SoccerHouse24 - Scarpe da calcio adidas e Nike

Nell’approssimarsi del Giro d’Italia, torniamo a fare un salto nel mondo delle due ruote. Dopo avervi mostrato nei giorni scorsi la nuova veste grafica della Blanco, parliamo oggi di un’altra formazione ciclistica foriera di novità, la Cannondale Pro Cycling (conosciuta fino all’anno scorso come Liquigas-Cannondale).

La squadra italiana si è presentata al via della nuova stagione con un nuovo nome e nuove divise che – grazie alle affermazioni delle sue due giovani promesse, l’italiano Moreno Moser e lo slovacco Peter Sagan – in questa prima parte della stagione si sono già fatte conoscere al pubblico degli appassionati.

Team Cannondale Pro Cycling 2013

Per i meno avvezzi a questo sport, riassumiamo brevemente la storia percorsa fin qui dal team italiano, che nel suo palmarès annovera, come maggiori successi, due edizioni del Giro e una della Vuelta. La squadra professionistica nasce nel 2005, quando la Liquigas (già presente nell’ambiente, come sponsor della Liquigas-Pata, alla fine degli anni ’90), unì le forze con lo storico Team Bianchi (che era rinato nel 2003, in occasione dell’edizione del centenario del Tour de France), portando alla nascita della Liquigas-Bianchi.

La Bianchi aveva riportato in gruppo, come suo colore, il vecchio verde acqua tanto in voga nel periodo “eroico” di questa disciplina: a seguito della collaborazione con la Liquigas, le divise della formazione virarono invece verso una particolare tonalità di verde acido (con alcuni sprazzi di bianco e blu), colorazione inusuale che però aveva la caratteristica di rendere immediatamente riconoscibile i ciclisti della squadra.

Jan Ullrich Tour 2003

Jan Ullrich, assieme a Didi “El Diablo” Senft, al Tour 2003

Nel 2007 la Cannondale, azienda nordamericana specializzata nella produzione di biciclette, fece un primo ingresso nel team italiano, sostituendo la Bianchi come fornitore. Nel 2011 avvenne il secondo step di questo cammino, quando la Cannondale divenne secondo sponsor della formazione, che assunse quindi la denominazione di Liquigas-Cannondale. In questo periodo, intanto, si segnalò anche un deciso cambiamento nelle divise, col bianco che divenne predominante sulle maglie.

Divisa Liquigas-Cannondale 2012

La divisa della Liquigas-Cannondale nel 2012

Quando la Liquigas ha posto fine alla sua presenza del ciclismo al termine della stagione 2012, inversamente la Cannondale ha deciso di aumentare ulteriormente il suo impegno nella disciplina e nel team italiano, di cui è diventata l’unico sponsor principale. Per ben simboleggiare questa nuova fase storica della formazione, è arrivato un netto rinnovamento nelle divise, il cui segno più evidente è rappresentato dal ritorno dello “storico” verde acido.

Le nuove divise della Cannondale Pro Cycling sono realizzate da Sugoi, marchio canadese di abbigliamento tecnico, attivo anche nel running e nel triathlon, che segue la squadra dalla stagione 2011 (quando subentrò a Nalini).

Divisa Cannondale Pro Cycling

La maglia è verde, con colletto e bordini neri, e inserti bianchi lungo i fianchi, questi ultimi bordati da tocchi di blu. Sia la parte frontale che quella posteriore della divisa, sono marcate da tre strisce colorate – quasi una sorta di “codice a barre”, elemento distintivo dell’intera corporate identity della squadra – rispettivamente bianca nera e blu; mentre sulla schiena esse si estendono per tutta la lunghezza della maglia, sul petto sono interrotte all’altezza del cuore, dove spunta la semplice scritta Cannondale, sovrastata a sua volta dai marchi Sugoi (a destra) e UCI World Tour (a sinistra). Il logo Cannondale è presente sulle spalle, mentre sulle maniche è stato inserito quello di Sidi, uno dei fornitori (scarpe e altri accessori).

I calzoncini-salopette seguono lo stesso schema cromatico (verdi, con inserti laterali bianchi); la scritta Cannondale è inserita nella parte esterna, mentre sul retro è presente il marchio Fi’zi:k, altro fornitore tecnico della squadra (selle e accessori tecnici). Nonostante l’indubbia presenza di vari sponsor, l’insieme risulta ben armonizzato, ed il giudizio generale è positivo.

La divisa del team Cannondale Pro Cycling 2013

Un discorso a parte merita la divisa di Peter Sagan. Da ormai qualche stagione, è sempre più raro vedere in gruppo le vecchie maglie di campione nazionale: per ovvie ragioni commerciali, le squadre tendono infatti a preferire le normali divise della squadra, dove possono fare bella mostra di sé i colori e i marchi degli sponsor; ciò ha portato, negli ultimi anni, alla nascita di “maglie-ibride” (decisamente mal viste dai puristi di questo sport), che cercano di fondere assieme il design della maglia nazionale con la divisa della squadra.

La divisa di Sagan team Cannondale

A questa pratica non è sfuggita la Cannondale: essendo il ciclista slovacco detentore del titolo di campione nazionale su strada, per Sagan è stata realizzata una speciale maglia, dove il già citato “codice a barre” riprende stavolta i colori nazionali della Repubblica Slovacca, inglobando anche lo stemma nazionale (una croce di Lorena bianca, su fondo rosso, che si erge sopra tre montagne blu).

Da notare che Peter Sagan è già stato detentore del titolo nazionale anche nella passata stagione, e che nell’occasione la Liquigas-Cannondale si limitò ad inserire la bandiera slovacca sul petto della divisa (che ricordiamo, era per maggioranza bianca).

Maglia Peter Sagan 2012 Liquigas-Cannondale

la maglia della Liquigas-Cannondale sfoggiata da Peter Sagan nel 2012

Dopo aver affrontato la prima parte della stagione – quella delle cosiddette Classiche – con buoni risultati (Sagan vittorioso al Gran Premio Città di Camaiore e alla Gand-Wevelgem, e Moser alla Strade Bianche), la Cannondale si sta preparando ad uno degli appuntamenti più importanti dell’anno, il Giro d’Italia: a causa del forfait dell’ultimo minuto di Ivan Basso, le speranze della formazione italiana nella corsa rosa saranno riposte nei giovani Damiano Caruso (passista, per la classifica generale) ed Elia Viviani (velocista, per i successi di tappa).

Aggiornamento 23 Agosto 2013

Al grido di back in black, la Cannondale Pro Cycling fa parlar di sé anche nell’assolato ciclismo d’estate… oltre che con le vittorie del suo alfiere Peter Sagan, la formazione a due ruote ha pensato bene di prendersi un po’ di ribalta anche con una particolare variazione di divisa.

Maglia Cannondale 2013 nera

In coincidenza con lo USA Pro Challenge – meglio noto come Tour of Colorado -, la squadra italiana è scesa in strada con una nuova uniforme nera. A ben vedere, si tratta del già noto template sfoggiato dalla Cannondale durante la prima parte della stagione, su cui è stato operato un singolare “scambio di colori” tra il verde acido e il nero.

I motivi di quest’esperimento cromatico possono essere molteplici: vero è che il nero è il colore tradizionale dell’azienda a stelle e strisce – già utilizzato stabilmente nelle divise dei suoi biker del mountain biking -, e che quindi l’approdo sul suolo americano possa “giustificare” un tale escamotage cromatico; d’altro canto, negli ultimi anni è apparso innegabile il deciso inflazionamento del colore verde nel mondo del ciclismo su strada, motivo per cui la Cannondale potrebbe aver cercato un efficace modo per differenziarsi (per breve tempo) dalle altre squadre del gruppo.

Peter Sagan maglia Cannondale

Nonostante la semplicità dell’operazione, il risultato finale appare comunque un po’ spiazzante, alla luce del fatto che il team ciclistico da anni aveva fatto del verde acido il suo colore-bandiera.

Analizzando la nuova maglietta sfoggiata in Colorado, il nero finisce per generare un forte contrasto con gli inserti bianchi nei fianchi (invece assente nel tradizionale abbinamento verde-bianco); lo stesso codice a barre disegnato quest’anno nella parte bassa del petto, risulta ora quasi “affogato” nello scuro della maglia, perdendo molta della sua efficacia come segno grafico.

Squadra Cannondale in gruppo

Viste queste premesse, la Cannondale ha quindi lanciato un sondaggio onlinechasing green – per sentire l’opinione diretta di tifosi e appassionati: fin qui, il “vecchio” colore la sta facendo da padrone… motivo per cui, nell’imminente Vuelta a España, sembra proprio che Ivan Basso e compagni torneranno in gara con la tradizionale divisa verde.

Voi quale preferite?

  • Stavrogin

    Sono un discreto appassionato di ciclismo, ma non delle maglie. Troppi sponsor, meno varietà di fogge.

    E forza Squalo dello Stretto…

    • Daniele Costantini

      Storicamente, il ciclismo è una disciplina da sempre strettamente legata agli sponsor (basti pensare al nome delle squadre). Ogni paragone con le casacche di altri sport è francamente poco ortodosso.

      Da appassionato, devo comunque notare come negli ultimi anni si stia andando verso una situazione più accettabile (almeno per quanto concerne le squadre di primo livello): 1 o 2 soli sponsor principali, scelta che permette di avere divise più ‘pulite’ e meno ‘confusionarie’ a livello visivo… in questo senso, sono esemplari le divise del Team Sky, ma anche della stessa Cannondale (poi, vabbè, ammetto che in questo caso non sono obiettivo, essendo quella tonalità di ‘verde acido’ uno dei miei colori preferiti 😀 ).

      Se confrontiamo le attuali divise del World Tour, con quelle delle formazioni degli anni ’90, la differenza – in positivo – balza immediatamente agli occhi.

      • Stavrogin

        Perché poco ortodosso, scusa?
        Siamo su passionemaglie. “Appassionarsi” o meno a delle maglie può dipendere da tanti fattori e questi fattori cambiano da sport a sport. Nulla di male, secondo me, nel rilevare certe differenze.

        Peraltro, la mia considerazione non era comparativa col calcio in riferimento agli sponsor. Lo era in riferimento alle fogge delle maglie (tutte più o meno simili, diversamente dal calcio in cui ci sono elementi capaci di differenziare più nettamente le maglie una dall’altra – primo tra tutti i colletti).

        Il discorso sugli sponsor invece non era in paragone al calcio, ma è un discorso assoluto. Per quanto la situazione possa essere migliorata rispetto a qualche anno fa, l’invasività di loghi/scritte è ancora troppo netta per i miei gusti.

        Pertanto, non riesco ad appassionarmi all’analisi di maglie che differiscono solo per colori e motivi, che peraltro spesso vanno “indovinati” in mezzo a scritte invadenti su petto, fianchi e spalle.

        Aggiungo (altro elemento di non poco conto), che la storia delle singole squadre è molto meno continua e radicata di quelle da calcio (e in generale degli sport di squadra) e pertanto l’attaccamento alle loro maglie e le curiosità storiche che le accompagnano sono limitate.

        In fin dei conti il ciclismo è uno sport individuale (anche se esistono le squadre, ma è solo una condizione di contorno, perché i vincitori sono i singoli): ci si appassiona al singolo ciclista, difficilmente a una squadra.

        Per tutti questi motivi, personalmente non nutro una particolare passione per le maglie da ciclismo. Poi, per carità, non nego che sia legittimo fare diversamente, ci mancherebbe.

        • Daniele Costantini

          Forse mi sono espresso male io… forse ho sbagliato ad usare il termine “poco ortodosso”… il mio commento non voleva assolutamente essere una replica/dissenso al tuo pensiero, ma solo un ulteriore spunto di riflessione in coda al tuo ragionamento 😉

          Volevo soltanto mettere l’accento sulla diversa ‘storia’ delle maglie ciclistiche rispetto a quelle di altre discipline, in modo da giudicarle alla luce del loro differente contesto. Condivido la maggior parte della tua analisi sul mondo del ciclismo… poi i gusti son gusti, e lì non mi permetto di dire alcunché! 🙂

        • jack15

          OT: “In fin dei conti il ciclismo è uno sport individuale (anche se esistono le squadre, ma è solo una condizione di contorno, perché i vincitori sono i singoli): ci si appassiona al singolo ciclista, difficilmente a una squadra.”…. vero, giusto, evidente…. ma forse solo fino ad un certo punto.
          da indegno appassionato di ciclismo ho sempre faticato a classificarlo: se singolo o di squadra?
          tecnicamente hai ragione tu: vince uno solo quindi è individuale.
          ma il singolo ciclista non può nulla (tranne in casi eccezionali) senza la squadra che lo supporta! è uno sport egoista, forse… tu lavori tanto per un tuo compagno che vince e il nome sull’albo è suo, la premiazione è sua, il bacio delle miss pure (!!), l’intervista, la copertina, ecc…
          Però nella mia esperienza di appassionato ti assicuro che quando cominci a conoscere queste dinamiche di squadra, a scoprire certe storie di gregari, eccettera, cominci ad affezionarti anche alla squadra stessa.
          Poi certo, la toria la scrive sempre il singolo campione… però nonostante gli scandali e le porcherie resta uno sport da uomini d’onore… perchè uno si fa in quattro per la vittoria di un altro solo in due casi: o è pazzo oppure è un uomo vero.

          lunga vita ai gregari di tutte le squadre!

      • GianGio87

        concordo. è netta la differenza estetica delle divise dei team degli anni 90 e primi anni 2000 con le divise attuali. meglio quest’ultime come estetica e pulizia (non dimenticherò mai le divise della mercatone-uno con cui gareggiò un mito, un fenomeno come Pantani)

        • Daniele Costantini

          La maglia della Mercatone-Uno ce l’ho 😉 o meglio, ce l’ha mio padre… per intenderci, è quella della stagione 1997: http://hitop.myweb.hinet.net/carrera/photo/pantani_2.jpg . Il raffronto con le divise odierne è quasi impietoso (non solo per gli sponsor, ma soprattutto per il design)… anche se, come parziale “giustificazione”, c’è da dire che era una maglia figlia del suo tempo: erano gli anni ’90… fantasia al potere! 😀

      • Stavrogin

        Ci tengo a precisare che le mie considerazioni non vogliono togliere assolutamente nulla alla qualità e all’interesse dell’articolo, che è come sempre ben scritto; né intendo mettere minimamente in dubbio il diritto di cittadinanza di discussioni sulle maglie da ciclismo su questo sito. Anzi.
        Anche perché sono fermamente convinto del fatto che qualsiasi argomento, a sviscerarlo per bene, ha degli aspetti intriganti (e in questo caso, anzi, è relativamente facile trovarli).

        • Stavrogin

          Ooops * “abbia degli aspetti intriganti”

  • squaccio

    Piccolo O. T.: le maglie del ciclismo, per me, hanno perso fascino per chi le indossa.

    • Daniele Costantini

      Eviterò di addentrarmi in discorsi legati al doping… ormai da tempo ho imparato a non esaltarmi troppo per una vittoria, col rischio di rimanere poi ‘scottato’ a mesi di distanza… (e purtroppo, è un problema che non riguarda più solo i professionisti, ma ormai anche i cosiddetti “ciclisti della domenica”…)

      Ciò nonostante, pur dopo un ventennio ed oltre di scandali, il ciclismo rimane uno degli sport più popolari d’Europa, il più ‘vicino’ al pubblico ed alla gente comune: un legame difficile da scalfire, che dura da oltre un secolo, e che altri sport bel più famosi possono solo sognare.

      In questo blog parliamo di maglie, di come sono fatte, di cosa ci trasmettono, di quanto ci piacciono o no… indipendentemente da chi le indosssa 🙂

      • squaccio

        Sì sì, infatti hai ragione: la mia era solo una riflessione amara fatta “a voce alta” su uno sport che mi ha regalato bellissime emozioni grazie a Marco Pantani.
        Emozioni che oggi non provo + e che anzi dopo il polverone Armstrong che neanche mi stava simpatico, vedo sempre + lontane.

        Per tornare in tema la maglia mercatone uno che hai linkato sopra è stupenda…

  • CP

    Piccola precisazione, sugoi è sponsor dal 2011, ho la maglia utilizzata nelle stagioni 2009 e con piccole variazioni di sponsor nel 2010, marchiata nalini.

  • LM

    Belle, ma manca il blu e il bianco, colori caratteristici che dovrebbero essere più in vista

    • Daniele Costantini

      Quelli erano colori caratteristici del precedente sodalizio ‘Liquigas’. Presumo che quest’anno, abbiano deciso per un netto rimpasto dei colori sociali (con predominanza al verde) proprio per rendere chiaro – fin dal primo colpo d’occhio – l’inizio della nuova èra ‘Cannondale’.

  • Torto #13

    Troppo bello questo verde acido… mi piacciono.

  • Swan

    Ritengo le maglie della Cannondale tra le migliori del panorama ciclistico odierno. Bello il colore base, il design lineare e gli sponsor piuttosto ben integrati. Mi fa piacere vedere divise più armoniose dove gli sponsor sono un po’ meno invasivi, Sky in primis, spero questa tendenza resista anche in futuro.
    Riguardo al discorso delle maglie di campione nazionale, la soluzione adottata dalla Cannondale per Peter Sagan la trovo intelligente, ben si integra con la maglia della squadra, però io sono per la maglia tradizionale con i colori nazionali che nel gruppo si distingue da tutte le altre.
    Nota conclusiva: mi piacerebbe rivedere le maglie in versione moderna di certi team storici tipo Bianchi, Molteni, Salvarani,ecc.

    • Daniele Costantini

      La soluzione ideata quest’anno per Sagan è sicuramente riuscita ma, come te, anche io preferirei rivedere le “classiche” maglie di campione nazionale: anche se esistono le squadre, da sempre il ciclismo è visto come uno sport ‘individuale’, e negare ai ciclisti la ‘propria’ maglia la vedo come una cosa negativa.

      Basti pensare a cos’è successo negli ultimi anni alla nostra maglia tricolore: negli ultimi tempi si è ritornati alla normalità ( http://www.pedaletricolore.it/wp-content/uploads/2012/07/14.07.2012-pellizotti-con-di-rocco-gp-nobili.jpg ), ma ricordo ancora con un certo “orrore” quanto accadde nel 2009 con Filippo Pozzato, che propose ben tre maglie differenti nell’arco della stagione: siccome correva per la formazione russa Katusha, dapprima tirarono fuori una “terribile” maglia col Cremlino (!) spruzzato dal nostro tricolore ( http://media.ilgiornaledivicenza.it/media/attach/2009/07/pozzatomaglia.JPG ); poi venne fuori una seconda divisa bianca con fascia tricolore sul busto (ma lo skyline del Cremlino rimaneva comunque visibile sui pantaloncini… http://cdn.media.cyclingnews.com/2010/02/17/1/pozzatocar_600.jpg ); ma dato che la Federciclismo voleva – giustamente! – una “vera” maglia tricolore italiana, s’inventarono una terza divisa stavolta a bande verticali, alla fine anche piuttosto apprezzabile dal punto di vista estetico ( http://sicycle.files.wordpress.com/2012/11/pozzato2.jpg ), ma che comunque non era la classica maglia tricolore.

      Per quanto riguarda le “vecchie” maglie dei team storici, una versione moderna della Bianchi la vedi nell’articolo 😉 anche se realizzata solo un occasione di un anniversario (e non dimenticarti la Faema!). C’è da notare, comunque, come nelle ultime stagioni si stia ritornando sempre più verso quel tipo di divise, semplici – quasi minimaliste – e con solo uno e due sponsor.

      • Swan

        Vero, la tendenza dei top team è quella di proporre maglie più easy simili a quelle del passato mentre i team più piccoli continuano, credo per esigenze economiche, a tappezzare la maglia con una miriade di scritte (Androni su tutte). Ricordo la maglia di Pozzato del 2009, concordo con te sul fatto che fu improponibile.

  • Marco

    Quante sciocchezze in un solo articolo… parla di calcio che è meglio.

    • passionemaglie.it

      Quali sarebbero le sciocchezze?

    • Daniele Costantini

      Se mi fai un elenco di tutte queste ‘sciocchezze’, proviamo a correggerle insieme, che ne dici? 🙂