degli anni ’60 fu il primo, grande, momento di gloria del club, quando una sopraggiunta prosperità economica permise la costruzione della Romareda e l’ingaggio di affermati giocatori: un gruppo che raggiunse l’apice nell’annata 1963-64, mettendo in bacheca i primi, importanti, trofei fatti propri dai Blanquillos.

Un anno, quel ’64, segnato da uno storico doblete col trionfo sull’Atlético di Madrid nell’allora Coppa del Generalísimo (l’odierna Coppa del Re, in una Spagna ancora fedele al Franchismo) e, soprattutto, con l’affermazione internazionale in Coppa delle Fiere, progenitrice della coppauefaeuropaleague, strappata ai detentori del Valencia — anche qui, corsi e ricorsi storici con la notte del gol del siglo — nella finalissima del Camp Nou.

Real Zaragoza, formazione finale Coppa delle Fiere 1964

I Blanquillos, stavolta in maglia roja, vincitori della Coppa delle Fiere 1963-64

 

Una squadra che per prima portò il nome di Saragozza fuori dai confini iberici, e dei calciatori da allora rimasti nella memoria collettiva, per sempre, come Los Magníficos. Proprio tale appellativo ha trovato quest’anno posto sulle moderne divise biancoblù, a sorreggere il tradizionale scudo societario.

Come delle coccarde appuntate al petto, quasi a trasmettere ai giocatori del terzo millennio tutta la forza di un passato tanto lontano ma, ciò nonostante, ancora così luminoso.

Real Zaragoza, patch maglie 2014-2015

La patch celebrativa dei Los Magníficos

 

In definitiva, una stagione che ha visto il Real Zaragoza guardarsi indietro, ai suoi giorni migliori, confidando che anche una maglia — per quanto, all’apparenza, semplice insieme di tessuti e cuciture — possa far da viatico per riportare una squadra, una città, a toccare nuovamente i fasti di un tempo.

Vi piace l’approccio di Mercury nel celebrare il glorioso passato del Real Zaragoza?

  • Fely

    come al solito la differenza la fanno gli sponsor 🙁

  • Alessandro

    Ricordo la partita..la guardai in diretta sul vecchio Philips a tubo catodico ho ancora negli occhi la spazzata di Nayim da centrocampo

  • Alessio

    Il colletto è orripilante…
    Per il resto la maglia è lodevole.

  • Magliomane

    Il gol di Nayim. Che roba! Me lo ricordo benissimo!

    Carina la maglia celebrativa, anche il colletto, che sembra tanto brutto da chiuso, non è poi così male quando è aperto.
    Si tratta di una maglia ben curata, nonostante il monocolore, contrariamente all’aborto del siviglia usato per la finale uefa.

    Per me è 7 pieno.

  • MOSCA

    20anni fa? lo ricordo benissimo.

    Maglia, che personalmente trovo eccezionale, perchè ricorda un evento doppiamente storico e irripetibile, tanto la coppa quanto quanto la maniera in cui venne vinta..nonostante appunto i pantaloncini.

    Quelle attuali mi lasciano molto indifferente, trovo infinitamente più forti quelle celebrate.

  • Swan

    Questa maglia celebrativa è pessima, non c’è un singolo elemento che mi piaccia a parte lo stemma del Zaragoza che ritengo il più bello del calcio spagnolo.
    Per me una maglia celebrativa è quella indossata dal WBA per l’Astle Day o dal Man U per la commemorazione dei caduti di Monaco 1958: riproduzione fedele, numerazione 1-11, niente nomi, sponsor, toppe, scritte varie.
    In questo caso vi è la riproduzione di una maglia comunque moderna quindi ok la numerazione personalizzata, il logo dello sponsor tecnico e basta. Comunque un modello di maglia che non mi piaceva già 20 anni fa, adesso ancora meno.
    Vidi quel match al militare, in camerata da una mini TV portatile in bianconero “presa in prestito”. Il gol di Nayim arrivò a filo di contrappello.

    • Daniele Costantini

      Cioè, Mercury avrebbe dovuto ricopiare pari-pari la maglia del 1994-95… logo Puma compreso? 😀

      Tra i casi di WBA e United (anni ’50-60) e quello del Saragozza (1995) c’è a mio avviso una linea di demarcazione abbastanza netta, quella degli sponsor che nel frattempo fecero la loro entrata nel mondo del calcio; troppo semplicistico, a mio avviso, paragonare approcci così differenti: per come la vedo io, le maglie di WBA e United sono il “nichilismo tessile”, di una facilità che qualsiasi azienda avrebbbe potuto replicare.

      Del revival realizzato a Saragozza, a me non piace affatto la patch – troppo grande e colorata, quasi a rubar spazio allo stessa societario – e la scritta celebrativa sul retro – troppo “visibile” e dal font troppo moderno (e impersonale) -; apprezzo molto, invece, l’inserimento nella trama dei nomi degli storici giocatori. Per il resto, l’opera di Mercury mi pare quel che doveva essere, ovvero la fedele replica della maglia del ’95.

      Capisco che, alla fine, il gusto è soggettivo e quindi insindacabile… ma dal mio punto di vista non posso condividere l’aggettivo di “pessima” affibbiato a questa casacca. Questa è una maglia che, pur a fronte delle piccole e succitate “cadute” di stile, per me si guadagna ampiamente la sufficienza (se non un punto in più). In giro per il mondo abbiamo visto ben di peggio, in occasione di celebrazioni/anniversari ben più importanti…

  • Swan

    No, ovviamente intendevo che Mercury avrebbe dovuto replicare la maglia del 1995 con il proprio logo al posto di quello della Puma, senza patch (oscena), scritta sul retro e nomi nella trama.
    Questi ultimi elementi sono per me inutili e peggiorativi di una maglia che, come ho scritto, non mi piacque di suo già 20 anni fa; il mio giudizio è quindi assolutamente negativo.
    Io sono molto scettico riguardo alle maglie celebrative: spesso si riducono a patches o scritte applicate a modelli simil vintage corredati da sponsor e loghi del momento.
    WBA e United hanno invece dimostrato, rinunciando allo sponsor e chiedendo un’esenzione alla FA riguardo numeri e nomi, di rinunciare a compromessi pur di poter indossare la replica esatta della maglia a cui si riferiva la celebrazione.
    Un fatto affettivo prima che commerciale, ciò che fa davvero la differenza.

    • Daniele Costantini

      Le maglie celebrative “spesso si riducono a patches o scritte applicate a modelli simil vintage corredati da sponsor e loghi del momento”: non mi pare questo il caso del Saragozza che – pur con un paio di elementi forse ‘fuori posto’ (io stesso ho criticato quella patch) – ha fedelmente replicato la casacca di vent’anni fa.

      I casi di WBA e Manchester United, a mio avviso, hanno dalla loro l’aver a che fare con celebrazioni ben più lontane nel tempo, richiamando uno sport per certi versi ancora pionieristico, che la maggior parte di noi non ha potuto vivere sulla propria pelle ma solo attraverso i racconti e i rari filmati in bianco e nero… Un calcio, e delle maglie, che, per questo, inconsciamente ci affascinano ancor più.

  • http://sampdoria.forumcommunity.net Blue-Ringed

    Un’altra coppa che poteva essere nostra, che Sampdoro, ma che Sampsprecona…

    • Daniele Costantini

      Al netto dell’eliminazione in semifinale (e per giunta ai rigori), c’è da dire che quella Samp, pur vantando in squadra nomi come Vierchowod, Jugovic, Gullit e Mancini, di fatto era ormai al crepuscolo del suo “decennio d’oro”.

      Quella semifinale, e la Coppa Italia dell’anno prima, arrivarono più per inerzia che per altro, dato che, dal mio punto di vista, l’epoca d’oro blucerchiata si era già chiusa su quel missile terra-aria di Koeman…

      • enrico

        si vede che hai seguito poco la Samp. Quella squadra è stata la Samp più forte di tutti i tempi, altro che crepuscolo. Più qualità di quella dello scudetto, quell’anno bastava crederci di più e il secondo tricolore sarebbe potuto arrivare.

        • Daniele Costantini

          …e invece erano proprio gli anni in cui ho iniziato a seguire “davvero” il calcio 😀 . Come ho già detto poc’anzi, quella era una Samp con giocatori di primo se non primissimo piano, ma quasi tutti con un grande avvenire alle spalle; la prima Juve di Lippi, il Parma di Scala e Zola, la Lazio di Zeman e Signori… per me, tutte un gradino sopra ai pur competitivi blucerchiati del ’95.

          Dove il Doria vinse a man basse, fu in fatto di maglie 😉 . Di quella stagione è per l’appunto uno dei miei modelli preferiti del club genovese, con lo scollo chiuso da laccetti vintage ( https://ilmuschioselvaggio.files.wordpress.com/2013/01/tumblr_lo2jpeklyr1qfxktpo1_r1_500.jpg ).

          In generale, in quella Serie A era davvero difficile non trovare una squadra, perfino tra le ‘provinciali’, dove non vi fossero uno/due giocatori di alto livello; diciamo che mi sento fortunato ad aver vissuto in prima persona un’epoca che pare oggi irripetibile, con un agglomerato di campioni raro a vedersi… ( http://www.soccerstyle24.it/2014/11/united-1992-93-maglia-serie-a-fama/ ).

        • Magliomane

          La samp nel 94/95 arrivo’ OTTAVA a 23 (VENTITRE) punti dalla prima… hai voglia a crederci di piu! 😀

          Concordo con daniele sulla maglia: spettacolare quell’anno!

        • Daniele Costantini

          Immagino che enrico possa essersi confuso di un anno, 1993-94, quella sì una stagione in cui la Sampdoria rimase in lotta fino alla primavera per lo scudetto, chiudendo terza e a 6 punti dal Milan degli ‘Invincibili’ di Capello (anche se, nell’ultimo torneo giocato coi 2 punti a vittoria, un margine del genere garantiva abbastanza tranquillità).

          Quell’anno i doriani avevano maglie per me inferiori a quelle della stagione successiva, ma comunque degne di nota, con lo scollo chiuso da bottoni e arricchito, all’interno, da un fregio blucerchiato ( https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/f/f6/Sampdoria_1993-94%2C_David_Platt_e_Ruud_Gullit.jpg ).

  • http://www.liberopensiero.eu Simone

    Gran colletto, gran effetto gilet!
    Questa è una delle maglie da salvare di questa stagione ormai conclusa, senza dubbio.

  • nevskji

    uà, che ricordi.
    la vidi sul vecchissimo grundig in bianco e nero, avevo 17 anni e stavo per traslocare…gran goal ma dormita colossale del buon vecchio Seaman

    • Daniele Costantini

      Rispondo a te come a quelli che ti hanno preceduto: non pensavo, con questo semplice articolo, di scatenare tanti e simili ricordi “catodici”…. 😀

      • nevskji

        eh ma sai, è uno dei motivi per cui il calcio è così popolare…racchiude così tanti spunti, così tante memorie, così tanti episodi che per riportarli alla memoria basta davvero un goal. pensa, ad esempio, al goal del secolo di maradona all’inghilerra..io avevo 8 anni, e ogni volta che lo rivedo rivedo me stesso con mio cugino, mio padre e mio zio…io e mio cugino ad esultare, e i due adulti senza parole. potrei raccontarti di quanto fosse ruvido il velluto del divano di casa di mio zio, del riflesso del sole nella vecchia tv ITT: tutto grazie al calcio.

        • Daniele Costantini

          …ti capisco: pur non andando ancora neanche alle elementari, ricordo perfettamente i miei primi approcci al calcio, in coincidenza con Italia ’90, mediati da un vecchio Radiomarelli più simile a un frigo che non a una tivù… 😀

  • http://chrilore13.wix.com/torto13 Torto #13

    Operazione nostalgia riuscita in pieno. Davvero bravi sia il Zaragoza sia lo sponsor tecnico Mercury. La maglia celebrativa mi pare ben curata in tutti i dettagli, strano ma valido il colletto.
    Mentre le maglie usate nel campionato 2014/15 non sono nulla di che per i miei gusti personali, le vedo più come divise da allenamento. Tra le tre la migliore è la rossa.