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La Virtus Pallacanestro Bologna non ha bisogno di presentazioni: per lei parla il suo palmarès, costellato tra gli altri da 15 scudetti, 8 Coppe Italia e 2 successi in Eurolega. Una delle società più gloriose – e vincenti – nella storia del basket tricolore.

La stagione 2013-2014 vedrà il quintetto bolognese scendere sul parquet con una divisa intrisa d’emozioni, un tuffo al cuore che non lascerà indifferenti i tifosi e appassionati di una certa età: la nuova canotta delle Vu nere segna infatti la ricomposizione di uno storico legame del passato, quello tra Virtus e Granarolo.

Canotta Virtus Bologna e Granarolo 2013-14

Esattamente trent’anni fa, la Granarolo Felsinea Bologna capitanata da Renato Villalta conquistava lo scudetto “della stella”, in una gara-3 contro l’Olimpia Milano rimasta ancora oggi indelebile nella memoria dei tifosi bianconeri.

La Virtus odierna è suo malgrado molto lontana da quella ammirata nei decenni scorsi. Per ritornare ai fasti di un tempo, la società si affida ad una sponsorizzazione che vuole far sognare la tifoseria delle Vu nere, una liasion che riporta indietro nel tempo ai successi di coach Alberto Bucci, e ai canestri di Roberto Brunamonti e Jan van Breda Kolff, di Elvis Rolle e Marco Bonamico.

Granarolo Felsinea Bologna 1983-1984

La Granarolo Felsinea Bologna del 1983-84

La sede dell’azienda casearia bolognese ha ospitato, lo scorso 7 settembre, la presentazione di questo rinnovato sodalizio; accanto al numero uno di Granarolo, Gianpiero Calzolari, c’era lo stesso Renato Villalta, da pochi mesi ritornato alla Virtus in veste di presidente:

Trent’anni volati via così – ricorda Villalta -, mi sembra che tutto sia successo ieri. Sono onorato di questo binomio che siamo riusciti a realizzare nuovamente.

Come ho detto fin dall’inizio di questa avventura, noi siamo un patrimonio della città e dobbiamo tornare a radicarci. Quando abbiamo avuto la possibilità di buttare le basi per il ritorno un marchio storico come Granarolo, non abbiamo perso l’occasione.

Maglia Virtus Renato Villalta

La storica canotta n. 10 di Renato Villalta

La nuova canotta dello storico roster felsinero racchiude in toto quel radicamento col territorio, nonché quella “bolognesità”, che traspare dalle parole della leggenda bianconera: a Granarolo si aggiunge infatti il fornitore tecnico, la Macron di Crespellano.

A differenza di quanto erroneamente comunicato dalla Virtus, l’azienda sportiva non ha ancora realizzato la divisa ufficiale della nuova stagione; quella mostrata come simbolo dell’accordo è una “provvisoria” canotta precampionato, peraltro già vista sui parquet italiani (ad es. con la Cimberio Varese nei play-off 2013).

Nonostante ciò, tale uniforme sembra anticipare alcune scelte che vedremo nella divisa definitiva, come la peculiarità dell’assenza di colori: il variopinto logo Granarolo è stato infatti “smorzato” cromaticamente, col risultato di riproporre la classica dicotomia bianco/nero propria delle Vu nere. Come da tradizione, alla divisa casalinga a predominanza bianca fa da contraltare la canotta nera da trasferta.

Maglia Granarolo anni '80 basket

La Granarolo degli anni ’80 in canotta nera

Una caratterizzazione in bianco e nero da sempre amata dai tifosi bolognesi, che hanno invece manifestato il loro malumore ogni qual volta si soprassedeva a ciò: l’ultima volta a cavallo degli anni novanta e duemila, in occasione della sponsorizzazione con la Kinder, il cui invasivo marchio in rosso non venne generalmente ben accolto.

Kinder Bologna 2000-2001

La Kinder Bologna vincitrice dell’Eurolega 2000-01

Parlando del nuovo sponsor, Granarolo è storicamente vicina allo sport bolognese: lasciando per un attimo il basket, non può essere dimenticato il suo legame calcistico col Bologna, che coincise col periodo più florido del recente passato rossoblu; quello di Baggio e Signori, e dell’avvincente cavalcata europea del 1998-99.

Il rapporto con Bologna è profondo – ha rimarcato Calzolari – e così abbiamo voluto dividere questa avventura con gli amici della Virtus, per dare alla città un’occasione di festa, in modo che sia possibile ritrovarsi insieme condividendo obiettivi sportivi.

Non nascondiamoci che anche l’effetto nostalgia ha giocato a favore di questa ipotesi.

A latere, l’ufficializzazione dell’accordo è stata anche l’occasione per rivedere, dopo tanti anni, una canotta delle Vu nere marchiata col n. 10: era questo lo storico numero di Renato Villalta, ritirato definitivamente nel 2005 e da allora mai più sfoggiato da nessun altro cestista della Virtus.

Cosa ne pensate del ritorno dello storico legame tra Virtus Pallacanestro Bologna e Granarolo?

  • Minollo97

    Da fortitudino devo dire che è un bel ritorno, come se noi tornassimo la Eldorado del Barone o la PAF di Myers…

  • LM

    Davvero molto bello il ritorno di questo storico binomio, sperando riescano a ottenere di nuovo successi come all’epoca.

  • squaccio

    Spero che la Virtus e la Fortitudo tornino al + presto ai fasti dei derby Danilovic / Myers…derby che appassionavano anche me che seguo pochissimo questo basket.

    • Daniele Costantini

      Era quello il periodo – fine anni novanta, primi anni duemila – in cui il basket italiano raggiunse, credo, il suo massimo apice mediatico: la Nazionale che dominava in Europa (argento nel ’97 e oro nel ’99), Virtus e Fortitudo che si prendevano le prime pagine dei quotidiani sportivi e non (col derby nella finale-scudetto del ’98 su tutte)… mi ricordo che in quel periodo, non c’era persona che non conoscesse un minimo degli accadimenti della pallacanestro nostrana.

      Da osservatore esterno, ammetto di aver sempre avuto una preferenza per la Fortitudo… soprattutto per “colpa” di Carlton Myers. Rivedere le divise della Kinder mi fa però sempre un bell’effetto; mi rimase impressa quella utilizzata unicamente nelle Final Four della Supercoppa 2000, di un rossonero sfumato ( http://www.basquetplus.com/fotos/foto_12730.jpg ).

  • rudiger

    Anche nella pallacanestro le maglie vintage sono nettamente più affascinanti di quelle attuali.

  • sergius

    Chiamare le squadra di basket col nome degli sponsor che fatalmente finiscono per essere usati più comunemente di quelli delle città, hanno rovinato da sempre l’immagine di questo sport in Italia. Spero solo che il calcio non cada prima o poi nello stesso errore.

    • Daniele Costantini

      Il discorso è molto più complesso e articolato, e impossibile da riassumere semplicisticamente in un paio di righe. Di base, il basket nostrano non ha (e non ha mai avuto) a disposizione un bacino di fondi paragonabile a quello del calcio, e le sponsorizzazioni sono presto diventate la maggior fonte di finanziamento per i quintetti italiani.

      Sul fatto che abbiano “rovinato da sempre l’immagine di questo sport in Italia” potrei avere da obiettare, dato che invece i tifosi associano proprio il nome dei vari sponsor ai diversi periodi vissuti dal club – e spesso un marchio ha finito per identificare, tra gli appasionati, un determinato ciclo vincente.

      L’affermazione “spero solo che il calcio non cada prima o poi nello stesso errore” è invece totalmente errata, dato che il football italico ha già sperimentato sistemi simili (i cosiddetti ‘abbinamenti’) fin dagli anni quaranta del secolo scorso, raggiungendo l’apice col noto caso del ‘Lanerossi Vicenza’ (1953-1990). Avevamo già approfondito questo aspetto in un recente articolo ( http://www.soccerstyle24.it/2013/04/storia-sponsor-maglie-calcio-in-italia/ ).

      • sergius

        Si, il discorso è complicato e l’avevo solo accennato. Nessun dubbio che il basket non abbia le potenzialità economiche del calcio, ciò non toglie che chiamare una squadra con nome di un detersivo o di salumificio non è il massimo per l’immagine della squadra e soprattutto della città che rappresenta in quella disciplina. Io credo che i tifosi di questi abbinamenti ne farebbero volentieri a meno, sono dispersivi e creano confusione. Guarda l’albo d’oro delle squadre che hanno vinto in Italia lo scudetto di basket e guarda le due formazioni di Bologna. Hanno cambiato tante di quelle volte le denominazioni che ad un certo punto non si capisce più chi è la Fortitudo e chi la Virtus. Si, ribadisco che mi auguro vivamente che prima o poi il calcio non faccia la stessa fine in nome del dio denaro, già in Austria sono sulla buona strada. Il calcio è campanile, è la perfetta simbiosi tra il tifoso e la squadra della sua città, non a caso si sollevano spesso enormi polemiche quando nelle categorie minori le denominazioni originali vengono stravolte o anche solo modificate. Immaginati un tifoso della Juventus o dell’Inter o di una qualsiasi altra squadra costretto a vederla chiamata col nome di uno sponsor. Gli antichi esempi di Lanerossi Vicenza o Talmone Torino lasciano il tempo che trovano, sono state delle eccezioni che proprio perchè eccezioni hanno lasciato il segno, ma generelizzare il fenomeno sarebbe la morte del calcio.