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Il 29 ottobre 2014 il mondo del calcio ha dovuto salutare anzitempo Klas Ingesson, ex centrocampista svedese di lotta e di governo, portato via da una malattia incurabile. Ingesson, oltre ad essere stato un indimenticato protagonista nella nostra Serie A (con le maglie di Bari, Bologna e Lecce) rimane uno dei simboli più forti del movimento scandinavo degli anni ’90:  periodo in cui Svezia, Danimarca e Norvegia hanno lasciato un segno indelebile nel panorama internazionale.

Vere e proprie icone di un’epoca passata, rimasta nella memoria anche grazie alle storiche divise fornite da Adidas, HummelUmbro.

ADIDAS E LA SVEZIA: IL MIRACOLO DI USA’94

Svezia 1994 mondiali USA

La Svezia terza ad Usa ’94

 

Nel novembre 1985 la Svezia di Lars Arnesson vince a La Valletta contro Malta ma non riesce a qualificarsi per i Mondiali che si giocheranno l’estate seguente in Messico. Per la federazione gialloblù il colpo è durissimo. I ‘Blagult’ infatti sono entrati in una spirale negativa senza fine. Dopo Argentina ’78 (settima partecipazione alla rassegna iridata, con il picco del secondo posto raggiunto in casa vent’anni prima) la nazionale scandinava non è riuscita a staccare il pass per nessuna competizione importante.

La squadra viene dunque affidata ad Olle Nordin che ha un compito molto delicato. Riorganizzare una generazione però non è semplice e così anche Euro ’88 passa senza che le divise giallloblù Adidas (fornitore dal 1974) calchino i terreni da gioco nella competizione. La svolta arriva nelle qualificazioni per Italia ’90, con la Svezia che, guidata da Nordin, termina il girone davanti alla più quotata Inghilterra e torna a potersi giocare un campionato del Mondo.

Stromberg Svezia Italia '90

Stromberg ad Italia ’90

 

Il Mondiale, però, termina in maniera disastrosa. La Svezia chiude ultima nel girone iniziale perdendo con Brasile, Scozia e Costa Rica. Nordin, però, ha cominciato a ‘covare’ una nidiata di giocatori importanti.

Nel 1991 Tommy Svensson raccoglie il testimone in vista dell’Europeo che sarà disputato in casa. Il materiale umano a disposizione è notevole: Ravelli è una garanzia tra i pali. In difesa c’è abbondanza: Nilsson, Patrik Andersson, Jan Eriksson, Bjorklund e Ljung fanno dormire sonni tranquilli. A centrocampo qualità e quantità con Schwarz, Rehn, Ingesson, Thern e Limpar. In attacco spazio alla fantasia di Brolin, al ‘colored’ Dahlin (di origini venezuelane)  e alla torre Kennet Andersson: potenza e controllo al servizio del gol. L’esperienza di Jonny Ekstrom fa sempre comodo.

Brolin Svezia-Danimarca 1992

Brolin esulta in Svezia-Danimarca

 

Nella rassegna continentale, spinta dal pubblico, la Svezia passa il girone pareggiando con la Francia e vincendo con Danimarca (decisiva la rete di Brolin) ed Inghilterra, salvo poi arrendersi ai quarti di finale contro la ‘solita’ Germania. La vittoria finale dei rivali danesi, però, lascia un forte amaro in bocca.

È proprio questo spirito di rivalsa che spinge Svensson a lavorare meticolosamente in vista del Mondiale del 1994 che si giocherà negli Stati Uniti. Ad una squadra già molto forte si aggiunge la sostanza di Teddy Lucic, la classe di Mild, l’imprevedibilità di Blomqvist e l’efficacia in attacco di Henrik Larsson, ‘insolito’ svedese di origine capoverdiana dotato di una vistosa cascata di treccine. I ‘Blagult’ vincono il girone di qualificazione davanti a Bulgaria e, soprattutto, Francia, staccando il biglietto per l’America.

Le maglie della Svezia ai Mondiali del 1994

 

Adidas non brilla per originalità (era già successo nel 1992) utilizzando un template comune ad altre nazionali (ad esempio la Bulgaria ma anche Romania e Norvegia). La divisa home è gialla con tre strisce blu su entrambi i fianchi, colletto in maglieria gialloblù ed un pattern traslucido. Identica la maglia away che cambia di colore: bianco con le strisce sui fianchi blu e gialle.

La Svezia di Svensson è nello stesso girone di Camerun, Brasile e Russia. Il 2-2 iniziale con gli africani sembra presagire l’ennesima partecipazione incolore. Con la Russia però arriva un brillante 3-1 (con Martin Dahlin già a quota 3 gol) che regala fiducia agli scandinavi. Al ‘Silverdome’ di Detroit, il Brasile di Romario è costretto addirittura a rincorrere: 1-1 ed entrambe si qualificano.

Negli ottavi la coppia d’oro Dahlin-Andersson liquida la pratica Arabia Saudita. Molte difficoltà in più nei quarti di finale contro la sorprendente Romania di Hagi. A Stanford, Brolin segna l’1-0 al 78′ ma Raducioiu prima pareggia a due minuti dalla fine e poi raddoppia ai supplementari. Andersson (con la gentile collaborazione del portiere Prunea) confeziona il 2-2 finale. Ai rigori Ravelli si supera su Petrescu e Belodedici e la Svezia vola in semifinale tra lo stupore generale.

A Pasadena gli scandinavi ritrovano il Brasile di Carlos Parreira, già affrontato qualche giorno prima. Anche stavolta la partita è chiusa e poco divertente: la posta in palio è troppo alta. A dieci minuti dalla fine Romario, baciato dalla dea Eupalla, spegne il sogno nordico.

 

Larsson e Andersson ai Mondiali 1994

Il teatro della finale per il terzo e quarto posto è ancora il ‘Rose Bowl’ di Pasadena e questa volta l’avversario è alla portata. La Bulgaria (ennesima sorpresa di un Mondiale non convenzionale) cede il passo all’armata di Svensson che vince 4-0. Le firme sono prestigiose: Brolin, Mild, Larsson e il solito Kennet Andersson, che chiude la rassegna con 5 gol, uno in più del compagno di squadra Dahlin e due in più dello stesso Brolin. La medaglia di bronzo viene festeggiata come se fosse d’oro, la migliore generazione svedese dai tempi di Gren, Nordahl e Liedholm trova la propria consacrazione internazionale sorprendendo il mondo intero. Fare di più era oggettivamente molto difficile.

Proprio l’eccessivo appagamento gioca un brutto scherzo al gruppo di Svensson, che perde di mordente. Euro ’96 e Francia 1998 non vedranno, infatti, i colori gialloblù, arenati in entrambi i casi nella fase di qualificazione. Nel 1997 il ct dei miracoli lascia la panchina a Tommy Soderberg, ma l’incantesimo si è spezzato e la Svezia, diventata all’improvviso una scintillante carrozza torna, tristemente, ad essere zucca.

HUMMEL E DANIMARCA: DAL NULLA ECCO EURO ’92

Danimarca campione Europa 1992

La Danimarca campione d’Europa nel 1992

 

Tra Malmoe e Copenaghen la distanza è di poco meno di 42 km: un’inezia, geograficamente parlando. Tuttavia a metà anni ’80 la differenza tra la Svezia e la Danimarca del calcio potevano essere considerate abissali. Euro’84 e Messico ’86 hanno contribuito a generare il mito della ‘Danish Dynamite‘ grazie alle ottime prestazioni della nazionale sapientemente guidata dal tedesco Sepp Piontek, il primo commissario tecnico a portare la selezione di Copenaghen alla fase finale di un Mondiale.

L’avventura si conclude a Santiago de Queretaro, dove la Spagna disinnesca la ‘dinamite’ con un clamoroso 5-1. Il problema più grande per Piontek è l’immediato ricambio generazionale. Il talento di Michael Laudrup è accecante ma Simonsen, Berggren, Elkjaer, Arnesen Lerby sono agli sgoccioli. La partecipazione ad Euro ’88 è incolore mentre la qualificazione ad Italia ’90 non viene nemmeno raggiunta. Piontek lascia l’incarico e gli subentra Richard Moller Nielsen, tecnico pragmatico che aveva già guidato la Nazionale nelle qualificazioni per le Olimpiadi del 1988.

Moller Nielsen è al lavoro per ricostruire la ‘Danish Dynamite’. L’inizio delle qualificazioni per Euro ’92 però è uno shock e l’allenatore arriva allo strappo con alcuni dei suoi elementi più importanti, tra cui Schmeichel, Jan Molby e i fratelli Laudrup. Il pomo della discordia è l’approccio poco propositivo alle gare e la visione di un calcio non certo spumeggiante.

La situazione migliora con l’andare del tempo ma i nordici terminano il girone solamente al secondo posto, dietro alla fortissima Jugoslavia. La guerra nella penisola balcanica porta, però, ad uno scenario clamoroso: la Uefa decide per l’esclusione di Savicevic e compagni. La Danimarca, dunque, viene ripescata a 10 giorni dalla competizione. La squadra tuttavia è in buona condizione fisica visto che sta preparando un’amichevole con la CSI, qualificata a sua volta per il torneo.

Maglie Danimarca 1992 Hummel

 

Lo storico sponsor tecnico della Danimarca è il brand locale Hummel. Per l’Europeo del 1992 viene utilizzato un kit fortemente iconico e dallo stile geometrico, una vera e propria firma per il marchio. La divisa home è rossa con due inserti bianchi simmetrici che dalle spalle arrivano ai fianchi formando un angolo. La parte finale delle maniche è a righe strette mentre il colletto è a polo con bordatura nera. La maglia away è identica, con colori invertiti.

L’11 giugno a Malmoe, la Danimarca pareggia 0-0 con l’Inghilterra. Schmeichel e Brian Laudrup sono le uniche stelle di una squadra che può contare su un gruppo coeso e pronto a lottare su ogni pallone. Nessun privilegio e lavoro generoso da parte di tutti:  Olsen, Sivebaek, Kent Nielsen, ChristofteJensen, Vilfort, Larsen ed Elstrup metabolizzato al meglio il calcio di Moller Nielsen nel nome del sacrificio e dell’organizzazione. Tutti ingranaggi di un motore che può fare a meno addirittura di Michael Laudrup, rimasto a casa in virtù dei dissapori con il ct. Dopo la sconfitta nel derby con la Svezia i danesi sembrano destinati all’eliminazione. Il clamoroso 2-1 inflitto alla Francia (decisivo Elstrup nel finale) invece porta la squadra in semifinale.

Schmeichel Danimarca Euro '92

Schmeichel esce su van Basten

 

Tutti hanno l’impressione che la squadra di Moller Nielsen sia destinata, prima o poi, all’eliminazione. L’Olanda di Marco van Basten ha le caratteristiche per vestire i panni del boia. A Goteborg, invece, viene fuori uno scoppiettante quanto inatteso 2-2 con la sfida che va a finire ai calci di rigore. I danesi sono dei cecchini (5 su 5). Il miracolo di Schmeichel su van Basten regala a Laudrup e compagni il sogno della finalissima.

La Danimarca agli Europei del 1992

Il teatro è l’Ullevi di Goteborg, l’avversaria è la Germania campione del Mondo allenata ora da Berti Vogts. La storia, però, ha deciso di sorridere alla ‘Danish Dynamite‘. I tedeschi vengono superati con un gol per tempo: Jensen e Vilfort (che faceva spola con casa per stare vicino alla figlia malata di leucemia) regalano a Copenaghen una notte di festa. La Danimarca è campione d’Europa in una competizione che non doveva nemmeno vederla tra le partecipanti.

Il successo è anche per Hummel che entra così nell’immaginario collettivo degli appassionati di calcio, diventando un’icona dello sport anni ’90.

Festa Danimarca Europei 1992

La Danimarca celebra il titolo europeo del 1992

 

Michael Laudrup e Moller Nielsen appianano le divergenze, ma la nazionale danese manca clamorosamente la qualificazione ad Usa ’94. La federazione di Copenaghen decide così di accettare l’invito per la Coppa Re Fahd, torneo che si svolge nel gennaio del 1995. La competizione è l’antenata della Confederations Cup e si disputa in Arabia Saudita ed è intitolata al sovrano locale. I nordici vi partecipano con l’importante titolo di Campioni d’Europa.

Maglia Danimarca 1995 Hummel

La divisa per la Coppa Re Fahd 1995

 

L’appuntamento, seppur insolito (la Danimarca aveva rifiutato la partecipazione nel 1992) è comunque prestigioso perché mette in palio un trofeo internazionale. Hummel decide di utilizzare la stessa divisa delle qualificazioni per Euro ’96. Maglia rossa con i consueti motivi geometrici a freccia in bianco e tono su tono sul fianco destro. Elegante il colletto a polo bianco con finiture rosse. La nazionale danese vince il proprio girone mettendo in fila Messico ed Arabia Saudita, accedendo alla finale con l’Argentina di Daniel Passarella. A Ryad la classe di Michael Laudrup (gol e prestazione sontuosa) permette alla Danimarca di vincere 2-0, fotografando così il momento più brillante della propria storia.

Danimarca vittoria Coppa Re Fahd

La Danimarca vince la Coppa Re Fahd

 

L’Europeo ’96 vede la squadra di Moller Nielsen uscire ai gironi. Il ct rassegna le dimissioni e la Danimarca si affida a Bo Johansson che decide subito di affidare le chiavi del gioco al più grande dei due Laudrup. La volontà è quella di giocare un  calcio propositivo, approfittando della qualità presente in squadra. Centra così la qualificazione al secondo Mondiale nella storia del paese nordico: Francia ’98.

Il gruppo è sicuramente forte quanto quello di Messico ’86. Oltre ai due Laudrup e alla sicurezza di Schmeichel, sono presenti giocatori di grande valore come Heintze, Helveg, Tofting, Moller, Sand ed un giovane Martin Jorgensen.

Nel girone eliminatorio la Danimarca torna ad essere a tratti la ‘Danish Dynamite’ di qualche anno prima. Vince con l’Arabia Saudita e pareggia con il Sudafrica. La sconfitta con la Francia è indolore. I danesi negli ottavi trovano la Nigeria: un’altra generazione a fine corsa. È un trionfo nordico: 4-1 il risultato finale frutto di una prestazione corale meravigliosa, con i due Laudrup a dirigere l’orchestra che comincia a sognare in grande. Nei quarti la nazionale di Johansson si arrende al Brasile, perdendo 3-2 nella più bella partita del torneo. Michael Laudrup si congeda dal calcio giocato (ha giocato l’intero torneo da svincolato) e la ‘dinamite’, di fatto, viene disinnescata quella sera per l’ultima volta. Il pessimo Euro 2000 e l’addio di Johansson in favore di Morten Olsen sanciranno il passaggio ad un periodo privo di guizzi, seppur con due Mondiali ed altrettanti Europei disputati (2002 e 2010 e 2004 e 2012).

Abbraccio fratelli Laudrup Danimarca

Michael e Brian Laudrup si congedano

 

ADIDAS, UMBRO E NORVEGIA: DUE MONDIALI DA RICORDARE

Svezia e Danimarca, dunque, hanno fatto la parte del leone nel Nord Europa degli anni ’90. In questo revival, però, non può mancare la Norvegia, meno patinata e priva di paillettes, ma dotata di fascino indiscutibile. Due partecipazioni ai Mondiali consecutive targate Adidas ed Umbro: traguardo mai più eguagliato dalle parti di Oslo.

La Norvegia ha preso parte alla terza edizione dei campionato del Mondo, nel 1938. Dopo quella partecipazione (terminata al primo turno) solamente delusioni e campagne di qualificazioni fallimentari. Nel 1990 ecco la svolta. Il ruolo di commissario tecnico viene affidato ad Egil ‘Drillo’ Olsen. Gli scandinavi non si qualificano per Euro ’92 ma sono assoluti protagonisti nella corsa ad Usa ’94, vincendo il proprio girone davanti a mostri sacri come Olanda ed Inghilterra. Il fornitore tecnico è Adidas.

Norvegia maglie mondiali 1994

Le maglie della Norvegia ai Mondiali USA ’94

 

Le divise proposte dal brand tedesco sono un’interpretazione del template visto e rivisto negli Stati Uniti. La divisa home è rossa con maniche blu scure. Sui fianchi sono presenti i tre inserti simbolo della casa tedesca, in bianco. I polsini sono rossi, bianchi e blu così come il colletto che è in maglieria. Le tre ‘stripes’ sono presenti anche sulle spalle mentre lo stemma della federcalcio è molto piccolo e posizionato sulla parte destra. La divisa away è interamente bianca, con lo stesso colletto e le rifiniture a bordo manica. Presenta però tre serie di rombi sulla parte destra del torace, in blu scuro e rosso.

Gli scandinavi di Olsen sono una compagine molto solida, con qualità e quantità. Il centrocampo è senza dubbio il fulcro della squadra, potendo contare su un trio eccezionale formato da Mykland, Leonhardsen e Rekdal e sulla generosità di Strand e Bohinen. La difesa poggia su granatieri come HalleBratseht, Bjornebye ed Haland (Eggen e Berg sono riserve di lusso). In attacco Mini JakobsenFjortoft, Jostein Flo e Rushfeldt si alternano nel lavoro ‘sporco’ chiesto dal commissario tecnico.

All’esordio è proprio Rekdal a decidere l’1-0 contro il Messico, a sei minuti dalla fine. Nella gara contro l’Italia, i norvegesi perdono per via delle reta di Dino Baggio nonostante la superiorità numerica, seguita all’espulsione di Pagliuca. Viene anche annullato un gol a Leonhardsen. Lo 0-0 con l’Irlanda sancisce l’eliminazione.

Olsen serra i ranghi e punta forte su Francia ’98, anche perché Euro ’96 viene mancato per un soffio. La Norvegia, intanto è passata ad Umbro e si classifica prima in un girone comodo, accedendo alla terza rassegna iridata della propria storia.

Maglie Norvegia mondiali 1998 Umbro

Rispetto ad Adidas, Umbro propone due lavori più particolareggiati. La divisa home è rossa con un pattern palato tono su tono. Colletto a polo con inserto blu scuro e bottoncino. Polsini delle maniche con rifiniture blu, bianche e rosse e con un inserto bianco recante la scritta ‘Norge‘. Oltre allo stemma della Federcalcio, torna sulla maglia anche la bandiera nazionale all’interno del cerchio bianco.

La divisa away è bianca con un fascia rossa, blu scuro e bianca sulla trequarti. Lo stemma della federcalcio è presente nella trama traslucida mentre il colletto è a polo blu con due inserti in maglieria dello stesso colore.

Norvegia-Brasile 1998 Rekdal

Rekdal dopo il 2-1 sul Brasile

 

Rispetto al Mondiale precedente, Olsen può contare su un gruppo di maggiore qualità e con più alternative: lo zenit del calcio norvegese. In porta c’è Grodas. In difesa alcuni volti già noti, con la particolarità che quasi tutti militano in Premier League: HalleJohnsen, Bjornebye, Berg ed Heggem a cui si aggiunge lo ‘spagnolo’ Eggen. Il centrocampo poggia sempre su Mykland, Leonhardsen e Rekdal con la novità Solbakken e il solito Strand. In attacco nuova linfa con Tore Andre Flo ed Ole Gunnar Solskjaer: Jakobsen, i due  Flo (Havard e Jostein) ed Ostenstad sono alternative fidate.

Nonostante il potenziale, però, il gioco di Olsen tende ad essere piuttosto conservativo e le critiche arrivano puntuali. A Montpellier contro il sorprendente Marocco gli scandinavi sono costretti ad inseguire due volte prima del 2-2 finale. Pareggio anche con la modesta Scozia (1-1). A Marsiglia, contro il Brasile campione del Mondo, è richiesta un’impresa. Al 78′ Bebeto segna l’1-0 che sembra essere la pietra tombale sui norvegesi. L’orgoglio nordico però porta ad un’impresa che resterà negli annali: Flo pareggia all’83’ mentre Rekdal realizza il rigore (generoso) della vittoria a due minuti dal 90′. La gara non sarà priva di strascichi polemici, con il Marocco che grida allo scandalo per un’eliminazione chiacchierata.

La Norvegia, comunquevola agli ottavi di finale spingendosi dove non era mai arrivata. L’avversaria è l’Italia di Cesare Maldini. Olsen decide di giocare una gara accorta e di coprirsi con un modulo ultra-difensivo che poggia sulla qualità di alcuni singoli e sulla coesione del gruppo. Gli ‘Azzurri’, però, sono superiori e con Christian Vieri scardinano la testuggine nordica in una partita brutta, cattiva e scorbutica che lascia tuttavia un buon ricordo degli scandinavi e anche qualche rimpianto. Forse giocandosela a viso aperto Olsen avrebbe avuto qualche possibilità in più.

Italia-Norvegia mondiali 1998

Christian Vieri e Solbakken

 

L’eliminazione segna la fine del ciclo di Egil Olsen che lascia spazio a Nils Semb. Il gruppo dei Flo, Solskjaer, Rekdal e Mykland è, però, al canto del cigno ed infatti l’Europeo del 2000 è fallimentare. Da allora la Norvegia non ha più preso parte ad una competizione internazionale entrando nel limbo delle (quasi) nobili decadute.

Dopo gli exploit degli anni ’90, il calcio scandinavo ha vissuto alti e bassi subendo un impoverimento dal punto di vista tecnico e tattico. La luce in fondo al tunnel sembra, tuttavia, esserci. Per alcune è più luminosa, per altre più fioca. la Svezia da anni poggia sull’estro di Zlatan Ibrahimovic, costretto a predicare nel deserto. La Danimarca vive della classe di Christian Eriksen, miglior esponente di un gruppo di media qualità. La Norvegia punta sui giovani e sui giovanissimi: da King a Moller-Daehli fino al prodigio Martin Odegaard, classe ’98 e un presente già luminoso che si chiama Real Madrid.

Svezia, Danimarca, Norvegia calcio

La leadership silenziosa di Klas Ingesson, la classe dei fratelli Laudrup e i gol di Tore Andre Flo, però, erano tutt’altra cosa. Ghiaccio bollente che, tristemente, si è sciolto.