SoccerHouse24 - Scarpe da calcio ACE 16 e Magista Dark Lightning

L’intera Germania è al settimo cielo – perdonatemi l’infimo gioco di parole – dopo le sette, storiche, reti che hanno sommerso il Brasile in un incredibile quanto, alla vigilia, impronosticabile “Mineirazo”.

Per i verdeoro c’è di buono che, d’ora in avanti, termini come “Maracanazo” o “Sarrià” diverranno solamente dei dolci ricordi d’infanzia… vabbè, evitiamo lezioni di schadenfreude, in questo momento noi italiani non ce le possiamo proprio permettere!

Union Berlin, mondiali 2014, panoramica stadio

Tutt’altra storia per il popolo tedesco, in vivace fibrillazione per una finale attesa da dodici anni, che già sogna di apporre la quarta stella sopra la loro leggendaria maglietta bianca (magari, quest’anno, un po’ meno linda del solito).

Le Aquile possono contare sul supporto di tutto il paese compreso quello dei tifosi dell’Union Berlin, che proprio in occasione dei mondiali sudamericani hanno portato al successo una bella e simpatica idea del club, che ha unito ancor più la squadra berlinese alla sua gente.

Union Berlin, mondiali 2014, stadio salotto, logo iniziativa

Con una lungimiranza ancora attualissima, Pier Paolo Pasolini scriveva, a ragione, che «il calcio è l’ultima rappresentazione sacra, l’ultimo rito collettivo» del nostro tempo. A differenza di altri sport, basta davvero una palla fatta di stracci per scatenare immediatamente un istinto di partecipazione che ha pochi eguali nell’animo umano.

Ciò vale tanto nel gioco, quanto nel tifo: anche qui, il coagulo di emozioni che suscita il semplice rotolare del pallone è qualcosa che unisce indistintamente amici e sconosciuti, e che viene esaltato e amplificato in un contesto di socialità via via sempre più ampio, dal tranquillo (si fa per dire!) salotto di casa all’affollato bar all’angolo, dalle piazze congestionate di urla allo stadio gremito di passione.

Union Berlin, stadio

L’Alte Försterei è sin dal 1920 la casa dell’Union di Berlino. È su questo campo che il piccolo club del quartiere di Köpenick, nato nel 1906, ha vissuto la gran parte della sua esistenza; un cammino, dal punto di vista sportivo, sicuramente meno glorioso di altri, ma tuttavia così unico da aver superato il mero racconto calcistico.

Capitati loro malgrado sul fronte “sbagliato” – così ci ha detto la Storia – della Guerra Fredda, nel secondo dopoguerra gli Eisernen furono tra i più assidui attori della Oberliga, il massimo campionato della Germania Est, una nazione dove anche il calcio, pur se in maniera minore rispetto ad altri sport, era considerato uno degli strumenti del consenso.

In un torneo dove le società furono a lungo emanazione di aziende ed enti pubblici, ciclicamente sciolte, rifondate, trasferite e rinominate unicamente per volontà e convenienza politica, i biancorossi si guadagnarono ben presto la scomoda e per certi versi pericolosa fama di compagine “di sinistra”.

Union Berlin, Coppa della Germania Est 1967-1968

Il massimo trionfo dell’Union, la Coppa della Germania Est 1967-68

 

Un qualcosa inteso più come ferrea opposizione allo status quo al di là del muro, all’interno di una DDR che sotto la spenta facciata di democrazia socialista celava in realtà una delle tante dittature del blocco orientale.

Ciò venne reso evidente dal derby cittadino con la Dynamo, una delle incontrastate dominatrici del calcio orientale ma anche la squadra di quella Stasi che spiava le vite degli altri, e che usò la sua grande influenza per portare quelle magliette vinaccia, anche quando non lo meritavano, ai massimi livelli.

In una sorta di lotta alla Davide contro Golia, l’Union emerse quindi come una formazione molto kult nell’immaginario calcistico del tempo, un biglietto da visita che gli Eisernen si portarono dietro anche dopo la caduta del muro, e che resiste ancora oggi.

Union Berlin, tifosi, bandiera

Rimasti tra i pochi sodalizi dell’Est a poter dire la loro nell’odierno calcio tedesco, i biancorossi mantengono fieramente la loro matrice orientale, introdotta da uno stemma che anche nel terzo millennio continua a tradire una forte (n)ostalgia.

Ciò è rimarcato ancor più dal nuovo derby post-riunificazione, quello con l’Hertha, che in campo come sugli spalti permette all’Union di riproporre quel mai sopito sentimento Ossie. Insomma, parliamo di una società che per la sua gente è molto più di un club, una fede che travalica il calcio e si fa bandiera di un’intera comunità.

Union Berlin, mondiali 2014, costruzione salotto

Forse per ricambiare questo grande affetto, forse semplicemente per continuare nella sua filosofia di essere, l’Union ha pensato bene di arricchire l’estate di Köpenick con una singolare iniziativa, WM-Wohnzimmer, che ha permesso a tutta la tifoseria di sostenere ancor più unitamente l’avventura tedesca sul suolo brasiliano.

Durante i giorni del torneo iridato, l’Alte Försterei è stato trasformato, letteralmente, nel “salotto dei mondiali”. Iscrivendosi a una lotteria nel sito del club, 750 fortunati hanno infatti avuto la possibilità di vivere l’erba dello stadio come fosse casa loro, portandosi appresso dalla propria dimora armi e bagagli e vivere così un’esperienza di tifo davvero unica.

Union Berlin, tifosi, divani

Un’intera curva dell’impianto è divenuta un enorme salotto con maxischermo da 700 pollici, davanti cui sedersi come tra le mura casalinghe, per guardare tutti assieme il cammino mondiale della Mannschaft.

Con divano a carico, i sorteggiati hanno potuto invitare altri tre amici a godersi l’originale trovata, mentre per gli esclusi c’erano i tradizionali posti a sedere sugli spalti, per un totale di 12.500 cuori pronti a sostenere, anche a miglia di distanza, i colori nazionali. Il tutto, senza spendere un soldo.

Union Berlin, mondiali 2014, maxischermo

Tale iniziativa è solo l’ultima di una serie che hanno fatto emergere l’Union Berlin tra le più originali squadre del calcio tedesco. È ormai diventata una tradizione il Weihnachtssingen, appuntamento che da oltre un decennio, ogni 23 dicembre, riunisce quasi 30.000 persone per intonare canti natalizi all’interno di uno stadio illuminato a giorno dalle sole candele.

Lo stesso Alte Försterei ha subìto di recente la sua più grande ristrutturazione grazie agli stessi tifosi, da una parte attraverso la manodopera gratuita e dall’altra finanziando un’operazione che, caso unico in Germania, li ha resi oggi tra i proprietari della struttura.

Union Berlin, mondiali 2014, stadio, tifosi

Originalità. Questo sembra essere il mantra che pregna l’intera esistenza dei biancorossi di Berlino, mai rinnegato e anzi sempre, fieramente, ostentato. Il salotto mondiale imbandito quest’estate è un nuovo motivo d’orgoglio per una società che, nel suo piccolo, continua a far sentire grande ogni suo singolo appassionato.

Di fronte a tutto ciò, i pochi apici raggiunti dagli Eisernen – il trionfo nella Coppa della Germania Est del 1968, la finale in quella di Germania del 2001, nonché la storica partecipazione alla Coppa UEFA nella stagione successiva – assumono un valore ancora maggiore, perché ottenuti non rinunciando mai al loro spirito originario.

Union Berlin, mondiali 214, stadio salotto, tifosi

Un qualcosa che, grazie ai suoi tifosi (e al loro arredamento casalingo…), anche in queste settimane hanno reso l’Union e il suo stadio, per l’ennesima volta, un luogo unico al mondo.